Home » placchetta » Pagina 2
La grande placchetta raffigura una figura femminile, Didone, che si trafigge il petto con un pugnale. Attorno a lei si apre un paesaggio, con edifici, paesi, alberi e specchi d’acqua, mentre alla sua sinistra, in primo piano, arde un alto fuoco. Ai piedi dell’albero sul quale lei si appoggia si nota una targa, sulla quale si leggono le iniziali dell’artista “AR”, per Andrea Riccio. Stando al racconto di Virgilio, Didone era la regina di Cartagine e morì suicida dopo l’abbandono da parte di Enea. Il rogo in primo piano è quello sul quale lei si gettò dopo essersi trafitta a morte.
La morte di Didone | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0529
Home » placchetta » Pagina 2
Questa placchetta è senza dubbio la più replicata tra quelle prodotte in epoca rinascimentale. Inventata dal veronese Galeazzo Mondella, detto il Moderno, questa Crocifissione mostra un campo diviso in due parti: nel terzo superiore si stagliano, intervallate solo da alcune alabarde e lance, le tre figure di Cristo e dei ladroni crocifissi; mentre nei due terzi inferiori si accalcano figure di soldati vestiti, nudi, dorati di elaborati elmi e si distinguono, persino, due cavalieri. Solo nell’area più in basso a sinistra scorgiamo i dolenti: san Giovanni, la Maddalena abbracciata alla croce e le tre Marie accasciate a terra.
Crocifissione | Moderno (Galeazzo Mondella), Verona, 1467-1528 | 22SCP0103
Home » placchetta » Pagina 2
Attribuita a Riccio non solo grazie alla modellazione del diritto, ma anche in base all’analisi del rovescio, tecnicamente tipico della sua bottega, questa placchetta raffigura la purificazione dell’eroe Teseo dopo l’uccisione di molti nemici, narrata da Plutarco. Nel rilievo Teseo compare due volte: al centro, nudo, celebrato da un altrettanto nuda Vittoria alata, simbolo dei suoi trionfi bellici; sulla destra, invece, compare genuflesso mentre aiuta il sacerdote nell’atto di sacrificare un toro, accompagnato da musici e da una figura di vecchio che regge un ramo di alloro per benedire l’azione.
Purificazione di Teseo | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0094
Home » placchetta » Pagina 2
Modellata e fusa da un maestro ancora sconosciuto, che prende il nome convenzionale di Maestro di Orfeo e Orione proprio grazie questa placchetta (e una seconda, inv. 22SCP0543), questo rilievo circolare raffigura una scena del mito del cantore Orfeo che scende agli inferi per riprendere la sua consorte, Euridice, a patto di non guardarla mai durante la permanenza nel mondo dei morti. In questa immagine Orfeo è rappresentato nel momento in cui, non riuscendo a trattenersi, guarda Euridice, seminuda e trattenuta da un demone alato, e la perde per sempre.
Orfeo ed Euridice agli inferi | Maestro di Orfeo e Arione, Padova?, XVI secolo | 22SCP0538
Home » placchetta » Pagina 2
Nella placchetta è rappresentato il momento in cui Venere, la madre, preso il figlio Cupido per i capelli, sta per punirlo per i danni che costantemente creava scoccando frecce e facendo innamorare chiunque gli capitasse a tiro. Realizzato con un solo getto di bronzo, il rilievo è decisamente aggettante e sembra quasi una piccola scultura pronta a staccarsi dal fondo sul quale è collocata. Già attribuita a Gian Maria Mosca, detto il Padovano, la Venere è invece opera di Andrea Briosco detto il Riccio, come conferma un’edizione del Museo Correr di Venezia che presenta una “R” al verso, marca tipica dell’artista trentino.
