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Realizzata in piombo e tramite la tecnica del conio, questa medaglia fu donata da Leone Leoni al signore di Genova, Andrea Doria. L’artista coniò questa medaglia proprio nel capoluogo ligure, dove era appena stato recrutato come incisore di conii presso la Zecca da Doria, e la donò al suo mecenate in segno di ringraziamento, perché egli, assumendolo, lo aveva salvato dalle galere pontificie, dove era condannato a scontare una lunga pena a causa di un reato commesso a Roma. Leoni, infatti, lavorava come incisore per la Zecca pontificia quando sfregiò un uomo, perdette l’incarico e venne condannato. A questa liberazione allude la catena da prigioniero che circonda il suo volto nella medaglia.
Autoritratto / Andrea Doria | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590 | 22SCM0190
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Il trentino Antonio Abondio fu uno dei più prolifici medaglisti e incisori di cristalli attivi presso la corte imperiale nel secondo Cinquecento. In questo micro-ritratto il volto di Rodolfo II d’Asburgo, figlio del defunto imperatore Massimiliano II, è contrapposto ad un’iconografia che celebra il primo anno di regno di Rodolfo. In basso l’aquila imperiale, che tiene tra gli artigli uno scettro, volge lo sguardo verso l’alto, dove sopra di lei si scorge una corona di alloro. Sta per spiccare il volo verso l’alto, dove le nubi si diradano e filtra la luce divina che benedice metaforicamente il nuovo regno.
Rodolfo II d’Asburgo / Aquila in volo | Antonio Abondio, Riva del Garda (Trento), 1538-Vienna, 1591 | 22SCM0331
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Un medaglista che ritrae un altro medaglista. In questo ritratto metallico il trentino Antonio Abondio immortala Jacopo Nizzola da Trezzo, ormai trasferito a Madrid, dove lavorava come scultore di corte per i sovrani di Spagna. La medaglia fu realizzata proprio durante il soggiorno spagnolo di Abondio, che raggiunse il collega tra il 1571 e il 1572. Al rovescio troviamo gli dei Minerva e Vulcano, personificazioni di ingenium (ingegno) e labor (lavoro), peculiarità dell’artista effigiato al diritto, ritratto di profilo verso sinistra, con una ricca veste bordata di pelliccia e con in volto i segni dell’età, dato che all’epoca aveva già 62 anni.
Jacopo Nizzola da Trezzo / Minerva e Vulcano | Antonio Abondio, Riva del Garda (Trento), 1538-Vienna, 1591 | 22SCM0215
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Il piacentino Cornelio Musso compì studi umanistici presso l’ateneo di Padova e presto divenne vescovo, prima di Bertinoro (vicino Ravenna), poi di Bitonto, in Puglia, pur conservando stretti legami con l’ambiente veneto e gli artisti che vi operavano. Danese Cattaneo era giunto a Venezia da Roma dopo il sacco, nel 1527, orientandosi presto verso il contesto padovano, dove ricevette molte commissioni. Proprio a Cattaneo è stata recentemente attribuita questa raffinata medaglia, nella quale un vivido ritratto di Musso, con caratteristici barba e capelli ricci, è contrapposto, al rovescio, a una figura maschile togata seduta su uno scranno, attorniata da tutti quegli oggetti che componevano gli studioli degli eruditi, come libri, calamai e candelieri. In questa figura è probabilmente da riconoscere Cornelio Musso stesso, colto prelato che diede alle stampe molte delle sue prediche.
Cornelio Musso / Musso nel suo studio | Danese Cattaneo, Colonnata (Carrara) 1512-Venezia 1572 (?) | 22SCM0473
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Il medaglione in argento dorato è dedicato a papa Alessandro VII Chigi, ritratto al diritto con il camauro e la mozzetta circondato da una legenda che ne ricorda l’origine senese, i titoli e la data del 1659.
La genesi di questa si segue passo passo nei documenti dell’epoca, che testimoniano il diretto coinvolgimento di Gian Lorenzo Bernini per il disegno del rilievo, di Gioacchino Francesco Travani per la modellazione della cera tratta da questo e, infine, dello stesso papa per l’approvazione del primo esemplare in argento, in data 25 marzo 1659. Al rovescio, dove si vede il soldato romano Androclo nell’arena affollata nel momento in cui il leone si accovaccia mansueto ai suoi piedi, è presente anche il nome di colui che commissionò la medaglia da donare al papa, ovvero il Maestro delle strade vaticano Domenico Jacobacci, che la fece realizzare per ringraziare il papa per l’impegno profuso durante la pestilenza che aveva afflitto Roma negli anni precedenti.
