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Riconosciuta dallo stesso Mario Scaglia come opera inedita dello scultore fiorentino Adriano dei Maestri, detto Adriano Fiorentino, questa medaglia raffigura Giuseppe Colombini, originario di Parma e amico fraterno di Lorenzo de’ Medici, come testimoniano diverse lettere conservate presso l’Archivio di Stato di Firenze. L’incontro tra effigiato e artista avvene però a Napoli, dove Adriano si trasferì nel 1488 e dove Colombini ottenne l’incarico della reggenza del tribunale della Gran Corte della Vicaria di Napoli. Resta ancora misteriosa l’interpretazione del rovescio.
Giuseppe Colombini / Palma con spada e libro | Adriano Fiorentino (Adriano dei Mestri), Firenze,1450/1460-1499 | 22SCM0103
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Avvicinabile per ragioni stilistiche alla produzione dell’ancora poco noto scultore Antonio Vicentino, questa medaglia raffigura uno dei letterati più noti del Cinquecento: Pietro Aretino. Immortalato al diritto, rivolto verso sinistra, con barba e capelli folti, una veste con collo di pelliccia e una lunga catena attorno al collo, il busto di Aretino è contrapposto ad una complessa iconografia che si ritrova anche nella marca tipografica dello stampatore veneziano Francesco Marcolini. La Verità, una figura femmibile nuda, seduta su una roccia, viene incoronata da una Vittoria alata, mentre schiaccia con il piede destro un satiro, personificazione dell’Odio. Dal cielo, Giove assiste alla scena reggendo una saetta con la mano destra.
Pietro Aretino / La Verità schiaccia l’Odio | Antonio Vicentino, Venezia, att. 1525-1550 (?) | 22SCM0113
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Modellata e fusa dallo scultore bresciano Maffeo Olivieri, questa medaglia raffigura il vescovo Altobello Averoldi, celebre committente di Tiziano Vecellio. Al diritto lo si scorge di profilo, rivolto verso destra con la gonfia berretta quadriloba sul capo e con la veste talare, caratterizzata da fitte pieghe. Il rovescio, con due uomini che cercano ci coprire una donna nuda, la Verità, svela l’occasione di creazione della medaglia, ovvero un episodio avvenuto nel 1518, quando Altobello ottenne dagli organi di giustizia della Serenissima l’esilio per un tale della famiglia Martinengo che aveva violato la giorvane figlia di un suo parente Averoldi.
Altobello Averoldi / Due uomini velano la Verità | Maffeo Olivieri, Brescia, 1484-post 1543 | 22SCM0138
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Il medaglista svizzero Petere Paul Börner era impiegato come incisore presso la zecca pontificia e si occupava anche della modellazione delle medaglie papali da fondere in bronzo o metalli preziosi. Questa grande medaglia in bronzo dorato raffigura, al diritto, il busto di papa Innocenzo XII, con il triregno e lo stolone decorato con la resurrezione di Lazzaro. Al rovescio è celebrata la costruzione della Dogana di mare a Ripa Grande, un porto fluviale realizzato a partire dal 1693 su progetto dell’architetto Mattia de Rossi. L’edificio fu demolito nel 1919 per fare spazio al ponte Sublicio.
Innocenzo XII / La Dogana di mare a Ripa Grande | Peter Paul Börner, Lucerna, 1657-Roma, 1727 | 22SCM0252
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Fu solo nel 1589 che l’architetto ticinese Domenico Fontana portò a termine l’importante impresa commissionatagli da papa Sisto V di spostare ed erigere ben quattro obelischi egiziani antichi che allora si trovavano nell’Urbe. Se il primo, quello di piazza San Pietro, fu eretto già nel 1586, per gli altri ci volle più tempo, ma nel 1589 il lavoro era concluso e Fontana aveva posizionato obelischi anche davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e in piazza del Popolo. Questa medaglia, coniata dal fiorentino Domenico Poggini, celebra la conclusione dell’impresa e, al rovescio, mostra tutti e quatto gli obelischi egiziani.
