Cristo / Inscrizione

Questa medaglia devozionale, raffigurante il busto di Cristo, è attribuibile per ragioni stilistiche al fiorentino Niccolò di Forzore Spinelli, prolifico medaglista attivo a Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Calato nella cultura artistica del suo tempo, lo scultore doveva avere ben presente il modo di dipingere di Botticelli, perchè i dipinti di Sandro risultano fonte di ispirazione per le medaglie di Niccolò. Il dipinto con il Cristo redentore dell’Accademia Carrara sembra, infatti, il precedente puntuale al quale Spinelli sembra essersi ispirato per modellare nella medaglia il busto di Cristo.

Cristo / Inscrizione | Niccolò Fiorentino (Niccolò di Forzone Spinelli), Firenze, 1430-1514 | 22SCM0394

Borghese Borghesi / Minerva

Borghese Borghesi era un giureconsulto senese e ambasciatore della Santa Sede, a partire dal 1466, sotto il pontificato di Pio II. Nel settembre del 1479 prese parte alla battaglia di Poggio Imperiale, fase finale dello scontro che vide contrapporsi Firenze alla vittoriosa Repubblica di Siena. Borghesi, dalla parte di questa, ottenne il titolo di cavaliere e di pater patriae, come si legge sulla medaglia, al rovescio della quale è raffigurata la dea Minerva, simbolo di giustizia. Questa medaglia, prima di entrare nella collezione di Mario Scaglia, fu tra i beni del banchiere senese Agostino Chigi, nel cui inventario compare alla data del 1674.

Borghese Borghesi / Minerva | Francesco di Giorgio Martini, Siena, 1439-1501 | 22SCM0050

Ritratto di Giovanni II Bentivoglio

Questa scultura in terracotta raffigura il busto di profilo di Giovanni II Bentivoglio, con uno zuccotto calato sulla fronte, capelli lisci lunghi fino alle spalle, e una veste liscia aperta sul petto. È davvero gustoso il particolare dell’orecchio che fuoriesce tra due ciocche di capelli.

A terracotta è perfettamente sovrapponibile ad un rilievo marmoreo che si trova infisso al muro in una cappella della chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Già attribuita a Francesco Francia, la scultura nella chiesa bolognese fu un dono fatto dal mercante di seta Antonio Balatini a Giovanni II Bentivoglio nel 1497, anno inciso nell’incavo della spalla del signore di Bologna, che corrisponde al diciottesimo compleanno di Balatini (come si legge sul marmo della cornice). Anche la datazione della terracotta, quindi deve cadere vicina al rilievo bolognese.

Ritratto di Giovanni II Bentivoglio | Scultore emiliano | 22SCS0109

Ritratto di Ludovico Dolce

Il veneziano Ludovico Dolce fu uno dei poligrafi più attivi del Cinquecento, dando alle stampe centinaia e centinaia di edizioni di testi, tra i quali le Metamorfosi di Ovidio, il Decamerone di Petrarca e anche la Divina Commedia di Dante. Questo raffinatissimo avorio inciso da un artista veneto ancora sconosciuto lo raffigura di profilo, con la lunga e folta barba, che quasi si confonde con la pelliccia del robone, la pesante veste di moda dalla prima metà del XVI secolo. Ritroviamo questa identica effigie di Dolce, con una cornice ovale recante l’anno 1561, nella stampa che decora l’antiporta (la pagina figurata che precede il frontespizio) dell’edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che Dolce curò per lo stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari e che fu stampata solo nel 1572, quattro anni dopo la morte del poligrafo.

Ritratto di Ludovico Dolce | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCS0110

Ecce homo

La Pace è composta da due parti realizzate da maestri diversi. La placchetta rettangolare centrale, raffigurante un Ecce homo, ovvero la presentazione di Cristo flagellato alla folla, è il lavoro di un orefice tedesco, come si può riscontrare da particolari non riscontrabili nella produzione italiana coeva, quali, ad esempio, il particolare cappello a tesa larga calzato sulla testa del personaggio di destra. La cornice, invece, è riconducibile allo stile sansovinesco (di Jacopo Sansovino), che spopolò nella Venezia della seconda metà del XVI secolo e che, soprattutto nei parati decorativi, come le cornici, perdurò anche nel secolo successivo. Questa Pace, quindi, è il frutto di un assemblaggio, come succedeva frequentemente con questa tipologia di oggetti.

