Autoritratto

Autoritratto | Peterzano Simone, 1535 ca./ 1599 | 06AC01051

Torquato Tasso che medita alcun poetico concetto

Il dipinto fu presentato nel 1835 alla mostra annuale dell’Accademia Carrara e dell’Accademia di Brera. Dopo quest esposizioni fu donato dall’autore all’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo per essere inizialmente collocato tra le tele e i marmi pantheon di glorie bergamasche allestito presso la sede del consesso accademico sita all’epoca sopra il Fontanone in Piazza Duomo. Enrico Scuri era diventato socio dell’Ateneo nel 1833, primo significativo riconoscimento di una carriera allora agli esordi ma che lo avrebbe portato nel 1846 a diventare Direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara, succedendo al suo maestro, Giuseppe Diotti.

Torquato Tasso che medita alcun poetico concetto | Enrico Scuri, 1806/ 1884 | 06CB00182

Ritratto dell’ingegnere idraulico Giovan Antonio Tadini

Figlio del conte Antonio Defendente Tadini e di Maria Guizzardi, Antonio Tadini (Romano di Lombardia, 30 gennaio 1754 – 14 luglio 1830) è stato un ingegnere e matematico, nonché docente di fisica presso il Collegio Mariano di Bergamo. Fu autore di importanti studi di ingegneria idraulica, tra gli altri le Tavole idro-metriche per la dispensa delle acque correnti per uso della Regia Città di Bergamo, pubblicato nel 1825. Diotti, direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara, lo ritrae nel 1826 proprio con in mano dei fogli di appunti manoscritti che si riferiscono chiaramente a questo trattato. L’ampia veduta sullo sfondo, che raffigura una veduta del ponte di Gorle sul Serio, è dovuta alla collaborazione di Pietro Ronzoni (Sedrina, 28 novembre 1781 – Bergamo, 29 aprile 1862), amico di Diotti e specialista nella pittura di paesaggio.

Ritratto dell’ingegnere idraulico Giovan Antonio Tadini | Giuseppe Diotti, 1779/ 1846 | 06CB00171

Ritratto della figlia Irene (Ragazza con rose)

Eseguito a Bergamo, nel 1898, il dipinto si situa a metà strada tra il ritratto e la scena di genere o di costume, un soggetto quest’ultimo frequentato da Tallone nel corso degli anni Novanta in opere come La massaia, inviata a Milano alla Triennale del 1894 (Milano, Galleria d’Arte Moderna), o La pastorella, esposta a Torino nel 1898, nei quali l’artista utilizza la moglie e i figli come modelli. In questa tela è raffigurata la primogenita Irene (Bergamo 1889 – Milano 1905), nata dal matrimonio con Eleonora Tango, che il pittore sposava a Roma il 18 aprile 1888. La giovane, che all’epoca della tela aveva nove anni, aveva già posato l’anno prima per un celebre ritratto che Tallone aveva inviato alla esposizione internazionale d’arte di Venezia e che ora si trova alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. In questo dipinto il padre sembra averla colta in un momento di riposo, come se la giovane fosse entrata nello studio dell’artista per osservarlo al lavoro. Irene è seduta e con la mano sorregge teneramente il capo. L’abbigliamento è quello di tutti i giorni: una grande gonna blu e una camiciola bianca dalle larghe falde. I lunghi cappelli si adagiano lungo le spalle, mentre il suo sguardo fissa un po’ annoiato lo spettatore. Sul tavolo accanto alla fanciulla si trovano alcune ciliegie che, oltre a ricordare l’arrivo dell’estate, compongono una deliziosa natura morta, mentre alle spalle della ragazza si notano le rose che danno il titolo al quadro. Realizzato da Tallone con l’abituale immediatezza e scioltezza esecutiva, il dipinto deve il suo fascino al fragile equilibrio trovato dall’artista tra l’aderenza al dato naturalistico e le convenzioni della scena di genere. Il patetismo un poco stucchevole che accompagnava sovente questo genere di raffigurazioni è abilmente evitato da Tallone a favore di una tenera immagine della giovinezza e dell’amore filiale.

Ritratto della figlia Irene (Ragazza con rose) | Cesare Tallone, 1853/ 1919 | 06CB00234

Ritratto del poeta Pietro Ruggeri da Stabello

Scuri è stato prima allievo, quindi insegnante e direttore della Scuola di pittura dell’Accademia Carrara. Il letterato e poeta dialettale Pietro Ruggeri, oltre che amico, fu uno dei primi sostenitori dell’artista e favorì il suo inserimento nell’ambiente intellettuale cittadino. Qui è raffigurato davanti allo scrittoio, sul quale sono appoggiati il primo tomo delle Rime bortoliniane uscito nel 1838, la sua opera d’esordio, L’universal pazzia e il Dizionario bergamasco-italiano, annunciato nel 1834 e mai portato a termine. Il foglio dispiegato sullo scrittoio allude al ruolo di fondatore e primo presidente, nel 1827, dell’Accademia Filarmonica della Fenice in borgo San Leonardo a Bergamo.

Ritratto del poeta Pietro Ruggeri da Stabello | Enrico Scuri, 1806/ 1884 | 06CB00186

Giovane (Ercole?) al bivio

Attribuito a Vittore Carpaccio solo negli anni Sessanta del Novecento, questa tavoletta raffigura un giovane abbigliato con vesti rinascimentali, in piedi, al centro di un paesaggio con un bosco alla sua destra e un lago alla sua sinistra. Il dipinto risulta essere lo scomparto centrale di un trittico, del quale fanno parte altre due tavolette con due figure femminili. È proprio l’esistenza di queste due figure a far supporre che quello al centro sia un giovane Ercole, in abiti contemporanei, dubbioso se seguire la strada del Vizio o quella della Virtù, rappresentate dalle due figure femminili.

Giovane (Ercole?) al bivio | Carpaccio Vittore (1465 ca./ ante 1526) | 06AC00985