Madonna col Bambino

Il dipinto è l’unica opera firmata e datata del figlio di Antonello da Messina e anche il solo lavoro che gli si possa assegnare con certezza. Alla morte del padre, nel febbraio del 1479, Jacobello ne ereditò la bottega impegnandosi a terminare le opere rimaste incompiute: tra queste va probabilmente annoverata la Madonna dell’Accademia Carrara, acquistata dal conte Giacomo Carrara prima del 1780. Nella costruzione potentemente tridimensionale dei volti, nello scorcio virtuosistico della mano che regge il bacile di vetro trasparente e nel paesaggio costiero, descritto con una minuzia che rammenta la pittura fiamminga, Jacobello riprende infatti alcune idee del padre, artista “non umano”, ossia inimitabile, come si afferma nel cartiglio appoggiato in bilico sul parapetto.

Madonna col Bambino | Jacopo (o Jacobello) di Antonello, 1455 ca./ ante 1488 | 58AC00184

Papa Innocenzo XII

Questa incisione ritrae papa Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli, e proprio al suo cognome fanno riferimento le tre pignatte che si stagliano nel campo del suo stemma, qui raffigurato in basso, sormontato dalle chiavi decussate e dal triregno, ottenuto con il soglio pontificio. Entro un ovato costruito con foglie di varie fogge, vediamo il papa di tre quarti, abbigliato con camauro e mozzetta dotata di stolone ricamato a volute. Sull’illusionistico piedistallo che sorregge questo ovato compare un’iscrizione che dichiara la data di elezione, il 12 luglio 1691, e il nome degli stampatori-editori che produssero questa stampa, ovvero la famiglia De Rossi, celebre nella Roma del XVII e XVIII secolo.

Papa Innocenzo XII | Incisore romano, seconda metà XVII secolo; Morandi Giovanni Maria | STP01982

San Bernardino da Siena

Attribuita ad Andrea Mantegna solo in tempi relativamente recenti, questa tavoletta raffigura san Bernardino da Siena, il santo vissuto nel Quattrocento del quale si conosceva la vera effigie. Egli sti staglia su un fondo scuro, con il volto a contrasto sull’aureola dorata, ha indosso un saio le cui sfumature oscillano tra il grigio e il viola, e stringe tra le braccia un piccolo volume rilegato in pelle scura. Il volto scavato e percorso dalle rughe è lo stesso che si ritrova in altri ritratti del santo senese, noti attraverso medaglie, sculture o altri dipinti.

San Bernardino da Siena | Mantegna Andrea, 1431/ 1506 | 58AC00046

San Giovanni evangelista e santa Maria Maddalena

Donate al museo da Giovanni Morelli, queste due tavolette sono state montate all’interno di una cornice dallo stesso storico dell’arte, che le aveva nella sua casa Milanese. I due santi afferiscono al momento più raffaellesco del pittore fiorentino Mariotto Albertinelli, sul finire del primo decennio del Cinquecento. I due santi, Giovanni Evangelista e la Maddalena, compaino seduti in paesaggi distesi, incorniciati da alberi e i loro volti parlano già la lingua di quella stagione del classicismo che si stava aprendo in quel preciso momento.

San Giovanni evangelista e santa Maria Maddalena | Albertinelli Mariotto | 58MR00029

Satiro bevente

I satiri sono delle figure mitologiche create nel mondo greco e romano e sono il risultato della fusione di una figura umana con quella di un caprone. Hanno busto, volto e braccia umane, ma zampe anteriori da capro, dotate di zoccoli, orecchie appuntite e, spesso, corna ritorte sul capo. Proprio per il loro rappresentare il mondo antico nella sua forma più animalesca, questi abitanti dei boschi ebbero grandissima fortuna nel Rinascimento e popolarono dipinti e sculture. I bronzetti furono tra le opere che li videro più raffigurati e venivano collezionati negli studioli degli eruditi. Questo satiro, opera della bottega di Severo Calzetta, è immortalato mentre si ubriaca bevendo da una patera, una scodella antica usata per i sacrifici.

Satiro bevente | bottega di Severo Calzetta, 1465-1475/ ante 1538 | 58SP00085

Croce astile

Questa grande croce in rame sbalzato e dorato era una adoperata durante le processioni. Issata su un alto palo di legno essa veniva trasportata lungo il percorso del corteo religioso fino alla chiesa deputata per chiudere il rito e, solitamente, deposta vicino all’altare dove si teneva la messa. La croce ha entrambi i lati figurati: da una parte vediamo Cristo crocifisso, la Vergine, san Giovanni e, in alto, il pellicano mistico, chesi squarcia il petto per nutrire i suoi piccoli. Dall’altro lato, il Padre Eterno benedicente al centro e, sui terminali, figure di Padri della Chiesa, tutti reggenti dei libri.

Croce astile | Scultore veneziano | 06SP00214

Pietà con due angeli

Negli anni quaranta del Cinquecento Michelangelo Buonarroti consegnò alla sua cara amica poetessa Vittoria Colonna un raffinato disegno con la Madonna accovacciata ai piedi della croce, mentre alza le braccia e gli occhi al cielo in segno di disperazione, e con il corpo esanime di Cristo adagiato sulle sue ginocchia, sorretto a fatica da due angeli senz’ali.

L’invenzione michelangiolesca ebbe grande fortuna e fu copiata, negli anni a seguire, in stampe, dipinti, sculture e soprattutto placchette. Questi rilievi metallici venivano spesso inseriti in elaborate cornici dotate di maniglie, che fungevano da osculatoria (o instrumenta pacis), oggetti che venivano baciati dai fedeli durante la liturgia. Proprio a causa dell’usura dovuta a questa tradizione religiosa, questo esemplare ha perso la doratura in corrispondenza del corpo di Cristo.

Pietà con due angeli | Scultore veneto; Michelangelo Buonarroti, Arezzo, 1475-Roma, 1564 | 06SP00221