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Il piccolo tabernacolo metallico è una Pace realizzata montando dei nielli entro alcune parti in bronzo dorato. Al centro compare un’affollata scena di Crocifissione, con le Marie piangenti, mentre al di sopra, nella lunetta, la Resurrezione di Cristo. Il modello per questa piccola Crocifissione è da ricercare in un’opera del fiorentino Maso Finiguerra, maestro indiscusso del niello quattrocentesco, ma la realizzazione di questo esemplare, stilisticamente più ruvido e schietto, è da imputarsi ad un orafo lombardo, come suggeriscono gustosi particolari di autentico realismo padano, come il cagnolino in primissimo piano sulla sinistra, che si accovaccia al fianco delle Marie intente a sorreggere la Vergine svenuta dal dolore ai piedi della croce.
Crocifissione e Resurrezione | Orafo lombardo; copia da Maso Finiguerra, Firenze, 1426-1464 | 22SCP0446
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Questa raffinata placchetta in bronzo dorato illustra l’episodio biblico che aveva come protagonisti Abramo e il figlio Isacco. Per dimostrare fedeltà a Dio, il padre accettò di sacrificare in suo onore il figlio Isacco, ma nel momento in cui stava per immolarlo sull’altare già pronto per il rito, un angelo mandato dallo stesso lo bloccò e gli ordinò di sacrificare al suo posto un ariete, che nel rilievo si scorge dietro l’albero sulla sinistra.
Dopo diverse ipotesi attributive la placchetta fu riconosciuta come una replica esatta del cristallo di rocca inciso dal milanese Annibale Fontana, facente parte di una preziosa cassetta realizzata in lapislazzuli, onice e pietre preziose per il duca Alberto V di Wittelsbach tra il 1560 e il 1570 (conservata presso la Schatzkammer della Residenz di Monaco di Baviera). Fontana fu uno dei più celebri maestri milanesi esperti nell’intaglio delle pietre e del cristallo di rocca, ma si destreggiava anche nella lavorazione dei metalli preziosi (e non) e, nell’ultima fase della sua vita, dopo un soggiorno a Roma e Palermo, anche nella scultura monumentale.
Sacrificio di Isacco | Annibale Fontana, Milano, 1540-1587 | 22SCP0323
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Questo piccolo tabernacolo in legno reca, al centro, un ovale in vetro sul quale è applicato un sottilissimo bassorilievo dorato raffigurante la Madonna, Giuseppe e due pastori in adorazione del Bambino. La firma in basso a destra “IOANNES ANT(ONIU)S V. F(ECIT)”, permette di associare l’invenzione di questo rilievo a Giovanni Bernardi, un famosissimo incisore di cristalli di origine emiliana, che firmò “IOANNES” una composizione pressoché identica a questa (conservata presso il Victoria & Albert Museum di Londra). Questo esemplare, con alcune modifiche iconografiche, presenta anche l’aggiunta di un altro nome nello spazio della firma, quello di “ANTONIUS V.” che resta ancora sconosciuto.
Adorazione dei pastori | Antonio V.; copia da Giovanni Bernardi, Castelbolognese (Ravenna), 1494-Roma, 1539 | 22SCP0458
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All’interno di un tempio sorretto da imponenti colonne corinzie, si ergono tre figure realizzate in argento sbalzato: sono Cristo risorto, che tiene ancora i piedi sul sarcofago, e ai suoi lati san Marco con un libro in mano, e san Nicola, riconoscibile per il pastorale, la mitra e le tre palle dorate in mano. Questo piccolo altarolo per la devozione privata fu probabilmente realizzato da un argentiere veneziano, come testimonia il punzone con il Leone di San Marco al centro del sarcofago, verso la fine del XVI secolo. È anche possibile, poi, che in quello che ora è una capsella occlusa alla destra del volto di Cristo, si conservasse una reliquia.
Cristo risorto tra san Marco e san Nicola | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0434
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Siamo di fronte ad una grande placchetta di soggetto sacro: un’Adorazione dei Pastori datata 1561, in basso, nella sezione del capitello in centro, e recante in alto, sulla trabeazione del poderoso edificio in secondo piano, l’iscrizione “PARM INVENIT”. La fattura di questo rilievo è raffinatissima, perché alla fusione l’artista ha fatto seguire un meticoloso lavoro di cesello per sottolineare le trame delle stoffe, i capelli, i particolari architettonici, dorando anche buona parte della placchetta. Solo in tempi recenti lo studioso Michael Riddick ha proposto di attribuire questa, e altre placchette affini già etichettate sotto il nome di “Maestro del 1561” a Giovanni Antonio Polacini, un armaiolo di origine romana attivo nell’area milanese nella seconda metà del 500.
