Domenico Fontana / Quattro obelischi

Fu solo nel 1589 che l’architetto ticinese Domenico Fontana portò a termine l’importante impresa commissionatagli da papa Sisto V di spostare ed erigere ben quattro obelischi egiziani antichi che allora si trovavano nell’Urbe. Se il primo, quello di piazza San Pietro, fu eretto già nel 1586, per gli altri ci volle più tempo, ma nel 1589 il lavoro era concluso e Fontana aveva posizionato obelischi anche davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e in piazza del Popolo. Questa medaglia, coniata dal fiorentino Domenico Poggini, celebra la conclusione dell’impresa e, al rovescio, mostra tutti e quatto gli obelischi egiziani.

Domenico Fontana / Quattro obelischi | Domenico Poggini, Firenze, 1520-Roma, 1590 | 22SCM0462

Innocenzo XII / La Dogana di mare a Ripa Grande

Il medaglista svizzero Petere Paul Börner era impiegato come incisore presso la zecca pontificia e si occupava anche della modellazione delle medaglie papali da fondere in bronzo o metalli preziosi. Questa grande medaglia in bronzo dorato raffigura, al diritto, il busto di papa Innocenzo XII, con il triregno e lo stolone decorato con la resurrezione di Lazzaro. Al rovescio è celebrata la costruzione della Dogana di mare a Ripa Grande, un porto fluviale realizzato a partire dal 1693 su progetto dell’architetto Mattia de Rossi. L’edificio fu demolito nel 1919 per fare spazio al ponte Sublicio.

Innocenzo XII / La Dogana di mare a Ripa Grande | Peter Paul Börner, Lucerna, 1657-Roma, 1727 | 22SCM0252

Altobello Averoldi / Due uomini velano la Verità

Modellata e fusa dallo scultore bresciano Maffeo Olivieri, questa medaglia raffigura il vescovo Altobello Averoldi, celebre committente di Tiziano Vecellio. Al diritto lo si scorge di profilo, rivolto verso destra con la gonfia berretta quadriloba sul capo e con la veste talare, caratterizzata da fitte pieghe. Il rovescio, con due uomini che cercano ci coprire una donna nuda, la Verità, svela l’occasione di creazione della medaglia, ovvero un episodio avvenuto nel 1518, quando Altobello ottenne dagli organi di giustizia della Serenissima l’esilio per un tale della famiglia Martinengo che aveva violato la giorvane figlia di un suo parente Averoldi.

Altobello Averoldi / Due uomini velano la Verità | Maffeo Olivieri, Brescia, 1484-post 1543 | 22SCM0138

Pietro Aretino / La Verità schiaccia l’Odio

Avvicinabile per ragioni stilistiche alla produzione dell’ancora poco noto scultore Antonio Vicentino, questa medaglia raffigura uno dei letterati più noti del Cinquecento: Pietro Aretino. Immortalato al diritto, rivolto verso sinistra, con barba e capelli folti, una veste con collo di pelliccia e una lunga catena attorno al collo, il busto di Aretino è contrapposto ad una complessa iconografia che si ritrova anche nella marca tipografica dello stampatore veneziano Francesco Marcolini. La Verità, una figura femmibile nuda, seduta su una roccia, viene incoronata da una Vittoria alata, mentre schiaccia con il piede destro un satiro, personificazione dell’Odio. Dal cielo, Giove assiste alla scena reggendo una saetta con la mano destra.

Pietro Aretino / La Verità schiaccia l’Odio | Antonio Vicentino, Venezia, att. 1525-1550 (?) | 22SCM0113

Carlo V d’Asburgo

Leone Leoni fu per diversi decenni lo scultore della corte imperiale e i primi lavori che fece per Carlo V furono proprio delle medaglie. Questa medaglia, in particolare, non fu un’invenzione solo di Leoni, ma lo scultore modellò il ritratto dell’imperatore partendo da un dipinto di Tiziano Vecellio. Il dipinto, oggi perduto a causa di un incendio, ritraeva Carlo con la moglie, Isabella d’Aviz di Portogallo e siamo fortunatamente in grado di conoscerlo grazie a una copia che di questo dipinto fece Peter Paul Rubens (oggi conservata al Palacio de Liria di Madrid). L’atmosfera privata del dipinto, e quindi della medaglia, mostra Carlo non in armatura, ma in abiti civili, con una berretta piatta e una veste, che lascia comunque intravvedere il collare dell’ordine del Toson d’oro.

