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Parte di una serie di placchette con le fatiche di Ercole, questa invenzione di Galeazzo Mondella detto il Moderno raffigura l’eroe in lotta con il gigante al centro della scena tra le rovine di un edificio del quale restano solo le basi di quattro colonne spezzate. Ercole, riconoscibile dalla pelle del leone Nemeo ucciso poco prima, sta uccidendo il gigante Anteo. Egli, figlio di Poseidone, dio del mare, e di Gea, dea della terra, poteva essere ucciso solo se staccato dalla madre, perché il contatto con lei lo rendeva immortale. Ercole, quindi, solleva Anteo da terra e lo strangola.
Ercole e Anteo | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0135
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Al centro della placchetta, parte della serie modellata da Moderno con le fatiche di Ercole, riconosciamo l’eroe antico intento a soffocare il leone, la belva ferocissima che terrorizzava la popolazione della Nemea. Il felino, infatti, aveva un manto che lo rendeva inattaccabile, perché resisteva a qualsiasi tipo di arma. Ercole, accortosi di questa invulnerabilità della pelliccia, decise di affrontarlo a mani nude soffocandolo con le sue possenti braccia. Nella placchetta, una delle più famose di Moderno, sulla destra dei due protagonisti in lotta si vede un albero tagliato con un nuovo broncone, sul quale sono appoggiate le armi deposte da Ercole: l’arco con la faretra e la clava.
Ercole e il leone Nemeo | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0133
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Tra le imprese di Ercole raffigurate in placchetta dal veronese Galeazzo Mondella detto il Moderno, questa è l’unica dove compare un edificio chiaramente riconoscibile: l’arena di Verona, che si staglia a destra, dietro la scena di lotta, contrapposta ad un edificio rinascimentale sul quale, invece, si legge la firma dell’artista.
Al centro l’eroe Ercole, sulle cui spalle si nota la pelle del leone Nemeo, è intento a lottare contro Gerione, una creatura mezza uomo e mezza fiera, secondo la descrizione di Apollodoro. L’uccisione di Gerione non è propriamente una delle fatiche di Ercole, ma un passaggio necessario per il furto dei suoi buoi, raffigurato in un’altra placchetta da Moderno (inv. 22SCP0104).
Ercole e Gerione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0105
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Dopo aver sconfitto Gerione, una creatura mostruosa (22SCP0105), Ercole ruba i suoi buoi. In questa placchetta, firmata in alto dallo scultore veronese Galeazzo Mondella detto il Moderno, vediamo al centro Ercole, nudo, intento a prendere per le corna i buoi di Gerione, re dell’isola di Eritea, consacrati al dio Apollo. La scena si svolge entro una sorta di piazza che si apre tra edifici in rovina. Nel cielo si legge chiaramente la firma dell’artista “O(PUS) MODERNI”, traducibile con “opera/lavoro di Moderno”, composta da caratteri alfabetici equilibrati e ordinati, dotati di grazie, come si nota soprattutto nelle lettere M, D, E e R.
Ercole e i buoi di Gerione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0104
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Racchiusa entro un’elaborata cornice in legno d’ebano con applicazioni in metallo, vediamo una placchetta rettangolare in argento raffigurante l’arrivo dei Magi presso la capanna dove è da poco nato Gesù. Questo rilievo è una replica di una prima edizione fusa in argento dal tedesco Matthias Wellbaum per il convento benedettino di Lambach, presso Salisburgo, in Austria. In una capanna diroccata si riparano Giuseppe, la Madonna e il Bambino e gioiscono dell’arrivo dei Magi che portano doni. La figura in primo piano sulla destra, con un voluminoso turbante, è anche accompagnata da un cane.
Adorazione dei Magi | Matthias Wallbaum, Kiel (Germania), 1554-Augusta (Germania), 1632 | 22SCP0426
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La piccola Crocifissione con la Madonna e san Giovanni dolenti è incisa in un unico blocco di avorio e può essere confrontata con i maestri francesi che lavoravano questo materiale attorno alla metà del XIV secolo. Il rilievo era quasi certamente parte di un complesso più ampio, un polittico in avorio a più valve, spesso dotate di cerniere che consentivano ai fedeli di chiuderli e renderli così più trasportabili o adatti a particolari esigenze di culto. La montatura in bronzo dorato, infatti, è successiva e atta a rendere il rilievo in avorio una Pace oppure un altarolo per la devozione privata.
Crocifissione con Madonna e san Giovanni | Scultore francese | 22SCP0457
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Questa placchetta è senza dubbio la più replicata tra quelle prodotte in epoca rinascimentale. Inventata dal veronese Galeazzo Mondella, detto il Moderno, questa Crocifissione mostra un campo diviso in due parti: nel terzo superiore si stagliano, intervallate solo da alcune alabarde e lance, le tre figure di Cristo e dei ladroni crocifissi; mentre nei due terzi inferiori si accalcano figure di soldati vestiti, nudi, dorati di elaborati elmi e si distinguono, persino, due cavalieri. Solo nell’area più in basso a sinistra scorgiamo i dolenti: san Giovanni, la Maddalena abbracciata alla croce e le tre Marie accasciate a terra.
Crocifissione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0103
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Nella placchetta è rappresentato il momento in cui Venere, la madre, preso il figlio Cupido per i capelli, sta per punirlo per i danni che costantemente creava scoccando frecce e facendo innamorare chiunque gli capitasse a tiro. Realizzato con un solo getto di bronzo, il rilievo è decisamente aggettante e sembra quasi una piccola scultura pronta a staccarsi dal fondo sul quale è collocata. Già attribuita a Gian Maria Mosca, detto il Padovano, la Venere è invece opera di Andrea Briosco detto il Riccio, come conferma un’edizione del Museo Correr di Venezia che presenta una “R” al verso, marca tipica dell’artista trentino.
Venere punisce Cupido | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0535
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Modellata e fusa da un maestro ancora sconosciuto, che prende il nome convenzionale di Maestro di Orfeo e Orione proprio grazie questa placchetta (e una seconda, inv. 22SCP0543), questo rilievo circolare raffigura una scena del mito del cantore Orfeo che scende agli inferi per riprendere la sua consorte, Euridice, a patto di non guardarla mai durante la permanenza nel mondo dei morti. In questa immagine Orfeo è rappresentato nel momento in cui, non riuscendo a trattenersi, guarda Euridice, seminuda e trattenuta da un demone alato, e la perde per sempre.
Orfeo ed Euridice agli inferi | Maestro di Orfeo e Arione, Padova?, XVI secolo | 22SCP0538
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Attribuita a Riccio non solo grazie alla modellazione del diritto, ma anche in base all’analisi del rovescio, tecnicamente tipico della sua bottega, questa placchetta raffigura la purificazione dell’eroe Teseo dopo l’uccisione di molti nemici, narrata da Plutarco. Nel rilievo Teseo compare due volte: al centro, nudo, celebrato da un altrettanto nuda Vittoria alata, simbolo dei suoi trionfi bellici; sulla destra, invece, compare genuflesso mentre aiuta il sacerdote nell’atto di sacrificare un toro, accompagnato da musici e da una figura di vecchio che regge un ramo di alloro per benedire l’azione.
Purificazione di Teseo | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0094