Ritratto della contessa Anastasia Spini

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ca. 1840

Carnovali Giovanni detto Piccio

Tipo di oggetto
dipinto
Soggetto
Ritratto della contessa Anastasia Spini
Materia e tecnica
tela (pittura a olio)
Misure
altezza 133 cm; larghezza 88 cm
Acquisizione
donazione, Guffanti Pesenti fratelli, 1981
Edificio
Accademia Carrara
Settore/Area
Esposizione permanente
Piano
2
Sala
15
Numero di inventario
06AC00925
Bibliografia
Esposizione dei concorsi ai premi e delle opere degli artisti e dilettanti nell'Accademia Carrara in Bergamo, (Bergamo: 1838), n. 3; Caversazzi C., Notizia di Giovanni Carnovali, L'arte in Bergamo e l'Accademia Carrara, 1897, p. 212; Esposizione postuma delle opere di Giovanni Carnovali detto "il Piccio", (Milano: 1909), n. 211; Caprin G., Il ritratto italiano alla Mostra del ritratto a Firenze, Emporium, 1911, p. 243; Tarchiani N., La Mostra del Ritratto italiano dalla fine del XVI secolo al 1861, in Pala zzo Vecchio, Rassegna d'arte, 1911, p. 92; Marangoni M., La Mostra del ritratto italiano a Firenze, Vita d'arte, 1911, p. 18; Mostra del ritratto italiano dalla fine del secolo XVI all'anno 1961, (Firenze: 1923), n. 35; Bergamo A., Giovanni Carnovali (detto il Piccio), Rivista di Bergamo, 1925, p. 2150; Camelli I., Mostra del pittore Giovanni Carnovali detto il Piccio, (Cremona: 1929), n. 31; Verga G., La Mostra del Piccio, Cremona, 1929, p. 515; Caversazzi C., Giovanni Carnovali detto il Piccio, (Bergamo: 1933), p. 89; tavole/figure: t. 14; Maraini A., Mostra internazionale del ritratto dell'Ottocento, (Venezia: 1934), n. 9; Carrà C., Piccio, Quaderni di letteratura e d'arte, 1944, p. 10; Caversazzi C., Giovanni Carnovali detto il Piccio, (Bergamo: 1946), p. 51; tavole/figure: t. 27; Bianconi P., Bergamo tra Piccio e Lotto, Gazzetta di Bergamo, 1952, p. 9; Valsecchi M., Il Piccio, (Bergamo: 1952), n. 1; Maltese C., Storia dell'arte in Italia (1785-1943), (Torino: 1960), p. 49; Piceni E./ Cinotti M., La pittura a Milano dal 1815 al 1915, Storia di Milano, 1962, p. 488; Colacicchi G., Giovanni Carnovali, Kindlers Malerei Lexikon, 1964, v. I p. 639; Valsecchi M., Giovanni Carnovali il Piccio nelle collezioni private bergamasche, (Varese: 1970), pp. 1, 7; De Vecchi P. L., Giovanni Carnovali detto il Piccio. Formazione ed esordi, (Bergamo: 1973), p. 4; Il Piccio e artisti bergamaschi del suo tempo, (Milano: 1974), p. 47; Rossi F., Accademia Carrara. Donazioni 1979-1982, (Bergamo: 1983), pp. 16-17; Rossi F., La Galleria dell'Accademia Carrara in Bergamo, (Roma: 1987), p. 81 n. 1491; Rossi F., La ritrattistica 1800-1850, I pittori bergamaschi dell'Ottocento, 1992, v. I p. 20; Arte da Bergamo: un itinerario di capolavori, (Bergamo: 1994), p. 44; Rossi F., 4. Catalogo dei dipinti sec. XIX, (Bergamo: 1995), p. 102 n. 1491; Rossi F., Ritratti lombardi e veneti dalla Accademia Carrara, (Milano: 1996), p. 94; De Vecchi P./ Piatto M., Giovanni Carnovali detto il Piccio. Catalogo ragionato, (Milano: 1998), pp. 141-142 n. 56; Rossi F., Accademia Carrara. Itinerario didattico, (Bergamo: 1998), p. 21 v; Bandiera dipinta. Il tricolore nella pittura italiana 1797-1947, (Cinisello Balsamo: 2003), p. 122 n. 24; Piccio. L'ultimo romantico, (Milano: 2007), pp. 138-139; Ottocento. Da Canova al Quarto Stato, (Ginevra-Milano: 2008), pp. 176-177
Mostre
1838, Bergamo, Esposizione annuale; 1909, Milano, Permanente, Esposizione postuma delle opere di Giovanni Carnovali detto il "Piccio"; 1911, Firenze, Palazzo Vecchio, Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all'anno 1861; 1929, Cremona, Museo Civico Ala Ponzone, Mostra del pittore Giovanni Carnovali detto il Piccio; 1934, Venezia, XIX Biennale, Il ritratto dell'Ottocento; 1952, Bergamo, Palazzo della Ragione, Giovanni Carnovali, il Piccio; 1974, Bergamo, Palazzo della Ragione, Il Piccio; 1983, Bergamo, Accademia Carrara, Accademia Carrara. Donazioni 1979-1982; 1986, Bergamo, Accademia Carrara, Per una Galleria d'arte moderna; 1994, Roma, Arciconfraternita dei Bergamaschi, Arte da Bergamo; 1996, Ville de Luxembourg, Palais Cercle Municipal, Ritratti lombardi e veneti dalla Accademia Carrara; 1996, Milano, Fondazione Arte e Civiltà, Ritratti lombardi e veneti dalla Accademia Carrara; 22/3/2003-8/6/2003, Reggio Emilia, chiostri di S. Domenico, Bandiera dipinta. Il tricolore nella pittura italiana 1797-1947; 24/2/2007-10/6/2007, Cremona, Centro culturale di S. Maria della Pietà, Piccio l'ultimo romantico; 28/2/2008-10/6/2008, Roma, Scuderie del Quirinale, Ottocento. Da Canova al Quarto Stato; 8/2/2019-16/6/2019, Forli, Musei san Domenico, OTTOCENTO. L'ARTE DELL'ITALIA TRA HAYEZ E SEGATINI