Ecce homo | Scultore tedesco, Augusta | 22SCP0232

Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio

Isabella Capua Gonzaga, principessa di Molfetta, era la moglie di Ferrante Gonzaga, il governatore di Milano durante il dominio spagnolo. Era anche la madre di Ippolita Gonzaga, fanciulla più volte effigiata in medaglia da Jacopo Nizzola da Trezzo, uno dei più prolifici medaglisti ed incisori di cristalli del panorama milanese della metà del Cinquecento. In questo micro-ritratto, firmato da Nizzola, la vediamo contrapposta ad una scena di sacrificio, nella quale una donna riccamente abbigliata con una lunga veste e un copricapo è raffigurata vicino ad un’ara sulla quale arde il fuoco sacro. Potrebbe essere la stessa Isabella, circondata da parole traducibili con “umilmente casta”, in riferimento alla condotta morale della donna.

Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0197

Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia

Stando ai documenti, Niccolò Tempesta fu il notaio trevigiano di Lorenzo Lotto e il medaglista che lo raffigurò in questa medaglia, il bresciano Fra Antonio, all’inizio del Cinquecento gravitava proprio nel contesto trevigiano nel quale operava anche il pittore. Al diritto vediamo il busto del notaio, con il volto pingue e i capelli lisci e gonfi; al rovescio, invece, un drago alato appoggiato ad una roccia tiene con il becco una bilancia che può essere letta come metafora del suo ruolo di guardiano (drago) della giustizia (bilancia).

 

Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia | Fra Antonio da Brescia, Treviso, doc. 1487-1514 | 22SCM0139

Mattia Ugoni / Bilancia entro ghirlanda

Se resta ancora ignoto lo scultore che modellò questa medaglia, è invece celebre il vescovo che vi è effigiato: il bresciano Mattia Ugoni, vescovo della veneziana Famagosta dal 1510 e dal 1531 di stanza a Brescia, dove divenne committente del pittore Alessandro Bonvicino detto Moretto. Al diritto lo vediamo di profilo verso sinistra, con la berretta rigonfia e la mozzetta talare liscia con il cocullo (cappuccio). Al rovescio leggiamo un’iconografia ancora da interpretare: una foglia di palma e una di alloro creano una ghirlanda entro la quale è rappresentata, in perfetto equilibrio, una bilancia a due bracci.

Mattia Ugoni / Bilancia entro ghirlanda | Scultore bresciano | 22SCM0133

Argentina Pallavicini Rangoni / Scena allegorica

Argentina Pallavicini era figlia del marchese di Zibello, un piccolo feudo tra il ducato di Milano e quello di Parma e Piacenza, e visse tra Modena, Venezia e Ancona. Sposatasi con il conte Guido Rangoni, è conosciuta anche con il cognome del marito e nota per la sua attività letteraria. La Pallavicini, infatti, è ricordata come botanica e anche come prolifica poetessa in lingua volgare, ma purtroppo nulla ci resta della sua produzione poetica. In questa bellissima medaglia attribuita ad Antonio Vicentino, Argentina è raffigurata al diritto con abiti raffinatissimi alla moda del tempo, e al rovescio coronata di alloro da una Vittoria alata.

Argentina Pallavicini Rangoni / Scena allegorica | Antonio Vicentino, Venezia, att. 1525-1550 | 22SCM0385

Girolama Sacrati

Dopo aver lavorato come creatore di vetrate, Pastorino si dedicò alla creazione di piccoli ritratti in cera, anche policroma, molti dei quali diventarono modelli per medaglie. In questo micro-ritratto Pastorino immortala Girolama Sacrati, nobildonna di una famiglia ferrarese, forse figlia di Aldobrandino Sacrati, ambasciatore estense a Mantova e in Francia. Le informazioni su di lei sono poche, ma è ricordata nel gruppo di dame che attorniavano Isabella d’Este, in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Estense di Modena. In questa medaglia è raffigurata con una complessa acconciatura stretta da fili di perle e con una veste dalla delicata trama a rete e dall’alto colletto.

Girolama Sacrati | Pastorino de’ Pastorini, Castelnuovo Berardenga (Siena), 1508-Firenze, 1592 | 22SCM0203