Adorazione dei Pastori | Maestro del 1561 (Giovanni Antonio Polacini?), Nord Italia, XVI secolo | 22SCP0321
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Questa Pace è frutto dell’insieme di due differenti elementi: un cristallo inciso raffigurante la Sacra Famiglia con un angelo e una complessa cornice in argento e smalti con putti reggifestone (alla base), putti-delfino con cornucopie (in alto) e un Padre Eterno benedicente collocato nel timpano. Se il cristallo inciso sembra poter essere associato alla produzione boema della fine del XVI secolo, la cornice è affine alla produzione degli orefici veneziani tra Sei e Settecento. La maniglia posteriore, creata per sollevare la Pace, è in forma di arpia, con volto femminile, lunghissimo collo, e grandi ali.
Adorazione del Bambino | Incisore boemo, Boemia (Repubblica Ceca), XVI-XVII secolo | 22SCP0447
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Modellata dal fiorentino Bertoldo di Giovanni, ultimo allievo di Donatello, questa medaglia raffigura l’imperatore Federico III e, al rovescio, celebra l’incontro che avvenne sul Ponte Sant’Angelo, a Roma, tra lui e il pontefice Sisto IV. In questa affollata immagine, vediamo al centro il ponte sul fiume Tevere, percorso da un scritta contenente la data del 1469, mentre sopra di esso giungono il pontefice a cavallo (da sinistra) e l’imperatore altrettanto a cavallo (da destra), circondati da personaggi diversi in armi.
Federico III / L’imperatore e il papa su Ponte Sant’Angelo | Bertoldo di Giovanni, Firenze, att.1455-Poggio a Caiano (Prato), 1491 | 22SCM0081
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Questa medaglia devozionale, raffigurante il busto di Cristo, è attribuibile per ragioni stilistiche al fiorentino Niccolò di Forzore Spinelli, prolifico medaglista attivo a Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Calato nella cultura artistica del suo tempo, lo scultore doveva avere ben presente il modo di dipingere di Botticelli, perchè i dipinti di Sandro risultano fonte di ispirazione per le medaglie di Niccolò. Il dipinto con il Cristo redentore dell’Accademia Carrara sembra, infatti, il precedente puntuale al quale Spinelli sembra essersi ispirato per modellare nella medaglia il busto di Cristo.
Cristo / Inscrizione | Niccolò Fiorentino (Niccolò di Forzone Spinelli), Firenze, 1430-1514 | 22SCM0394
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Borghese Borghesi era un giureconsulto senese e ambasciatore della Santa Sede, a partire dal 1466, sotto il pontificato di Pio II. Nel settembre del 1479 prese parte alla battaglia di Poggio Imperiale, fase finale dello scontro che vide contrapporsi Firenze alla vittoriosa Repubblica di Siena. Borghesi, dalla parte di questa, ottenne il titolo di cavaliere e di pater patriae, come si legge sulla medaglia, al rovescio della quale è raffigurata la dea Minerva, simbolo di giustizia. Questa medaglia, prima di entrare nella collezione di Mario Scaglia, fu tra i beni del banchiere senese Agostino Chigi, nel cui inventario compare alla data del 1674.
Borghese Borghesi / Minerva | Francesco di Giorgio Martini, Siena, 1439-1501 | 22SCM0050
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Questa scultura in terracotta raffigura il busto di profilo di Giovanni II Bentivoglio, con uno zuccotto calato sulla fronte, capelli lisci lunghi fino alle spalle, e una veste liscia aperta sul petto. È davvero gustoso il particolare dell’orecchio che fuoriesce tra due ciocche di capelli.
A terracotta è perfettamente sovrapponibile ad un rilievo marmoreo che si trova infisso al muro in una cappella della chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Già attribuita a Francesco Francia, la scultura nella chiesa bolognese fu un dono fatto dal mercante di seta Antonio Balatini a Giovanni II Bentivoglio nel 1497, anno inciso nell’incavo della spalla del signore di Bologna, che corrisponde al diciottesimo compleanno di Balatini (come si legge sul marmo della cornice). Anche la datazione della terracotta, quindi deve cadere vicina al rilievo bolognese.
Ritratto di Giovanni II Bentivoglio | Scultore emiliano | 22SCS0109