Veduta di Vaprio d’Adda

Acquistata dalla Regione Lombardia sul mercato antiquario milanese, la tela è stata concessa in comodato all’Accademia Carrara di Bergamo nel 2000. Il dipinto raffigura uno scorcio del borgo di Vaprio d’Adda osservato dalla Casa Regia e risale al soggiorno lombardo dell’artista. Dal punto in cui Adda e Naviglio Martesana si separano, vediamo Villa Visconti di Modrone e Villa Melzi a sinistra e il campanile di Canonica d’Adda a destra. Dell’opera esistono un disegno preparatorio, ora al Museo di San Martino di Napoli, ed almeno sette repliche o varianti, tre delle quali datate, che si trovano a Holkham Hall, nella collezione del conte di Leicester (1717), a Roma, in collezione privata (1719) e sempre a Roma, in collezione Colonna (1719). Numerose sono anche le copie e varianti di bottega, una delle quali attribuita al veronese Pietro Brancaleone, a testimonianza del successo e della fortuna del soggetto.

Veduta di Vaprio d’Adda | Wittel Gaspar van detto Gaspare Vanvitelli, 1653/ 1736 | 06ACDP038

Ritratto di Giovanni Maironi da Ponte

Piccio fu uno dei più promettenti allievi di Diotti, il quale promosse l’attività di quel talentuoso discepolo presso la classe dirigente cittadina e personaggi come Giovanni Maironi da Ponte, scienziato, naturalista ed esperto di statistica. Fu, tra l’altro, autore del Dizionario odeporico della provincia bergamasca (1819), in cui profuse l’esito delle sue ricerche naturalistiche e statistiche, ma anche la capillare conoscenza del patrimonio artistico locale. Nel dipinto si leggono le esperienze iniziali del giovane pittore: la disciplina al disegno di gusto neoclassico convive con l’espressività del colore e con la schiettezza lombarda, che rende la pelle del volto morbida e sottile, i capelli una nuvola vaporosa.

Ritratto di Giovanni Maironi da Ponte | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06CB00172

Madonna col Bambino e angeli

Di origine toscana, il pittore Bernardino Fungai rappresenta quella raffinata stagione dell’arte senese a cavallo tra Quattro e Cinquecento, fatta di ori, lineamenti delicati e forme aggraziate. Questo dipinto, raffigurante la Madonna con il Bambino e due angeli, si trova in deposito all’Accademia Carrara dalla chiesa di Sant’Alessandro della Croce di Bergamo. La cornice modanata, dorata, incollata con raccordi stuccati e originariamente dorati, è originale.

Madonna col Bambino e angeli | attribuito a Fungai Bernardino, 1460 ca./ 1516 | 58ACDP013

Ritratto del conte Pietro Andrea Spini

Pietro Andrea Spini (1783-1855), era il figlio di Giovanni Spini di Albino, primo protettore del Piccio, e fratello di Anastasia, a sua volta immortalata dal pittore. In famiglia rivestiva un ruolo importante e dopo la morte del padre divenne l’amministratore del patrimonio degli Spini. Il pittore, che lo conosceva bene, lo ritrae in abito da mattina, insieme al suo cane, in un paesaggio arioso in cui si scorge il santuario della Madonna del Pianto. Nella mano esibisce l’attestato della medaglia d’oro vinta nel 1832 ad un concorso di sperimentazione agronomica.

Ritratto del conte Pietro Andrea Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00924

Ritratto della contessa Anastasia Spini

Allievo di Giuseppe Diotti alla Scuola di pittura dell’Accademia Carrara, Piccio era noto tra i contemporanei per il temperamento ribelle e irrequieto e la sua esistenza ritirata. Egli si dedicò con alterne fortune alla pittura di storia e di paesaggio, ma fu soprattutto uno straordinario ritrattista. La contessa Spini apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà di provincia particolarmente legata a Piccio e l’artista la immortala in una immagine memorabile. Nel ritratto Anastasia siede comodamente su una poltroncina rivestita in pelle e tiene tra le dita una presa di tabacco da fiuto; sembra avere abbandonato la lettura del libro di preghiere appoggiato sul tavolo e ci osserva con uno sguardo rassegnato e mite che il pittore ritrae con un’impudenza disarmante.

Ritratto della contessa Anastasia Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00925

Flora con mazzolino di rose

Il dipinto appartiene ad un gruppo di tele di analogo soggetto riconducibili all’ultima produzione dell’artista e databili verosimilmente intorno al 1868. Progressivamente, in una continua ricerca sulle potenzialità espressive del colore, Piccio giunge ad immagini che non sono ritratti di modelle ma piuttosto meditazioni su un tipo di bellezza morbida e fiorente. La definizione anatomica e fisionomica perde valore rispetto al gioco libero dei colori, sfrangiati e intrisi di luce, così da fornire un esempio di ricerca ai protagonisti della Scapigliatura italiana, a Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni in particolare.

Flora con mazzolino di rose | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804-1873 | 06AC00927