Carlo V d’Asburgo | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590; Vecellio Tiziano | 22SCM0511

Carlo V / Giove in lotta contro i Giganti

In questa grande medaglia di bronzo l’imperatore Carlo V è raffigurato al massimo della sua gloria bellica. Indossa una raffinatissima armatura decorata sul petto da racemi vegetali, tra i quali spunta una protome ferina, porta una fascia trasversale di tessuto e il collare dell’ordine del Toson d’oro, il più importante ordine cavalleresco del Cinquecento. Il capo dell’imperatore è anche cinto da una corona di alloro, come era d’uso tra gli imperatori della Roma antica. Al rovescio si legge una metafora del suo regno, ovvero la battaglia di Giove contro i Giganti, per la modellazione della quale Leone Leoni si ispirò alla stessa scena dipinta da Perin del Vaga nel palazzo Doria di Genova.

Carlo V / Giove in lotta contro i Giganti | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590 | 22SCM0533

Filippo II di Spagna / Apollo in cielo su una quadriga

Nel 1555, data indicata sulla medaglia, l’imperatore Carlo V d’Asburgo cominciò a cedere progressivamente al figlio Filippo II, tutti i suoi titoli e i suoi domini sui territori europei a del Nuovo Mondo. La medaglia raffigura Filippo fiero, all’età di ventotto anni, abbigliato con una raffinata armatura, mentre al rovescio è raffigurata una metafora del suo regno. Al di sopra di un paesaggio che va dalle aspre montagne, al mare, fino alla costa urbanizzata sulla quale si distingue una città turrita, il dio Apollo attraversa il cielo sereno su di un cocchio trainato da quattro cavalli rampanti. Il dio greco è nudo, con solo un mantello leggero che gli copre le spalle, e possente guida la quadriga che transita dominante sopra il suo regno. Apollo diviene così allegoria di Filippo, che da quel momento avrebbe guidato l’impero reso grande dal padre Carlo, e con fermezza lo avrebbe traghettato da una stagione più aspra, come le montagne sulla sinistra, a un sereno momento di civiltà, alluso dalla rappresentazione della città sulla destra.

Filippo II di Spagna / Apollo in cielo su una quadriga | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0218

Don Carlos d’Asburgo

Pompeo Leoni era il figlio di Leone Leoni, scultore ufficiale della corte imperiale e ben presto cominciò a lavorare nella bottega del padre, seguendolo anche come medaglista. In questo ritratto in piombo, Pompeo Leoni immortale il giovanissimo figlio di Filippo II e Maria Emanuela d’Aviz, Carlos principe delle Asturie, all’epoca appena dodicenne. Il ragazzo è raffigurato di profilo verso sinistra, con i capelli corti, il mento pronunciato come era tipico degli Asburgo, e abbigliato con un’armatura decorata a motivi vegetali, sulla quale spicca il grande spallaccio in forma di protome mostruosa. Fatto anomalo per le medaglie del Cinquecento, di Don Carlos vediamo anche una mano, la destra, che stringe il bastone del comando, simbolo del suo ruolo. Questo esemplare non è dotato di rovescio, ma l’Accademia Carrara ne conserva un altro che invece mostra al verso il dio Apollo

Don Carlos d’Asburgo | Pompeo Leoni, Venezia, 1533-Madrid, 1608 | 22SCM0403

Maria I Tudor / La Pace

L’inglese Maria I Tudor, nota anche come Maria la Sanguinaria, sposò Filippo II di Spagna il 25 luglio 1554, anno nel quale venne inventata e fusa in molti esemplari questa medaglia. L’iconografia del rovescio, una Pace che brucia delle armi, è metafora della restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra da parte di Maria, suggellato dal matrimonio con il cattolico re di Spagna. La storia però non fu dalla parte di Maria e la sorella Elisabetta I, che le succedette, riportò il regno nel solco della religione anglicana.

Il ritratto al diritto non è una schietta invenzione del medaglista milanese Jacopo da Trezzo, ma traspone in rilievo un ritratto del pittore di corte Anthonis Mor (conservato in due diversi esemplari, al Prado di Madrid e all’Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston).

Maria I Tudor / La Pace | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0392

Carlo V e Filippo II / Colonne d’Ercole

Il diritto di questa medaglia mostra i busti accollati (il termine numismatico che significa accoppiati) dell’imperatore Carlo V e di suo figlio Filippo II. Al rovescio entro una cornice particolare, ovvero quella del collare dell’ordine del Toson d’oro, formata da acciarini alternati a pietre focaie, sorgiamo tra i flutti del mare due colonne, sopra le quali sta in bilico la corona imperiale e attorno alle quali, quasi a collegarle, si attorciglia un cartiglio sul quale sono scritte le parole PLVS OVLTRE, letteralmente ‘andare oltre’. Esse sono uno degli emblemi di Carlo V e ricorrono nelle immagini del sovrano.

Carlo V e Filippo II / Colonne d’Ercole | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590 | 22SCM0213