Papa Alessandro VII / Androclo e il leone | Gioacchino Francesco Travani, Roma 1605 ca.-1675; Gian Lorenzo Bernini, Napoli 1598-Roma 1680 | 22SCM0389
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In questo potente micro-ritratto papa Alessandro VII Chigi è presentato di profilo, verso sinistra, abbigliato con i più raffinati paramenti sacri. Sul capo svetta il triregno, il copricapo in stoffa, oro e pietre preziose destinato solo ai pontefici, dal quale scende un’infula, svolazzante, che termina con un disegno a croce. La veste, il piviale, è sormontato da un prezioso stolone decorato da un’edicola contenente un’immagine di san Paolo che stringe la spada. Al centro del petto, infine, si staglia un grande fermaglio gemmato montato in una raffinata cornice barocca. La medaglia non è dotata di rovescio.
Papa Alessandro VII | Gioacchino Francesco Travani, Roma 1605 ca.-1675 | 22SCM0257
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Questa raffinatissima medaglia spicca per la tecnica particolare con la quale fu realizzata: fusa in bronzo, fu poi dorata a mercurio solo in alcuni particolari (a risparmio), per mettere in risalto le figure e farle emergere dal fondo bruno. Inoltre, questa risulta l’unica medaglia della collezione Mario Scaglia ad essere fusa da una donna, Beatrice Hamerani, esponente di spicco della più celebre famiglia romana di incisori di monete, medaglie e sigilli per i pontefici. La Hamerani realizzò la medaglia a soli 17 anni e la donò personalmente al papa per dimostrargli le sue grandi doti di scultrice.
In questa piccolo e prezioso ritratto il busto del pontefice pugliese Innocenzo XII è contrapposto all’emblema cristiano del pellicano mistico, l’uccello che si squarcia il petto per nutrire i suoi piccoli, simbolo di amore e carità per il prossimo.
Papa Innocenzo XII / Pellicano mistico | Beatrice Hamerani, Roma, 1677-1704 | 22SCM0253
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Questo medaglione di grandissimo modulo è uno dei più spettacolari prodotti della bottega parigina di Guillaume Dupré, scultore ufficiale del re di Francia, Enrico IV, che vi è ritratto assieme alla moglie, l’italiana Maria de’ Medici. Firmato da Duprè il doppio ritratto dei sovrani di Francia fu disegnato per una medaglia di modulo più piccolo nel 1603 e piacque così tanto al re che concesse allo scultore il privilegio esclusivo di poterlo riprodurre nella propria bottega almeno fino al 1607. In questa particolare e maestosa versione del 1605 Duprè non rappresentò entrambi i coniugi di profilo, ma immortalò Enrico con lo sguardo dritto verso l’osservatore, per renderlo vivido e presente.
Enrico IV di Francia e Maria de’ Medici | Dupré Guillaume, Sissonne 1576 – Parigi 1643 | 22SCM0456
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Attribuita al toscano Danese Cattaneo nei primi anni del Novecento, questa medaglia raffigura il busto del celebre cardinale e umanista veneziano Pietro Bembo, immortalato con la barba lunga fino al petto, avvolto nella mozzetta (la mantella cardinalizia), chiusa sul petto da tre bottoni. Lo stesso scultore nel 1547, alla morte di Bembo, aveva anche realizzato in marmo il busto del prelato per la tomba costruita all’interno della chiesa del Santo di Padova.
Il potente rovescio della medaglia raffigura Pegaso, il mitologico cavallo alato, mentre con gli zoccoli colpisce una roccia sul monte Elicona, in Beozia, e da questo contatto scaturisce la fonte Ippocrene. Attorno a questa fonte si riuniranno, per cantare e danzare, le Muse, che nella cultura dell’antica Grecia rappresentavano l’ideale massimo delle arti.
Pietro Bembo / Pegaso rampante | Danese Cattaneo, Colonnata (Carrara) 1512-Venezia 1572 | 22SCM0111
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Il medaglista padovano Giovanni da Cavino divenne celebre per la sua capacità di realizzare ‘false’ monete romane, all’epoca ambite dagli eruditi collezionisti, ma nella sua carriera creò con la tecnica del conio anche incisivi ritratti di suoi contemporanei. Giovanni Antonio Vincenzo Dolce fu un eminente giurista dell’ateneo patavino, nonché protonotario apostolico e colto collezionista di antichità. Proprio a una moneta romana, più precisamente un sesterzio coniato sotto l’imperatore Nerone, si ispira il rovescio di questa medaglia, nel quale una figura maschile muscolosa, coperta solo da un panneggio, tiene nella mano sinistra un delfino e con la destra rovescia il contenuto di una patera nel fuoco che arde sopra un altare sacrificale.
Giovanni Antonio Vincenzo Dolce / Genio | Giovanni da Cavino, Padova, 1500-1570 | 22SCM0065