Allievo di Giuseppe Diotti alla Scuola di pittura dell’Accademia Carrara, Piccio era noto tra i contemporanei per il temperamento ribelle e irrequieto e la sua esistenza ritirata. Egli si dedicò con alterne fortune alla pittura di storia e di paesaggio, ma fu soprattutto uno straordinario ritrattista. La contessa Spini apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà di provincia particolarmente legata a Piccio e l’artista la immortala in una immagine memorabile. Nel ritratto Anastasia siede comodamente su una poltroncina rivestita in pelle e tiene tra le dita una presa di tabacco da fiuto; sembra avere abbandonato la lettura del libro di preghiere appoggiato sul tavolo e ci osserva con uno sguardo rassegnato e mite che il pittore ritrae con un’impudenza disarmante.

Ritratto della contessa Anastasia Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00925

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Note storiche

Allievo di Giuseppe Diotti alla Scuola di pittura dell’Accademia Carrara, Piccio era noto tra i contemporanei per il temperamento ribelle e irrequieto e la sua esistenza ritirata. Egli si dedicò con alterne fortune alla pittura di storia e di paesaggio, ma fu soprattutto uno straordinario ritrattista. La contessa Spini apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà di provincia particolarmente legata a Piccio e l’artista la immortala in una immagine memorabile. Nel ritratto Anastasia siede comodamente su una poltroncina rivestita in pelle e tiene tra le dita una presa di tabacco da fiuto; sembra avere abbandonato la lettura del libro di preghiere appoggiato sul tavolo e ci osserva con uno sguardo rassegnato e mite che il pittore ritrae con un’impudenza disarmante.