Sigismondo Pandolfo Malatesta / Malatesta in armi tra le sue imprese | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0003
Tipologia oggetto: medaglia
Orfeo scende agli inferi
Modellata e fusa da un maestro ancora sconosciuto, che prende il nome convenzionale di Maestro di Orfeo e Orione proprio grazie questa placchetta (e una seconda, inv. 22SCP0538), questo rilievo circolare raffigura una scena del mito del cantore Orfeo che scende agli inferi per riprendere la sua consorte, Euridice, a patto di non guardarla mai durante la permanenza nel mondo dei morti. Questa è la prima scena della storia, durante la quale si vede Orfeo di spalle, reggente la sua cetra, nell’atto di scendere agli inferi, rappresentati come un antro roccioso popolato da mostri cornuti e alati.
Orfeo scende agli inferi | Maestro di Orfeo e Arione, Padova?, XVI secolo | 22SCP0543
Borghese Borghesi / Minerva
Borghese Borghesi era un giureconsulto senese e ambasciatore della Santa Sede, a partire dal 1466, sotto il pontificato di Pio II. Nel settembre del 1479 prese parte alla battaglia di Poggio Imperiale, fase finale dello scontro che vide contrapporsi Firenze alla vittoriosa Repubblica di Siena. Borghesi, dalla parte di questa, ottenne il titolo di cavaliere e di pater patriae, come si legge sulla medaglia, al rovescio della quale è raffigurata la dea Minerva, simbolo di giustizia. Questa medaglia, prima di entrare nella collezione di Mario Scaglia, fu tra i beni del banchiere senese Agostino Chigi, nel cui inventario compare alla data del 1674.
Borghese Borghesi / Minerva | Francesco di Giorgio Martini, Siena, 1439-1501 | 22SCM0050
Cristo / Inscrizione
Questa medaglia devozionale, raffigurante il busto di Cristo, è attribuibile per ragioni stilistiche al fiorentino Niccolò di Forzore Spinelli, prolifico medaglista attivo a Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Calato nella cultura artistica del suo tempo, lo scultore doveva avere ben presente il modo di dipingere di Botticelli, perchè i dipinti di Sandro risultano fonte di ispirazione per le medaglie di Niccolò. Il dipinto con il Cristo redentore dell’Accademia Carrara sembra, infatti, il precedente puntuale al quale Spinelli sembra essersi ispirato per modellare nella medaglia il busto di Cristo.
Cristo / Inscrizione | Niccolò Fiorentino (Niccolò di Forzone Spinelli), Firenze, 1430-1514 | 22SCM0394
Federico III / L’imperatore e il papa su Ponte Sant’Angelo
Modellata dal fiorentino Bertoldo di Giovanni, ultimo allievo di Donatello, questa medaglia raffigura l’imperatore Federico III e, al rovescio, celebra l’incontro che avvenne sul Ponte Sant’Angelo, a Roma, tra lui e il pontefice Sisto IV. In questa affollata immagine, vediamo al centro il ponte sul fiume Tevere, percorso da un scritta contenente la data del 1469, mentre sopra di esso giungono il pontefice a cavallo (da sinistra) e l’imperatore altrettanto a cavallo (da destra), circondati da personaggi diversi in armi.
Federico III / L’imperatore e il papa su Ponte Sant’Angelo | Bertoldo di Giovanni, Firenze, att.1455-Poggio a Caiano (Prato), 1491 | 22SCM0081
Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia
Stando ai documenti, Niccolò Tempesta fu il notaio trevigiano di Lorenzo Lotto e il medaglista che lo raffigurò in questa medaglia, il bresciano Fra Antonio, all’inizio del Cinquecento gravitava proprio nel contesto trevigiano nel quale operava anche il pittore. Al diritto vediamo il busto del notaio, con il volto pingue e i capelli lisci e gonfi; al rovescio, invece, un drago alato appoggiato ad una roccia tiene con il becco una bilancia che può essere letta come metafora del suo ruolo di guardiano (drago) della giustizia (bilancia).
Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia | Fra Antonio da Brescia, Treviso, doc. 1487-1514 | 22SCM0139
Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio
Isabella Capua Gonzaga, principessa di Molfetta, era la moglie di Ferrante Gonzaga, il governatore di Milano durante il dominio spagnolo. Era anche la madre di Ippolita Gonzaga, fanciulla più volte effigiata in medaglia da Jacopo Nizzola da Trezzo, uno dei più prolifici medaglisti ed incisori di cristalli del panorama milanese della metà del Cinquecento. In questo micro-ritratto, firmato da Nizzola, la vediamo contrapposta ad una scena di sacrificio, nella quale una donna riccamente abbigliata con una lunga veste e un copricapo è raffigurata vicino ad un’ara sulla quale arde il fuoco sacro. Potrebbe essere la stessa Isabella, circondata da parole traducibili con “umilmente casta”, in riferimento alla condotta morale della donna.
Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0197
Mattia Ugoni / Bilancia entro ghirlanda
Se resta ancora ignoto lo scultore che modellò questa medaglia, è invece celebre il vescovo che vi è effigiato: il bresciano Mattia Ugoni, vescovo della veneziana Famagosta dal 1510 e dal 1531 di stanza a Brescia, dove divenne committente del pittore Alessandro Bonvicino detto Moretto. Al diritto lo vediamo di profilo verso sinistra, con la berretta rigonfia e la mozzetta talare liscia con il cocullo (cappuccio). Al rovescio leggiamo un’iconografia ancora da interpretare: una foglia di palma e una di alloro creano una ghirlanda entro la quale è rappresentata, in perfetto equilibrio, una bilancia a due bracci.
Mattia Ugoni / Bilancia entro ghirlanda | Scultore bresciano | 22SCM0133
Argentina Pallavicini Rangoni / Scena allegorica
Argentina Pallavicini era figlia del marchese di Zibello, un piccolo feudo tra il ducato di Milano e quello di Parma e Piacenza, e visse tra Modena, Venezia e Ancona. Sposatasi con il conte Guido Rangoni, è conosciuta anche con il cognome del marito e nota per la sua attività letteraria. La Pallavicini, infatti, è ricordata come botanica e anche come prolifica poetessa in lingua volgare, ma purtroppo nulla ci resta della sua produzione poetica. In questa bellissima medaglia attribuita ad Antonio Vicentino, Argentina è raffigurata al diritto con abiti raffinatissimi alla moda del tempo, e al rovescio coronata di alloro da una Vittoria alata.
Argentina Pallavicini Rangoni / Scena allegorica | Antonio Vicentino, Venezia, att. 1525-1550 | 22SCM0385
Girolama Sacrati
Dopo aver lavorato come creatore di vetrate, Pastorino si dedicò alla creazione di piccoli ritratti in cera, anche policroma, molti dei quali diventarono modelli per medaglie. In questo micro-ritratto Pastorino immortala Girolama Sacrati, nobildonna di una famiglia ferrarese, forse figlia di Aldobrandino Sacrati, ambasciatore estense a Mantova e in Francia. Le informazioni su di lei sono poche, ma è ricordata nel gruppo di dame che attorniavano Isabella d’Este, in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Estense di Modena. In questa medaglia è raffigurata con una complessa acconciatura stretta da fili di perle e con una veste dalla delicata trama a rete e dall’alto colletto.
Girolama Sacrati | Pastorino de’ Pastorini, Castelnuovo Berardenga (Siena), 1508-Firenze, 1592 | 22SCM0203