Maria d’Austria / L’Unione

In questa medaglia firmata dal milanese Jacopo Nizzola compare al diritto il busto di Maria d’Asburgo, figlia dell’imperatore Carlo V e di Isabella d’Aviz di Portogallo, che sposò nel 1548 Massimiliano II, suo cugino, divenendo così archiduchessa d’Austria (ecco perché è nota con il nome di Maria d’Austria). Al rovescio compare la personificazione dell’Unione, in ricordo del ricongiungimento tra i due rami della famiglia Asburgo grazie al matrimonio di Maria e Massimiliano. L’Unione, brandendo un ramo d’ulivo, uno di alloro e un giunco, cammina sopra un cumulo di armi dismesse, che divengono così un simbolo di pace.

Maria d’Austria / L’Unione | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0201

Francesco di Ferdinando de’ Medici

Il medaglista francese Guillaume Dupré giunse in Italia nel 1612, chiamato da Francesco IV Gonzaga di Mantova, e da allora cominciò a muoversi per le corti italiane offrendo ai signori le sue capacità come modellatore di piccoli ritratti da fondere in metallo. Questa medaglia con Francesco de’ Medici, figlio di Ferdinando I e Cristina di Lorena, fu realizzato nel 1613 (come si legge nella troncatura del braccio) e raffigura il giovane con folti capelli rigonfi e abbigliato con una armatura sulla quale spicca, per il minuto intaglio, una protome ferina all’altezza dello sterno. Il rovescio della medaglia è liscio ed è possibile apprezzare i cavi (laddove al diritto si trovano rilievi) possibili grazie al sapiente uso di un controstampo.

 

Francesco di Ferdinando de’ Medici | Dupré Guillaume, Sissonne 1576 – Parigi 1643 | 22SCM0419

Pierre Jeannin

Pierre Jeannin fu il primo presidente del Parlamento di Borgogna e sovrintendente delle finanze per il re di Francia Luigi XIII. Non solo, ebbe anche un importante ruolo di mediatore tra il sovrano e la regina madre, Maria de’ Medici. In questo grande medaglione datato 1618, realizzato dallo scultore Guillaume Dupré, lo vediamo di profilo verso destra con una pesante veste liscia chiusa sul petto da gruppi di quattro bottoncini, con il volto solcato dalle rughe dell’età e con i capelli mossi, così come la barba. Si conosce solo un altro esemplare di questa medaglia così grande e così rifinito, ed è conservato, ed esposto, al Museum of Fine Arts di Boston.

Pierre Jeannin | Dupré Guillaume, Sissonne 1576 – Parigi 1643 | 22SCM0516

Marcantonio Memmo doge

Durante il soggiorno italiano del medaglista francese Guillaume Dupré non mancò una tappa veneziana. Di questo breve periodo in Laguna, risalente al 1612, ci resta solo questa splendida medaglia che raffigura il doge Marcantonio Memmo, eletto il 24 luglio di quell’anno (data dopo la quale dobbiamo, quindi, collocare la creazione di questo ritratto). Dupré immortala il doge di profilo verso destra, soffermandosi su particolari realistici come la vena temporale marcata, il naso grosso e tondo, le pesanti borse sotto gli occhi. Così come per i particolari del volto, è meticolosa anche la resa della veste dogale, in un elaborato damasco a motivi floreali e chiusa sul petto da sei grossi bottoni.

Marcantonio Memmo doge | Dupré Guillaume, Sissonne 1576 – Parigi 1643 | 22SCM0315

Autoritratto / Andrea Doria

Realizzata in piombo e tramite la tecnica del conio, questa medaglia fu donata da Leone Leoni al signore di Genova, Andrea Doria. L’artista coniò questa medaglia proprio nel capoluogo ligure, dove era appena stato recrutato come incisore di conii presso la Zecca da Doria, e la donò al suo mecenate in segno di ringraziamento, perché egli, assumendolo, lo aveva salvato dalle galere pontificie, dove era condannato a scontare una lunga pena a causa di un reato commesso a Roma. Leoni, infatti, lavorava come incisore per la Zecca pontificia quando sfregiò un uomo, perdette l’incarico e venne condannato. A questa liberazione allude la catena da prigioniero che circonda il suo volto nella medaglia.

Autoritratto / Andrea Doria | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590 | 22SCM0190

Rodolfo II d’Asburgo / Aquila in volo

Il trentino Antonio Abondio fu uno dei più prolifici medaglisti e incisori di cristalli attivi presso la corte imperiale nel secondo Cinquecento. In questo micro-ritratto il volto di Rodolfo II d’Asburgo, figlio del defunto imperatore Massimiliano II, è contrapposto ad un’iconografia che celebra il primo anno di regno di Rodolfo. In basso l’aquila imperiale, che tiene tra gli artigli uno scettro, volge lo sguardo verso l’alto, dove sopra di lei si scorge una corona di alloro. Sta per spiccare il volo verso l’alto, dove le nubi si diradano e filtra la luce divina che benedice metaforicamente il nuovo regno.