Domenico Fontana / Quattro obelischi | Domenico Poggini, Firenze, 1520-Roma, 1590 | 22SCM0462
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Era il 10 settembre 1586 quando Domenico Fontana, architetto ticinese, concluse lo spostamento e l’erezione dell’obelisco egiziano, giunto a Roma da Alessandria al tempo dell’imperatore Caligola, e traslato a fine Cinquecento in piazza San Pietro per volere di papa Sisto V. In questa medaglia coniata dal fiorentino Domenico Poggini, attivo a Roma per la zecca vaticana, al diritto vediamo il profilo dell’architetto, rivolto verso destra, con una veste liscia terminante con una sottile gorgiera e una catena con medaglione al collo; mentre al rovescio si staglia al centro del campo l’obelisco vaticano con la data del 1586 all’esergo.
Domenico Fontana / Obelisco | Domenico Poggini, Firenze, 1520-Roma, 1590 | 22SCM0408
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Il siciliano Matteo Barresi era il marchese del feudo di Pietraperzia, in provincia di Enna, che con lui, tra Quattro e Cinquecento, divenne una raffinata corte al cui centro si trovava un castello abbellito da opere d’arte. Questo piccolo busto ritrae il marchese frontalmente, abbigliato secondo la moda del tempo, fu modellato dal più importante scultore allora attivo in Sicilia, Antonello Gagini, del quale resta solo un’altra opera in bronzo. Più che di una vera e propria medaglia, per questo ritratto metallico di Matteo Barresi, è appropriato parlare di scultura, perché busto e disco bronzei furono fusi come due parti separate e autonome, poi unite nell’opera che ci troviamo di fronte.
Il medaglione, infine, vanta anche una provenienza illustre, perché prima di entrare nella collezione Scaglia era stato in quella del senese Agostino Chigi e compare nell’inventario del suo Palazzetto di Ariccia, un manoscritto conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e datato 1647.
Busto di Matteo Barresi di Pietraperzia | Antonello Gagini, Palermi, 1478-1536 | 22SCM0407
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L’inglese Maria I Tudor, nota anche come Maria la Sanguinaria, sposò Filippo II di Spagna il 25 luglio 1554, anno nel quale venne inventata e fusa in molti esemplari questa medaglia. L’iconografia del rovescio, una Pace che brucia delle armi, è metafora della restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra da parte di Maria, suggellato dal matrimonio con il cattolico re di Spagna. La storia però non fu dalla parte di Maria e la sorella Elisabetta I, che le succedette, riportò il regno nel solco della religione anglicana.
Il ritratto al diritto non è una schietta invenzione del medaglista milanese Jacopo da Trezzo, ma traspone in rilievo un ritratto del pittore di corte Anthonis Mor (conservato in due diversi esemplari, al Prado di Madrid e all’Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston).
Maria I Tudor / La Pace | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0392
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Leone Leoni fu per diversi decenni lo scultore della corte imperiale e i primi lavori che fece per Carlo V furono proprio delle medaglie. Questa medaglia, in particolare, non fu un’invenzione solo di Leoni, ma lo scultore modellò il ritratto dell’imperatore partendo da un dipinto di Tiziano Vecellio. Il dipinto, oggi perduto a causa di un incendio, ritraeva Carlo con la moglie, Isabella d’Aviz di Portogallo e siamo fortunatamente in grado di conoscerlo grazie a una copia che di questo dipinto fece Peter Paul Rubens (oggi conservata al Palacio de Liria di Madrid). L’atmosfera privata del dipinto, e quindi della medaglia, mostra Carlo non in armatura, ma in abiti civili, con una berretta piatta e una veste, che lascia comunque intravvedere il collare dell’ordine del Toson d’oro.
Carlo V d’Asburgo | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590; Vecellio Tiziano | 22SCM0511
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In questa grande medaglia di bronzo l’imperatore Carlo V è raffigurato al massimo della sua gloria bellica. Indossa una raffinatissima armatura decorata sul petto da racemi vegetali, tra i quali spunta una protome ferina, porta una fascia trasversale di tessuto e il collare dell’ordine del Toson d’oro, il più importante ordine cavalleresco del Cinquecento. Il capo dell’imperatore è anche cinto da una corona di alloro, come era d’uso tra gli imperatori della Roma antica. Al rovescio si legge una metafora del suo regno, ovvero la battaglia di Giove contro i Giganti, per la modellazione della quale Leone Leoni si ispirò alla stessa scena dipinta da Perin del Vaga nel palazzo Doria di Genova.
Carlo V / Giove in lotta contro i Giganti | Leone Leoni, Arezzo, 1509-Milano, 1590 | 22SCM0533