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Impiegato alla corte estense di Ferrara come gioielliere, Amadio colse subito le potenzialità delle medaglie da poco inventate da Pisanello e si mise al servizio del marchese Leonello anche per questo genere di produzione artistica. In questa medaglia, dove al diritto si staglia l’inconfondibile profilo del marchese di Ferrara con la sua zazzera riccia, al rovescio compare una lince bendata seduta sopra un cuscino.
La lince è presente anche sulle monete, sui sigilli estensi e anche al rovescio di un dipinto di Rogier van der Weyden (Metropolitan Museum, New York con un ritratto di Francesco I d’Este). L’interpretazione di questo emblema ruota attorno al tema della capacità del sovrano di vedere e controllare tutto (tipico di un felino come la lince), ma di essere anche in grado di dissimulare questa conoscenza per il bene dello stato (la benda sugli occhi).
Leonello d’Este / Lince bendata | Amadio da Milano (Amadio Riva da Castronago), Ferrara, doc. 1437-1484 | 22SCM0007
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La medaglia fu probabilmente fusa per celebrare la Pace di Cremona, un patto sancito il 20 novembre del 1441 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano per la spartizione del nord Italia. Filippo Maria Visconti era il signore di Milano e Pisanello lo aveva già raffigurato in un minuzioso disegno (Louvre), forse preparatorio per la medaglia. Il duca è rappresentato al diritto con una singolare berretta all’italiana, rigida sulla fronte, poi floscia nella parte superiore, e con una raffinata veste damascata, sulla quale spicca, l’emblema della colombina entro una ghirlanda sormontata dalla corona ducale.
Al rovescio, entro un brullo paesaggio roccioso, Visconti è riconoscibile nel cavaliere in armi sul cavallo rivolto verso sinistra, perché il suo cimiero termina con il biscione visconteo che mangia il saraceno, presente sul suo stemma di famiglia. Sulla destra si vedono due scudieri, anch’essi a cavallo, e in fondo, in secondo piano una figura femminile nuda che brandisce una spada, è in piedi su una cupola che pare essere quella del battistero di Cremona, dietro il quale si staglia anche il campanile, detto il Torrazzo.
Filippo Maria Visconti / Visconti in armi con scudieri | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0424
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Fu solo nell’ottobre 1441, quando sposò Bianca Maria Visconti, che Francesco Sforza assunse il titolo di signore di Cremona che possiamo leggere nella legenda del diritto di questa medaglia fusa da Pisanello. Al diritto, il volto di Francesco è quasi schiacciato sotto un’alta berretta alla capitanesca con la calotta rigonfia e una pesante armatura a lame chiusa sul collo da due fettucce.
È forse il rovescio, il lato più accattivante della medaglia: una testa di cavallo si staglia sul disco di bronzo, accostata ad una pila di libri, simbolo di cultura, e ad una spada, riferimento al mestiere di capitano di ventura svolto dallo Sforza. Il riferimento per la testa di cavallo, invece, va cercato nella monetazione antica, da sempre fonte di ispirazione per le medaglie di Pisanello, e più precisamene in una moneta cartaginese in argento, con al centro del rovescio proprio una testa di cavallo.
Francesco Sforza / Testa di cavallo | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0545
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Quando risiedette a Ferrara, presso la corte estense, Pisanello realizzò più di una medaglia con il profilo del marchese Leonello. In questo raffinato bronzo il ritratto di Leonello, che coincide con quello dipinto dall’artista negli stessi anni, è rivolto verso destra e indossa un’armatura con motivo a squame, mentre attorno alla sua testa corre la legenda con il titolo di marchese intervallato a ramoscelli d’ulivo.
L’enigmatico rovescio mostra un triplice volto infantile, ai lati del quale, sempre appesi a rami d’ulivo, stanno due ginocchielli d’armatura. L’emblema, già presente in alcuni disegni di Pisanello, è stato interpretato iconografia della prudenza, della cautela e dello spirito d’osservazione necessario al marchese per governare anche in tempo di pace.
Leonello d’Este / Triplice volto infantile | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0004
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Nel 1438 l’imperatore d’Oriente Giovanni VIII Paleologo giunse a Ferrara, alla corte estense, per discutere con papa Eugenio IV circa la possibilità di riunire la chiesa cattolica e quella ortodossa. Fu proprio in occasione di questo viaggio italiano dell’imperatore che il pittore Pisanello, già passato dalla Mantova dei Gonzaga, alla Ferrara degli Este, fu chiamato a realizzarne un ritratto che rimanesse a imperitura memoria e così l’artista inventò la prima medaglia fusa del Rinascimento.
L’iconico ritratto di Giovanni VIII, con lo skiadon (questo il nome del copricapo puntuto) calzato sulla testa e una corta barba all’orientale, è associato a una effigie a figura intera dell’imperatore mentre, in sella ad un cavallo, si volge in preghiera verso un crocifisso.
Giovanni VIII Paleologo / L’imperatore a cavallo in preghiera | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0001
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Giuliano della Rovere / Figura femminile su una nave | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0378
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Isotta degli Atti / Angelo con ghirlanda | Matteo de’ Pasti (Verona, ante 1410 – Rimini, 1467) | 22SCM0452
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Sigismondo Pandolfo Malatesta / Braccio con verga di betulla | Matteo de’ Pasti (Verona, ante 1410 – Rimini, 1467) | 22SCM0015
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Borso d’Este / Fiore con picchiotto | Amadio da Milano (Amadio Riva da Castronago), Ferrara, doc. 1437-1484 | 22SCM0461
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Isotta degli Atti / Elefante su prato fiorito | Matteo de’ Pasti (Verona, ante 1410 – Rimini, 1467) | 22SCM0012