Giovanni II Bentivoglio / Putti reggistemma

Questa medaglia di grande modulo raffigura il busto del signore di Bologna, Giovanni II Bentivoglio, raffigurato con un copricapo a zuccotto e una veste completata da una lunga collana a catena (la stessa che indossa nel suo ritratto firmato da Lorenzo Costa, conservato alle Gallerie degli Uffizi di Firenze). Al rovescio due putti alati reggono il suo stemma di famiglia, con il campo bipartito dalla sega a sette denti, e sotto di essi di legge la firma dell’artista, il metallurgo e coroplasta (modellatore di terracotta) Sperandio Savelli da Mantova, che negli anni sessanta del Quattrocento si trovava a Bologna, dove divenne presto il più quotato medaglista.

Giovanni II Bentivoglio / Putti reggistemma | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0405

Prisciano Prisciani / Uomo sopra un rapace

Funzionario di fiducia del duca di Ferrara Borso d’Este, Prisciano Prisciani fu anche membro del Consiglio Segreto della città e, arricchitosi enormemente, divenne committente di opere d’arte. In questa medaglia Sperandio Savelli lo ritrae pingue e con lo sguardo severo, con una berretta rigida calata sulla fronte e una veste a fitte pieghe. Il rovescio è enigmatico e ancora in parte misterioso. Raffigura un uomo con una lunga veste che tiene nella mano sinistra una sfera ardente e nella destra una lancia, simile a una freccia, e sotto i suoi piedi, su un terreno brullo, un rapace. L’iconografia è connessa a testi di magia diffusi nel Rinascimento, come il Picatrix, che servirono anche per il programma degli affreschi di Palazzo Schifanoia a Ferrara, luogo dove oggi è anche conservato il sarcofago di Prisciani, anch’esso opera di Sperandio Savelli.

Prisciano Prisciani / Uomo sopra un rapace | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0381

Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona

Questo raffinato doppio ritratto, nel quale Ercole I d’Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio, guarda la consorte Eleonora d’Aragona, è da considerarsi come una medaglia matrimoniale, realizzata per celebrare le nozze dei due, celebrate il 3 luglio del 1472. Non sono molti gli esemplari noti di questa invenzione, ma alcuni di questi recano anche la firma dell’artista, il mantovano Sperandio Savelli, all’epoca medaglista della corte estense. Il rilievo è fuso in piombo, un metallo poco prezioso, ma molto più facile del bronzo da lavorare a freddo (dopo la fusione), che ha permesso allo scultore di incidere raffinatissimi dettagli come il copricapo di Eleonora, o la sua collana, ma anche la veste di Ercole e il suo pendente di gemme a forma di fiore. Una nobile corona di alloro racchiude i due sposi.

 

Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0054

Bartolomeo Pendaglia / Nudo maschile seduto

Fusa dall’eclettico scultore mantovano Sperandio Savelli, questa medaglia è dedicata al ferrarese Bartolomeo Pendaglia, amministratore generale delle finanze, a partire dal 1434, del marchese di Ferrara Borso d’Este. Il vigoroso ritratto presente al diritto, dove Pendaglia compare di profilo con una ricca veste e una berretta cilindrica rigida, si contrappone, al rovescio, con un’iconografia ancora in parte misteriosa: una figura maschile, nuda, seduta su un cumulo d’armi e reggente con la mano destra una perla.

Sembra che in occasione del matrimonio di Pendaglia con Margherita Costabili, nel 1452, l’imperatore Federico III avesse preso parte al ricevimento di nozze e regalato agli sposi una perla e a Bartolomeo il titolo di cavaliere. A questo dono alluderebbe proprio la “generosità” citata nella legenda del rovescio.

Bartolomeo Pendaglia / Nudo maschile seduto | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0359

Simone Ruffini / Uomo sopra un pavone

Simone Ruffini era un ricchissimo mercante ferrarese che fu anche committente del pittore Baldassarre d’Este, al quale è probabilmente da ascrivere il disegno per il misterioso rovescio che Sperandio Savelli modella per questa medaglia. Al diritto Ruffini appare di profilo, serio, con il volto ammorbidito dall’età e con un grande naso, mentre al rovescio una figura maschile in vesti da mercante, forse proprio lo stesso Ruffini, sta in piedi sopra un pavone accasciato al suolo, mentre stringe nelle mani una pergamena srotolata e la sua saccoccia con le monete. Grazie al Picatrix, un trattato magico diffuso nel Rinascimento, è possibile sciogliere questa iconografia come il talismano di Mercurio, protettore dei commerci e dei mercanti e quindi strettamente legato al ruolo sociale di Ruffini.

