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Questa scultura in terracotta raffigura il busto di profilo di Giovanni II Bentivoglio, con uno zuccotto calato sulla fronte, capelli lisci lunghi fino alle spalle, e una veste liscia aperta sul petto. È davvero gustoso il particolare dell’orecchio che fuoriesce tra due ciocche di capelli.
A terracotta è perfettamente sovrapponibile ad un rilievo marmoreo che si trova infisso al muro in una cappella della chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Già attribuita a Francesco Francia, la scultura nella chiesa bolognese fu un dono fatto dal mercante di seta Antonio Balatini a Giovanni II Bentivoglio nel 1497, anno inciso nell’incavo della spalla del signore di Bologna, che corrisponde al diciottesimo compleanno di Balatini (come si legge sul marmo della cornice). Anche la datazione della terracotta, quindi deve cadere vicina al rilievo bolognese.
Ritratto di Giovanni II Bentivoglio | Scultore emiliano | 22SCS0109
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Acquistato da Salvatore Orsetti nel 1804, questo busto, è stato attribuito allo scultore bergamasco Anton Maria Pirovano, ma recentemente (2022) è stato assegnato al trentino Tommaso Rues, attivo a Venezia nella seconda metà del XVII secolo. Questa Maddalena, infatti, è stilisticamente confrontabile con i lavori che lo scultore eseguì per la chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia, spostandosi poi a scolpire anche per la chiesa del Redentore. I lunghi capelli, che si attorcigliano in boccoli marcati dai segni del trapano, sono un tema ricorrente nelle opere di Rues.
Maria Maddalena penitente | Rues Tommaso, 1636/ 1703 | 58SC00021
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Questo piccolo gruppo marmoreo animato da vivaci puttini, disposti agli angoli della base quadrata a cavallo di aquile e draghi, emblemi araldici della famiglia Borghese quasi sicuramente committente dell’opera, è sovrastato da una figura femminile che lotta vittoriosamente contro un Centauro, tradizionale simbolo del Vizio. Proveniente dalla collezione Aprosio di Montecarlo e acquistato da Federico Zeri intorno al 1960, il manufatto venne subito restituito a Pietro Bernini, il cui rapporto con casa Borghese era conosciuto a partire dall’inizio del Seicento. Considerando le dimensioni ridotte e il carattere non rifinito della composizione, si ipotizza fosse un modello preparatorio o dimostrativo per un gruppo plastico di grandi dimensioni da destinare alla decorazione di una fontana, forse ambientata all’interno di una grotta naturalistica o di una nicchia, i cui zampilli dovevano sgorgare dalle bocche degli animali araldici posizionati alla base del gruppo.
La Virtù sottomette il Vizio | Bernini Pietro, 1562/ 1629 | 98ZR00009
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Lucrezia | Marinali Orazio, 1643/ 1720 | 98ZR00021
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In questo volto girato verso destra caratterizzato da naso largo, ampia fronte con ciuffo di capelli, che ricadono lunghi i lati, e folta barba che non ricopre il mento prominente, è possibile riconoscere la tradizionale iconografia del filosofo antico Socrate. Ritenuta da Federico Zeri, già proprietario della scultura, un’opera romana del XVII secolo, questa testa venne resa nota da Andrea Bacchi che la riteneva ispirata da un modello antico. La scelta del marmo nero la collega ad un’importante produzione attestata a Roma già nella seconda metà del Cinquecento, ma ampiamente documentata presso scultori e restauratori nei primi decenni del secolo successivo.
Testa di Socrate | Scultore attivo a Roma | 98ZR00013
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Siamo a conoscenza dell’identità di questo anziano uomo barbuto grazie a busto in terracotta conservato oggi al Seminario Patriarcale di Venezia (ma originariamente nella chiesa delle Convertite, presso la Giudecca), sul quale era apposta non solo la data del 1587, ma anche il nome di Apollonio Massa. Per Massa, celebre naturalista, lo scultore trentino Alessandro Vittoria eseguì diversi busti in terracotta e in marmo e questa versione, già appartenuta a Federico Zeri, può verosimilmente essere considerata come il bozzetto preparatorio per la successiva esecuzione del busto in più grande formato, e forse modellato proprio in presenza dell’effigiato. Il volto di Apollonio è vivido, con i grandi occhi aperti e definiti fin nella pupilla, con la bocca sottile che quasi scompare sotto i lunghi baffi, che si congiungono alla folta barba lavorata con veloci tocchi di stecca.