Rodolfo II d’Asburgo / Aquila in volo | Antonio Abondio, Riva del Garda (Trento), 1538-Vienna, 1591 | 22SCM0331

Jacopo Nizzola da Trezzo / Minerva e Vulcano

Un medaglista che ritrae un altro medaglista. In questo ritratto metallico il trentino Antonio Abondio immortala Jacopo Nizzola da Trezzo, ormai trasferito a Madrid, dove lavorava come scultore di corte per i sovrani di Spagna. La medaglia fu realizzata proprio durante il soggiorno spagnolo di Abondio, che raggiunse il collega tra il 1571 e il 1572. Al rovescio troviamo gli dei Minerva e Vulcano, personificazioni di ingenium (ingegno) e labor (lavoro), peculiarità dell’artista effigiato al diritto, ritratto di profilo verso sinistra, con una ricca veste bordata di pelliccia e con in volto i segni dell’età, dato che all’epoca aveva già 62 anni.

Jacopo Nizzola da Trezzo / Minerva e Vulcano | Antonio Abondio, Riva del Garda (Trento), 1538-Vienna, 1591 | 22SCM0215

Cornelio Musso / Musso nel suo studio

Il piacentino Cornelio Musso compì studi umanistici presso l’ateneo di Padova e presto divenne vescovo, prima di Bertinoro (vicino Ravenna), poi di Bitonto, in Puglia, pur conservando stretti legami con l’ambiente veneto e gli artisti che vi operavano. Danese Cattaneo era giunto a Venezia da Roma dopo il sacco, nel 1527, orientandosi presto verso il contesto padovano, dove ricevette molte commissioni. Proprio a Cattaneo è stata recentemente attribuita questa raffinata medaglia, nella quale un vivido ritratto di Musso, con caratteristici barba e capelli ricci, è contrapposto, al rovescio, a una figura maschile togata seduta su uno scranno, attorniata da tutti quegli oggetti che componevano gli studioli degli eruditi, come libri, calamai e candelieri. In questa figura è probabilmente da riconoscere Cornelio Musso stesso, colto prelato che diede alle stampe molte delle sue prediche.

Cornelio Musso / Musso nel suo studio | Danese Cattaneo, Colonnata (Carrara) 1512-Venezia 1572 (?) | 22SCM0473

Papa Alessandro VII / Androclo e il leone

Il medaglione in argento dorato è dedicato a papa Alessandro VII Chigi, ritratto al diritto con il camauro e la mozzetta circondato da una legenda che ne ricorda l’origine senese, i titoli e la data del 1659.

La genesi di questa si segue passo passo nei documenti dell’epoca, che testimoniano il diretto coinvolgimento di Gian Lorenzo Bernini per il disegno del rilievo, di Gioacchino Francesco Travani per la modellazione della cera tratta da questo e, infine, dello stesso papa per l’approvazione del primo esemplare in argento, in data 25 marzo 1659. Al rovescio, dove si vede il soldato romano Androclo nell’arena affollata nel momento in cui il leone si accovaccia mansueto ai suoi piedi, è presente anche il nome di colui che commissionò la medaglia da donare al papa, ovvero il Maestro delle strade vaticano Domenico Jacobacci, che la fece realizzare per ringraziare il papa per l’impegno profuso durante la pestilenza che aveva afflitto Roma negli anni precedenti.

Papa Alessandro VII / Androclo e il leone | Gioacchino Francesco Travani, Roma 1605 ca.-1675; Gian Lorenzo Bernini, Napoli 1598-Roma 1680 | 22SCM0389

Papa Alessandro VII

In questo potente micro-ritratto papa Alessandro VII Chigi è presentato di profilo, verso sinistra, abbigliato con i più raffinati paramenti sacri. Sul capo svetta il triregno, il copricapo in stoffa, oro e pietre preziose destinato solo ai pontefici, dal quale scende un’infula, svolazzante, che termina con un disegno a croce. La veste, il piviale, è sormontato da un prezioso stolone decorato da un’edicola contenente un’immagine di san Paolo che stringe la spada. Al centro del petto, infine, si staglia un grande fermaglio gemmato montato in una raffinata cornice barocca. La medaglia non è dotata di rovescio.

Papa Alessandro VII | Gioacchino Francesco Travani, Roma 1605 ca.-1675 | 22SCM0257