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Entro una cornice architettonica centinata la Madonna tiene stretto il Bambino con la mano destra, mentre entrambi guardano la delicata rosa che lei tiene nella mano sinistra. Il rilievo in terracotta, con leggere tracce di doratura sulle aureole e sulla veste della Vergine, si può stilisticamente collocare nell’ambito della produzione dello scultore Donatello e, più precisamente, in quel momento nel quale aveva bottega con Michelozzo a Prato (1425-1438). La qualità del modellato, però, non consente un’attribuzione al maestro, ma solo una più cauta derivazione da un originale di Donatello, replicato da un plasticatore toscano attivo in quegli stessi anni.
Madonna col Bambino | Scultore toscano (da Donatello) | 58MR00118
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Scuri è stato prima allievo, quindi insegnante e direttore della Scuola di pittura dell’Accademia Carrara. Il letterato e poeta dialettale Pietro Ruggeri, oltre che amico, fu uno dei primi sostenitori dell’artista e favorì il suo inserimento nell’ambiente intellettuale cittadino. Qui è raffigurato davanti allo scrittoio, sul quale sono appoggiati il primo tomo delle Rime bortoliniane uscito nel 1838, la sua opera d’esordio, L’universal pazzia e il Dizionario bergamasco-italiano, annunciato nel 1834 e mai portato a termine. Il foglio dispiegato sullo scrittoio allude al ruolo di fondatore e primo presidente, nel 1827, dell’Accademia Filarmonica della Fenice in borgo San Leonardo a Bergamo.
Ritratto del poeta Pietro Ruggeri da Stabello | Enrico Scuri, 1806/ 1884 | 06CB00186
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Attribuito a Vittore Carpaccio solo negli anni Sessanta del Novecento, questa tavoletta raffigura un giovane abbigliato con vesti rinascimentali, in piedi, al centro di un paesaggio con un bosco alla sua destra e un lago alla sua sinistra. Il dipinto risulta essere lo scomparto centrale di un trittico, del quale fanno parte altre due tavolette con due figure femminili. È proprio l’esistenza di queste due figure a far supporre che quello al centro sia un giovane Ercole, in abiti contemporanei, dubbioso se seguire la strada del Vizio o quella della Virtù, rappresentate dalle due figure femminili.
Giovane (Ercole?) al bivio | Carpaccio Vittore (1465 ca./ ante 1526) | 06AC00985
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Paesaggio con eremita in preghiera | Peruzzini Antonio Francesco, 1646/1647-1724 | 06AC01012
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Paesaggio con monaci in preghiera | Peruzzini Antonio Francesco, 1646/1647-1724 | 06AC01013
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Acquistata dalla Regione Lombardia sul mercato antiquario milanese, la tela è stata concessa in comodato all’Accademia Carrara di Bergamo nel 2000. Il dipinto raffigura uno scorcio del borgo di Vaprio d’Adda osservato dalla Casa Regia e risale al soggiorno lombardo dell’artista. Dal punto in cui Adda e Naviglio Martesana si separano, vediamo Villa Visconti di Modrone e Villa Melzi a sinistra e il campanile di Canonica d’Adda a destra. Dell’opera esistono un disegno preparatorio, ora al Museo di San Martino di Napoli, ed almeno sette repliche o varianti, tre delle quali datate, che si trovano a Holkham Hall, nella collezione del conte di Leicester (1717), a Roma, in collezione privata (1719) e sempre a Roma, in collezione Colonna (1719). Numerose sono anche le copie e varianti di bottega, una delle quali attribuita al veronese Pietro Brancaleone, a testimonianza del successo e della fortuna del soggetto.
Veduta di Vaprio d’Adda | Wittel Gaspar van detto Gaspare Vanvitelli, 1653/ 1736 | 06ACDP038
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Proveniente dall’altare maggiore della chiesa di San Martino a Torre Boldone, questo trittico è firmato e datato 1491 dallo pittore stesso, il muranese Bartolomeo Vivarini. Nonostante la perdita quasi totale della doratura che copriva i cieli, il dipinto permette di apprezzare la la maniera tarda di Bartolomeo: le scene sono costruite su diversi livelli di natura arida e rocciosa, dove la vegetazione cresce rada, e dove i santi poggiano i loro piedi nodosi, mentre i corpi dalla muscolatura netta e definita sono coperti da panneggi metallici, delineati attraverso colori acidi e abbaglianti. Sembra un paesaggio lunare e inospitale quello in cui si stagliano i santi di Vivarini, dove, come unico rappresentante del mondo animale compare in primo piano un cardellino, simbolo della passione di Cristo, che tiene con le zampe un rametto della corona di spine, con la quale si è macchiato di rosso sangue le piume attorno al becco.
San Martino e il povero, san Giovanni Battista, san Sebastiano (Trittico di Torre Boldone) | Vivarini Bartolomeo, 1430 ca./ 1498 | 58AC00021
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Giovan Antonio Pellegrini ha rivestito un ruolo da protagonista nell’ambito della pittura veneziana del Settecento per il suo stile spigliato e brillante, dal carattere completamente rococò. La sua educazione e il suo tirocinio artistico avvengono nella bottega di Paolo Pagani, con il quale collabora diversi anni, per poi arricchire la sua formazione a Roma, dove rimane colpito dalla pittura di Baciccio e di Luca Giordano, e a Venezia, dove a influenzarlo è soprattutto Sebastiano Ricci. Punto di svolta nel suo percorso è il matrimonio con Angela Carriera, sorella della celebre pittrice Rosalba Carriera, che gli apre le porte di una committenza internazionale, come testimoniano i numerosi incarichi che riceve dalle principali corti europee, da Vienna a Londra, dalla Moravia a Parigi. Il bozzetto dell’Accademia Carrara, forse da collegare ad un secondo di collezione privata raffigurante la Pigrizia, la Vigilanza e l’Utilità, venne realizzato in occasione di una prestigiosa quanto sfortunata committenza ricevuta dal pittore nella capitale francese: la decorazione del soffitto della Sala del Consiglio della Banque Royale eseguita nel 1619 e distrutta appena due anni dopo. Le descrizioni consentono di riconoscere nella parte inferiore il gruppo della Poesia, delle Scienze della Storia che scrive sulle ali del Tempo; in alto compaiono Minerva armata, Mercurio e la Verità alata che suona la tromba.
Allegoria delle Scienze, della Poesia e della Storia | Pellegrini Giovanni Antonio, 1675/ 1741 | 06AC00959
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Ritratto di un podestà | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 58ACDP006
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Piccio fu uno dei più promettenti allievi di Diotti, il quale promosse l’attività di quel talentuoso discepolo presso la classe dirigente cittadina e personaggi come Giovanni Maironi da Ponte, scienziato, naturalista ed esperto di statistica. Fu, tra l’altro, autore del Dizionario odeporico della provincia bergamasca (1819), in cui profuse l’esito delle sue ricerche naturalistiche e statistiche, ma anche la capillare conoscenza del patrimonio artistico locale. Nel dipinto si leggono le esperienze iniziali del giovane pittore: la disciplina al disegno di gusto neoclassico convive con l’espressività del colore e con la schiettezza lombarda, che rende la pelle del volto morbida e sottile, i capelli una nuvola vaporosa.
Ritratto di Giovanni Maironi da Ponte | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06CB00172