Ritratto di Ludovico Dolce

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ca. 1561

Scultore veneziano

Tipo di oggetto
scultura
Soggetto
Ludovico Dolce
Materia e tecnica
avorio (a intaglio)
Acquisizione
donazione, Scaglia Mario, 2022
Dipartimento/Sezione
Scultura e arti decorative
Collezione
Collezione Mario Scaglia
Edificio
Accademia Carrara
Settore/Area
Esposizione permanente
Piano
2 piano
Sala
Sala 05
Numero di inventario
22SCS0110

Il veneziano Ludovico Dolce fu uno dei poligrafi più attivi del Cinquecento, dando alle stampe centinaia e centinaia di edizioni di testi, tra i quali le Metamorfosi di Ovidio, il Decamerone di Petrarca e anche la Divina Commedia di Dante. Questo raffinatissimo avorio inciso da un artista veneto ancora sconosciuto lo raffigura di profilo, con la lunga e folta barba, che quasi si confonde con la pelliccia del robone, la pesante veste di moda dalla prima metà del XVI secolo. Ritroviamo questa identica effigie di Dolce, con una cornice ovale recante l’anno 1561, nella stampa che decora l’antiporta (la pagina figurata che precede il frontespizio) dell’edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che Dolce curò per lo stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari e che fu stampata solo nel 1572, quattro anni dopo la morte del poligrafo.

Ritratto di Ludovico Dolce | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCS0110

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Note storiche

Il veneziano Ludovico Dolce fu uno dei poligrafi più attivi del Cinquecento, dando alle stampe centinaia e centinaia di edizioni di testi, tra i quali le Metamorfosi di Ovidio, il Decamerone di Petrarca e anche la Divina Commedia di Dante. Questo raffinatissimo avorio inciso da un artista veneto ancora sconosciuto lo raffigura di profilo, con la lunga e folta barba, che quasi si confonde con la pelliccia del robone, la pesante veste di moda dalla prima metà del XVI secolo. Ritroviamo questa identica effigie di Dolce, con una cornice ovale recante l’anno 1561, nella stampa che decora l’antiporta (la pagina figurata che precede il frontespizio) dell’edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che Dolce curò per lo stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari e che fu stampata solo nel 1572, quattro anni dopo la morte del poligrafo.