Orazio Coclite

Questa placchetta era in origine montata sull’elsa di una spada e raffigura un episodio della storia romana narrato da Tito Livio. Orazio Coclite, guardiano di Ponte Sublicio, tiene impegnati i nemici mentre i suoi compagni distruggono il ponte stesso per impedire a quelli di attraversarlo e conquistare la città. Anche se non è firmato, questo rilievo fa parte di una serie che ne comprende alcuni siglati I.O.F.F., personalità nella quale la critica ha supposto di poter riconoscere il bolognese Giovan Francesco Furnio.

Orazio Coclite | Maestro I.O.F.F. (Giovan Francesco Furnio?), Bologna, XVI secolo | 22SCP0166

Orfeo scende agli inferi

Modellata e fusa da un maestro ancora sconosciuto, che prende il nome convenzionale di Maestro di Orfeo e Orione proprio grazie questa placchetta (e una seconda, inv. 22SCP0538), questo rilievo circolare raffigura una scena del mito del cantore Orfeo che scende agli inferi per riprendere la sua consorte, Euridice, a patto di non guardarla mai durante la permanenza nel mondo dei morti. Questa è la prima scena della storia, durante la quale si vede Orfeo di spalle, reggente la sua cetra, nell’atto di scendere agli inferi, rappresentati come un antro roccioso popolato da mostri cornuti e alati.

Orfeo scende agli inferi | Maestro di Orfeo e Arione, Padova?, XVI secolo | 22SCP0543

La morte di Didone

La grande placchetta raffigura una figura femminile, Didone, che si trafigge il petto con un pugnale. Attorno a lei si apre un paesaggio, con edifici, paesi, alberi e specchi d’acqua, mentre alla sua sinistra, in primo piano, arde un alto fuoco. Ai piedi dell’albero sul quale lei si appoggia si nota una targa, sulla quale si leggono le iniziali dell’artista “AR”, per Andrea Riccio. Stando al racconto di Virgilio, Didone era la regina di Cartagine e morì suicida dopo l’abbandono da parte di Enea. Il rogo in primo piano è quello sul quale lei si gettò dopo essersi trafitta a morte.

La morte di Didone | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0529

Ercole e Anteo

Parte di una serie di placchette con le fatiche di Ercole, questa invenzione di Galeazzo Mondella detto il Moderno raffigura l’eroe in lotta con il gigante al centro della scena tra le rovine di un edificio del quale restano solo le basi di quattro colonne spezzate. Ercole, riconoscibile dalla pelle del leone Nemeo ucciso poco prima, sta uccidendo il gigante Anteo. Egli, figlio di Poseidone, dio del mare, e di Gea, dea della terra, poteva essere ucciso solo se staccato dalla madre, perché il contatto con lei lo rendeva immortale. Ercole, quindi, solleva Anteo da terra e lo strangola.

Ercole e Anteo | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0135

Ercole e il leone Nemeo

Al centro della placchetta, parte della serie modellata da Moderno con le fatiche di Ercole, riconosciamo l’eroe antico intento a soffocare il leone, la belva ferocissima che terrorizzava la popolazione della Nemea. Il felino, infatti, aveva un manto che lo rendeva inattaccabile, perché resisteva a qualsiasi tipo di arma. Ercole, accortosi di questa invulnerabilità della pelliccia, decise di affrontarlo a mani nude soffocandolo con le sue possenti braccia. Nella placchetta, una delle più famose di Moderno, sulla destra dei due protagonisti in lotta si vede un albero tagliato con un nuovo broncone, sul quale sono appoggiate le armi deposte da Ercole: l’arco con la faretra e la clava.

Ercole e il leone Nemeo | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0133

Ercole e Gerione

Tra le imprese di Ercole raffigurate in placchetta dal veronese Galeazzo Mondella detto il Moderno, questa è l’unica dove compare un edificio chiaramente riconoscibile: l’arena di Verona, che si staglia a destra, dietro la scena di lotta, contrapposta ad un edificio rinascimentale sul quale, invece, si legge la firma dell’artista.

Al centro l’eroe Ercole, sulle cui spalle si nota la pelle del leone Nemeo, è intento a lottare contro Gerione, una creatura mezza uomo e mezza fiera, secondo la descrizione di Apollodoro. L’uccisione di Gerione non è propriamente una delle fatiche di Ercole, ma un passaggio necessario per il furto dei suoi buoi, raffigurato in un’altra placchetta da Moderno (inv. 22SCP0104).

Ercole e Gerione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0105

Ercole e i buoi di Gerione

Dopo aver sconfitto Gerione, una creatura mostruosa (22SCP0105), Ercole ruba i suoi buoi. In questa placchetta, firmata in alto dallo scultore veronese Galeazzo Mondella detto il Moderno, vediamo al centro Ercole, nudo, intento a prendere per le corna i buoi di Gerione, re dell’isola di Eritea, consacrati al dio Apollo. La scena si svolge entro una sorta di piazza che si apre tra edifici in rovina. Nel cielo si legge chiaramente la firma dell’artista “O(PUS) MODERNI”, traducibile con “opera/lavoro di Moderno”, composta da caratteri alfabetici equilibrati e ordinati, dotati di grazie, come si nota soprattutto nelle lettere M, D, E e R.

Ercole e i buoi di Gerione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0104

Adorazione dei Magi

Racchiusa entro un’elaborata cornice in legno d’ebano con applicazioni in metallo, vediamo una placchetta rettangolare in argento raffigurante l’arrivo dei Magi presso la capanna dove è da poco nato Gesù. Questo rilievo è una replica di una prima edizione fusa in argento dal tedesco Matthias Wellbaum per il convento benedettino di Lambach, presso Salisburgo, in Austria. In una capanna diroccata si riparano Giuseppe, la Madonna e il Bambino e gioiscono dell’arrivo dei Magi che portano doni. La figura in primo piano sulla destra, con un voluminoso turbante, è anche accompagnata da un cane.

Adorazione dei Magi | Matthias Wallbaum, Kiel (Germania), 1554-Augusta (Germania), 1632 | 22SCP0426

Crocifissione con Madonna e san Giovanni

La piccola Crocifissione con la Madonna e san Giovanni dolenti è incisa in un unico blocco di avorio e può essere confrontata con i maestri francesi che lavoravano questo materiale attorno alla metà del XIV secolo. Il rilievo era quasi certamente parte di un complesso più ampio, un polittico in avorio a più valve, spesso dotate di cerniere che consentivano ai fedeli di chiuderli e renderli così più trasportabili o adatti a particolari esigenze di culto. La montatura in bronzo dorato, infatti, è successiva e atta a rendere il rilievo in avorio una Pace oppure un altarolo per la devozione privata.

Crocifissione con Madonna e san Giovanni | Scultore francese | 22SCP0457

Crocifissione

Questa placchetta è senza dubbio la più replicata tra quelle prodotte in epoca rinascimentale. Inventata dal veronese Galeazzo Mondella, detto il Moderno, questa Crocifissione mostra un campo diviso in due parti: nel terzo superiore si stagliano, intervallate solo da alcune alabarde e lance, le tre figure di Cristo e dei ladroni crocifissi; mentre nei due terzi inferiori si accalcano figure di soldati vestiti, nudi, dorati di elaborati elmi e si distinguono, persino, due cavalieri. Solo nell’area più in basso a sinistra scorgiamo i dolenti: san Giovanni, la Maddalena abbracciata alla croce e le tre Marie accasciate a terra.

Crocifissione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0103