Simone Ruffini / Uomo sopra un pavone | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0055

Ritratto di Tito Vespasiano Strozzi

Tito Vespasiano Strozzi fu un umanista e poeta, allievo del veronese Guarino, che ebbe anche importanti incarichi nella magistratura della città di Ferrara durante il ducato di Borso e Ercole I d’Este. Siamo in grado di sapere che la sua identità si cela dietro questo busto modellato e poi fuso in bronzo perché esistono altri esemplari della placca nei quali compare l’inscrizione con il suo nome: “TITVS STROCIVS”.

Questa grande placca in bronzo lo raffigura con una berretta rigonfia, corti capelli mossi e una veste liscia con morbide pieghe regolari, lavorata minuziosamente con un cesello al fine di sottolinearne le cuciture. Lo scultore Sperandio Savelli realizzò una medaglia con il suo ritratto e anche questo busto è da accostare a un artista che si muoveva nel solco della tradizione ritrattistica inaugurata dal mantovano attivo in Emilia.

Ritratto di Tito Vespasiano Strozzi | cerchia di Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0347

Tommaso Rangoni / Origine della Via Lattea

Il ravennate Tommaso Giannotti Rangoni fu uno dei medici più noti del Cinquecento e lavorò sia a Roma che a Venezia al servizio di importanti famiglie nobili, come quella dei Grimani. Fu anche un importante astrologo e a questa sua attività si riferisce il rovescio di questa medaglia, modellata dal veneziano Matteo Pagano, detto Matteo della Fede. Nel dischetto metallico, infatti, si vede il dio Giove, in forma di aquila, che porta il piccolo Ercole a Giunone perché ella lo allatti, mentre attorno a lei gli schizzi di latte si tramutano in stelle che vanno a comporre la Via Lattea. In basso, sulla terra, crescono dei gigli, da sempre simbolo di nobiltà e purezza. Il potente ritratto di Rangoni, al diritto, riprende quello modellato da Alessandro Vittoria per il medico in una medaglia firmata risalente anch’essa al 1562.

Tommaso Rangoni / Origine della Via Lattea | Matteo Della Fede (Matteo Pagano), Venezia, doc. 1543-1562 | 22SCM0418

San Gerolamo

La placca è realizzata sbalzando una lastra di rame, poi brunito e dorato per rendere coloristicamente le diverse figure che la abitano. San Gerolamo è qui ritratto a mezzo busto, con due pietre in mano, mentre piangente guarda il Crocifisso davanti a lui. Dietro di lui il grande galero, il cappello cardinalizio, è appeso quasi fuori dalla scena, mentre un fitto bosco fa da quinta e riempie tutto lo spazio disponibile. È un pezzo unico, non se ne conoscono repliche e frutto del lavoro di un artista abituato a lavorare con gli strumenti degli orefici. Su base stilistica, per confronto con le opere dei Lombardo, o del Maestro dell’altare Barbarigo, è possibile accostarlo alla scuola veneziana dell’inizio del Cinquecento.

San Gerolamo | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0271

Giovanna Dandolo / Pasquale Malipiero

La figura politica più influente della Serenissima era il doge, un rappresentante eletto della Repubblica che rimaneva in carica a vita. Pasquale Malipiero salì al soglio dogale nel 1457, ma già dal 1414 aveva sposato Giovanna Dandolo, che divenne quindi dogaressa. Sono poche le dogaresse delle quali restano i ritratti e questa medaglia è sicuramente una delle immagini più iconiche dell’universo femminile veneziano. La donna aveva all’epoca quasi sessant’anni e il suo volto appare duro e scavato dall’età, ma nobilissimo e raffinato, grazie al rigido copricapo trapezoidale e al damasco fiorato della sua veste.

La medaglia fu realizzata da Pietro da Fano, un artista che prima di giungere in Laguna aveva lavorato a Mantova per i Gonzaga.

Giovanna Dandolo / Pasquale Malipiero | Pietro da Fano, Mantova e Venezia, att. 1457-1464 | 22SCM0082

Autoritratto / Scena di sacrificio

In questa piccola medaglia realizzata con la tecnica del conio, il medaglista e incisore Vittore Gambello detto Camelio si auto-ritrae imitando una moneta romana. Al diritto, infatti, il suo busto è tagliato come quello degli imperatori romani nei sesterzi imperiali, in perfetta consonanza con le passioni antiquarie che tra la fine del Quattro e l’inizio del Cinquecento dilagavano a Venezia e in tutta la Penisola. Al rovescio Camelio rappresenta una scena di sacrificio all’antica, con uomini nudi che sacrificano una capra su un altare rivolgendosi agli dei. Le parole che si leggono al rovescio fanno, infatti, riferimento al sacrificio come mezzo per invocare la buona sorte, la fortuna.

Autoritratto / Scena di sacrificio | Camelio (Vittore Gambello), Venezia, 1460-1527 | 22SCM0108