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Questa raffinatissima medaglia spicca per la tecnica particolare con la quale fu realizzata: fusa in bronzo, fu poi dorata a mercurio solo in alcuni particolari (a risparmio), per mettere in risalto le figure e farle emergere dal fondo bruno. Inoltre, questa risulta l’unica medaglia della collezione Mario Scaglia ad essere fusa da una donna, Beatrice Hamerani, esponente di spicco della più celebre famiglia romana di incisori di monete, medaglie e sigilli per i pontefici. La Hamerani realizzò la medaglia a soli 17 anni e la donò personalmente al papa per dimostrargli le sue grandi doti di scultrice.
In questa piccolo e prezioso ritratto il busto del pontefice pugliese Innocenzo XII è contrapposto all’emblema cristiano del pellicano mistico, l’uccello che si squarcia il petto per nutrire i suoi piccoli, simbolo di amore e carità per il prossimo.
Papa Innocenzo XII / Pellicano mistico | Beatrice Hamerani, Roma, 1677-1704 | 22SCM0253
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Questo medaglione di grandissimo modulo è uno dei più spettacolari prodotti della bottega parigina di Guillaume Dupré, scultore ufficiale del re di Francia, Enrico IV, che vi è ritratto assieme alla moglie, l’italiana Maria de’ Medici. Firmato da Duprè il doppio ritratto dei sovrani di Francia fu disegnato per una medaglia di modulo più piccolo nel 1603 e piacque così tanto al re che concesse allo scultore il privilegio esclusivo di poterlo riprodurre nella propria bottega almeno fino al 1607. In questa particolare e maestosa versione del 1605 Duprè non rappresentò entrambi i coniugi di profilo, ma immortalò Enrico con lo sguardo dritto verso l’osservatore, per renderlo vivido e presente.
Enrico IV di Francia e Maria de’ Medici | Dupré Guillaume, Sissonne 1576 – Parigi 1643 | 22SCM0456
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Attribuita al toscano Danese Cattaneo nei primi anni del Novecento, questa medaglia raffigura il busto del celebre cardinale e umanista veneziano Pietro Bembo, immortalato con la barba lunga fino al petto, avvolto nella mozzetta (la mantella cardinalizia), chiusa sul petto da tre bottoni. Lo stesso scultore nel 1547, alla morte di Bembo, aveva anche realizzato in marmo il busto del prelato per la tomba costruita all’interno della chiesa del Santo di Padova.
Il potente rovescio della medaglia raffigura Pegaso, il mitologico cavallo alato, mentre con gli zoccoli colpisce una roccia sul monte Elicona, in Beozia, e da questo contatto scaturisce la fonte Ippocrene. Attorno a questa fonte si riuniranno, per cantare e danzare, le Muse, che nella cultura dell’antica Grecia rappresentavano l’ideale massimo delle arti.
Pietro Bembo / Pegaso rampante | Danese Cattaneo, Colonnata (Carrara) 1512-Venezia 1572 | 22SCM0111
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Il medaglista padovano Giovanni da Cavino divenne celebre per la sua capacità di realizzare ‘false’ monete romane, all’epoca ambite dagli eruditi collezionisti, ma nella sua carriera creò con la tecnica del conio anche incisivi ritratti di suoi contemporanei. Giovanni Antonio Vincenzo Dolce fu un eminente giurista dell’ateneo patavino, nonché protonotario apostolico e colto collezionista di antichità. Proprio a una moneta romana, più precisamente un sesterzio coniato sotto l’imperatore Nerone, si ispira il rovescio di questa medaglia, nel quale una figura maschile muscolosa, coperta solo da un panneggio, tiene nella mano sinistra un delfino e con la destra rovescia il contenuto di una patera nel fuoco che arde sopra un altare sacrificale.
Giovanni Antonio Vincenzo Dolce / Genio | Giovanni da Cavino, Padova, 1500-1570 | 22SCM0065
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Questa medaglia di grande modulo raffigura il busto del signore di Bologna, Giovanni II Bentivoglio, raffigurato con un copricapo a zuccotto e una veste completata da una lunga collana a catena (la stessa che indossa nel suo ritratto firmato da Lorenzo Costa, conservato alle Gallerie degli Uffizi di Firenze). Al rovescio due putti alati reggono il suo stemma di famiglia, con il campo bipartito dalla sega a sette denti, e sotto di essi di legge la firma dell’artista, il metallurgo e coroplasta (modellatore di terracotta) Sperandio Savelli da Mantova, che negli anni sessanta del Quattrocento si trovava a Bologna, dove divenne presto il più quotato medaglista.