Ritratto di Apollonio Massa | Vittoria Alessandro, Trento, 1525-Venezia, 1608 | 98ZR00006
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Entro una cornice architettonica centinata la Madonna tiene stretto il Bambino con la mano destra, mentre entrambi guardano la delicata rosa che lei tiene nella mano sinistra. Il rilievo in terracotta, con leggere tracce di doratura sulle aureole e sulla veste della Vergine, si può stilisticamente collocare nell’ambito della produzione dello scultore Donatello e, più precisamente, in quel momento nel quale aveva bottega con Michelozzo a Prato (1425-1438). La qualità del modellato, però, non consente un’attribuzione al maestro, ma solo una più cauta derivazione da un originale di Donatello, replicato da un plasticatore toscano attivo in quegli stessi anni.
Madonna col Bambino | Scultore toscano (da Donatello) | 58MR00118
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Acquistato sul mercato fiorentino da Giovanni Morelli, questo angelo in terracotta è opera dello scultore Benedetto di Leonardo, originario di Maiano, una cittadina poco distante da Firenze. La scultura raffigura un giovane angelo dai capelli ricci che guarda verso l’alto, inginocchiandosi, mentre tiene le mani conserte al petto e il vento gonfia i panneggi della sua veste. Sebbene abbia perso le ali, due alloggiamenti sulla schiena testimoniano questa presenza in origine. Anche la policromia che lo ricopriva interamente è perduta e rimane visibile solo grazie ad alcuni lacerti di verde e di rosso che in principio dovevano ricoprire il mantello all’esterno e all’interno. Il modellato è minuzioso e delicato, soprattutto in particolari come i bottoncini della veste, o i boccoli, lavorati talvolta con gli strumenti, talvolta con le dita.
Angelo adorante | di Leonardo Benedetto detto Benedetto da Maiano (1442/ 1497) | 58MR00018
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I satiri sono delle figure mitologiche create nel mondo greco e romano e sono il risultato della fusione di una figura umana con quella di un caprone. Hanno busto, volto e braccia umane, ma zampe anteriori da capro, dotate di zoccoli, orecchie appuntite e, spesso, corna ritorte sul capo. Proprio per il loro rappresentare il mondo antico nella sua forma più animalesca, questi abitanti dei boschi ebbero grandissima fortuna nel Rinascimento e popolarono dipinti e sculture. I bronzetti furono tra le opere che li videro più raffigurati e venivano collezionati negli studioli degli eruditi. Questo satiro, opera della bottega di Severo Calzetta, è immortalato mentre si ubriaca bevendo da una patera, una scodella antica usata per i sacrifici.
Satiro bevente | bottega di Severo Calzetta, 1465-1475/ ante 1538 | 58SP00085
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Negli studioli degli eruditi del Rinascimento erano molti i piccoli oggetti in bronzo che avevano specifiche funzioni nell’attività di scrittura. Questo forzuto uomo inginocchiato che sostiene il mondo è Atlante, il titano condannato a sostenere la Terra per l’eternità, e in origine all’interno della sfera, divisa a metà, veniva contenuta una coppetta riempita di inchiostro, adoperato per scrivere. Oggetti come questo erano largamente prodotti dalla bottega di Severo Calzetta, un artista originario di Ravenna, che lavoro a Ferrara, ma soprattutto a Padova, specializzandosi nella lavorazione di piccole opere seriali in bronzo.
La parte superiore della sfera è un elemento moderno, creato per sostituire l’originale andato perduto.
Calamaio in forma di Atlante | bottega di Severo Calzetta, 1465-1475/ ante 1538 | 58SP00028