Venere punisce Cupido | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0535
Home » placchetta » Pagina 2
Racchiusa entro un’elaborata cornice in legno d’ebano con applicazioni in metallo, vediamo una placchetta rettangolare in argento raffigurante l’arrivo dei Magi presso la capanna dove è da poco nato Gesù. Questo rilievo è una replica di una prima edizione fusa in argento dal tedesco Matthias Wellbaum per il convento benedettino di Lambach, presso Salisburgo, in Austria. In una capanna diroccata si riparano Giuseppe, la Madonna e il Bambino e gioiscono dell’arrivo dei Magi che portano doni. La figura in primo piano sulla destra, con un voluminoso turbante, è anche accompagnata da un cane.
Adorazione dei Magi | Matthias Wallbaum, Kiel (Germania), 1554-Augusta (Germania), 1632 | 22SCP0426
Home » placchetta » Pagina 2
Questa Pace è frutto dell’insieme di due differenti elementi: un cristallo inciso raffigurante la Sacra Famiglia con un angelo e una complessa cornice in argento e smalti con putti reggifestone (alla base), putti-delfino con cornucopie (in alto) e un Padre Eterno benedicente collocato nel timpano. Se il cristallo inciso sembra poter essere associato alla produzione boema della fine del XVI secolo, la cornice è affine alla produzione degli orefici veneziani tra Sei e Settecento. La maniglia posteriore, creata per sollevare la Pace, è in forma di arpia, con volto femminile, lunghissimo collo, e grandi ali.
Adorazione del Bambino | Incisore boemo, Boemia (Repubblica Ceca), XVI-XVII secolo | 22SCP0447
Home » placchetta » Pagina 2
Siamo di fronte ad una grande placchetta di soggetto sacro: un’Adorazione dei Pastori datata 1561, in basso, nella sezione del capitello in centro, e recante in alto, sulla trabeazione del poderoso edificio in secondo piano, l’iscrizione “PARM INVENIT”. La fattura di questo rilievo è raffinatissima, perché alla fusione l’artista ha fatto seguire un meticoloso lavoro di cesello per sottolineare le trame delle stoffe, i capelli, i particolari architettonici, dorando anche buona parte della placchetta. Solo in tempi recenti lo studioso Michael Riddick ha proposto di attribuire questa, e altre placchette affini già etichettate sotto il nome di “Maestro del 1561” a Giovanni Antonio Polacini, un armaiolo di origine romana attivo nell’area milanese nella seconda metà del 500.
Adorazione dei Pastori | Maestro del 1561 (Giovanni Antonio Polacini?), Nord Italia, XVI secolo | 22SCP0321
Home » placchetta » Pagina 2
All’interno di un tempio sorretto da imponenti colonne corinzie, si ergono tre figure realizzate in argento sbalzato: sono Cristo risorto, che tiene ancora i piedi sul sarcofago, e ai suoi lati san Marco con un libro in mano, e san Nicola, riconoscibile per il pastorale, la mitra e le tre palle dorate in mano. Questo piccolo altarolo per la devozione privata fu probabilmente realizzato da un argentiere veneziano, come testimonia il punzone con il Leone di San Marco al centro del sarcofago, verso la fine del XVI secolo. È anche possibile, poi, che in quello che ora è una capsella occlusa alla destra del volto di Cristo, si conservasse una reliquia.
Cristo risorto tra san Marco e san Nicola | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0434
Home » placchetta » Pagina 2
Questo piccolo tabernacolo in legno reca, al centro, un ovale in vetro sul quale è applicato un sottilissimo bassorilievo dorato raffigurante la Madonna, Giuseppe e due pastori in adorazione del Bambino. La firma in basso a destra “IOANNES ANT(ONIU)S V. F(ECIT)”, permette di associare l’invenzione di questo rilievo a Giovanni Bernardi, un famosissimo incisore di cristalli di origine emiliana, che firmò “IOANNES” una composizione pressoché identica a questa (conservata presso il Victoria & Albert Museum di Londra). Questo esemplare, con alcune modifiche iconografiche, presenta anche l’aggiunta di un altro nome nello spazio della firma, quello di “ANTONIUS V.” che resta ancora sconosciuto.
Adorazione dei pastori | Antonio V.; copia da Giovanni Bernardi, Castelbolognese (Ravenna), 1494-Roma, 1539 | 22SCP0458