Giovanni II Bentivoglio / Putti reggistemma | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0405
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Funzionario di fiducia del duca di Ferrara Borso d’Este, Prisciano Prisciani fu anche membro del Consiglio Segreto della città e, arricchitosi enormemente, divenne committente di opere d’arte. In questa medaglia Sperandio Savelli lo ritrae pingue e con lo sguardo severo, con una berretta rigida calata sulla fronte e una veste a fitte pieghe. Il rovescio è enigmatico e ancora in parte misterioso. Raffigura un uomo con una lunga veste che tiene nella mano sinistra una sfera ardente e nella destra una lancia, simile a una freccia, e sotto i suoi piedi, su un terreno brullo, un rapace. L’iconografia è connessa a testi di magia diffusi nel Rinascimento, come il Picatrix, che servirono anche per il programma degli affreschi di Palazzo Schifanoia a Ferrara, luogo dove oggi è anche conservato il sarcofago di Prisciani, anch’esso opera di Sperandio Savelli.
Prisciano Prisciani / Uomo sopra un rapace | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0381
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Questo raffinato doppio ritratto, nel quale Ercole I d’Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio, guarda la consorte Eleonora d’Aragona, è da considerarsi come una medaglia matrimoniale, realizzata per celebrare le nozze dei due, celebrate il 3 luglio del 1472. Non sono molti gli esemplari noti di questa invenzione, ma alcuni di questi recano anche la firma dell’artista, il mantovano Sperandio Savelli, all’epoca medaglista della corte estense. Il rilievo è fuso in piombo, un metallo poco prezioso, ma molto più facile del bronzo da lavorare a freddo (dopo la fusione), che ha permesso allo scultore di incidere raffinatissimi dettagli come il copricapo di Eleonora, o la sua collana, ma anche la veste di Ercole e il suo pendente di gemme a forma di fiore. Una nobile corona di alloro racchiude i due sposi.
Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0054
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Fusa dall’eclettico scultore mantovano Sperandio Savelli, questa medaglia è dedicata al ferrarese Bartolomeo Pendaglia, amministratore generale delle finanze, a partire dal 1434, del marchese di Ferrara Borso d’Este. Il vigoroso ritratto presente al diritto, dove Pendaglia compare di profilo con una ricca veste e una berretta cilindrica rigida, si contrappone, al rovescio, con un’iconografia ancora in parte misteriosa: una figura maschile, nuda, seduta su un cumulo d’armi e reggente con la mano destra una perla.
Sembra che in occasione del matrimonio di Pendaglia con Margherita Costabili, nel 1452, l’imperatore Federico III avesse preso parte al ricevimento di nozze e regalato agli sposi una perla e a Bartolomeo il titolo di cavaliere. A questo dono alluderebbe proprio la “generosità” citata nella legenda del rovescio.
Bartolomeo Pendaglia / Nudo maschile seduto | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0359
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Simone Ruffini era un ricchissimo mercante ferrarese che fu anche committente del pittore Baldassarre d’Este, al quale è probabilmente da ascrivere il disegno per il misterioso rovescio che Sperandio Savelli modella per questa medaglia. Al diritto Ruffini appare di profilo, serio, con il volto ammorbidito dall’età e con un grande naso, mentre al rovescio una figura maschile in vesti da mercante, forse proprio lo stesso Ruffini, sta in piedi sopra un pavone accasciato al suolo, mentre stringe nelle mani una pergamena srotolata e la sua saccoccia con le monete. Grazie al Picatrix, un trattato magico diffuso nel Rinascimento, è possibile sciogliere questa iconografia come il talismano di Mercurio, protettore dei commerci e dei mercanti e quindi strettamente legato al ruolo sociale di Ruffini.
Simone Ruffini / Uomo sopra un pavone | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0055
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Tito Vespasiano Strozzi fu un umanista e poeta, allievo del veronese Guarino, che ebbe anche importanti incarichi nella magistratura della città di Ferrara durante il ducato di Borso e Ercole I d’Este. Siamo in grado di sapere che la sua identità si cela dietro questo busto modellato e poi fuso in bronzo perché esistono altri esemplari della placca nei quali compare l’inscrizione con il suo nome: “TITVS STROCIVS”.
Questa grande placca in bronzo lo raffigura con una berretta rigonfia, corti capelli mossi e una veste liscia con morbide pieghe regolari, lavorata minuziosamente con un cesello al fine di sottolinearne le cuciture. Lo scultore Sperandio Savelli realizzò una medaglia con il suo ritratto e anche questo busto è da accostare a un artista che si muoveva nel solco della tradizione ritrattistica inaugurata dal mantovano attivo in Emilia.
Ritratto di Tito Vespasiano Strozzi | cerchia di Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0347