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La lanterna bruciaprofumi è un oggetto di uso quotidiano che si trovava abitualmente nelle case del Rinascimento. Il suo scopo era di profumare gli ambienti, ma anche quello di scacciare le malattie e gli spiriti maligni attraverso le “essenze salutari” che venivano bruciate. Al suo interno presentava una piccola coppa, sotto la cupola, dove venivano adagiate le essenze da bruciare e al di sotto, nella parte cilindrica, si inserivano braci o una candela per scaldare tali essenze.
Questa lanterna, dal corpo cilindrico e probabilmente realizzata a Venezia, presenta un interessante intreccio di decorazioni islamiche, grazie alle influenze arabe che interessavano la città lagunare nel Cinquecento, e classicheggianti.
Lanterna bruciaprofumi | Ambito veneziano | 06SP00218
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Formatosi presso la stamperia Remondini a Bassano del Grappa, Volpato si afferma a Venezia come uno dei principali protagonisti della grafica di traduzione. Nel 1771 si trasferisce a Roma, dove prosegue la sua attività di incisore, si dedica agli scavi archeologici e apre nel 1785 una fiorente fabbrica di prodotti in biscuit, la porcellana bianca opaca, specializzandosi nella riproduzione in piccole dimensioni della statuaria classica. L’erma con i ritratti del pittore tedesco Anton Raphael Mengs e del suo biografo, l’ambasciatore spagnolo José Nicolás de Azara, è un caso unico tra i biscuit di Volpato. De Azara sostenne il bassanese nelle sue prime sperimentazioni con la porcellana ed è probabile che proprio il diplomatico sia il committente dell’opera, immagine indimenticabile di una fraterna amicizia e manifesto del gusto neoclassico.
Erma con i ritratti di Anton Raphael Mengs e José Nicolás de Azara | Volpato Giovanni (1735/ 1803) | 98ZR00041
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Questo singolare bronzetto è un tipico oggetto da studiolo rinascimentale, composto da elementi con funzioni differenti: le due piccole urne frontali sono un’inchiostriera e un polverino (contenitore per la polvere che serviva per asciugare l’inchiostro), mentre il satiro a cavallo regge un supporto da usare come candeliere. Nella bottega di Severo e del figlio Niccolò, che continuò la produzione dopo la morte del padre, venivano prodotti differenti set di questo genere e i committenti potevano scegliere la foggia dei diversi elementi che venivano assemblati sulla base.
La figura del satiro a cavallo è una parodia dei molti bronzetti che replicavano, in piccolo, il monumento equestre di Marco Aurelio, diffusi già dalla metà del XV secolo.
Calamaio candeliere con satiro a cavallo | bottega di Severo e Niccolò Calzetta, 1465-1475/ ante 1538 | 58SP00014
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Stom è uno dei principali seguaci olandesi di Caravaggio. Si forma a Utrecht, dove si era sviluppata una importante scuola caravaggesca, ma lavora soprattutto in Italia, paese nel quale si trasferisce a poco più di vent’anni, soggiornando a Roma, Napoli e infine Palermo. Una sapiente regia delle luci e un deciso naturalismo caratterizzano la tela, che risale alla maturità dell’artista e che probabilmente proviene dalla raccolta di Guglielmo Ruffo, esponente del ramo calabrese di una celebre famiglia di collezionisti d’arte. L’opera rappresenta una delle più recenti donazioni all’Accademia Carrara, da parte di Anna Maria Coppo e Cesare Zonca nel 2015.
Cristo portacroce aiutato da Simone di Cirene | Stom Matthias, 1600 ca./ post 1600 | 06AC01039
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Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento si diffuse in tutto il Veneto la moda di realizzare piccoli oggetti in bronzo a partire da piccoli rettili, anfibi o crostacei. Questo piccolo bronzetto, infatti, fu quasi certamente realizzato utilizzando come stampo un vero esemplare di granchio. Opere come questa servivano come curiosi suppellettili, ma talvolta anche come strumenti da studiolo, tanto che alcuni esempi di granchi simili a questo presentano il carapace apribile a nascondere un vano, utilizzato per l’inchiostro o, più probabilmente come ‘polverino’, ovvero per contenere la sabbia sottile che serviva per assorbire l’inchiostro in eccesso sul foglio appena scritto.
Granchio | Bottega padovana | 58SP00021
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Negli studioli degli eruditi del Rinascimento erano molti i piccoli oggetti in bronzo che avevano specifiche funzioni nell’attività di scrittura. Questo forzuto uomo inginocchiato che sostiene il mondo è Atlante, il titano condannato a sostenere la Terra per l’eternità, e in origine all’interno della sfera, divisa a metà, veniva contenuta una coppetta riempita di inchiostro, adoperato per scrivere. Oggetti come questo erano largamente prodotti dalla bottega di Severo Calzetta, un artista originario di Ravenna, che lavoro a Ferrara, ma soprattutto a Padova, specializzandosi nella lavorazione di piccole opere seriali in bronzo.
La parte superiore della sfera è un elemento moderno, creato per sostituire l’originale andato perduto.
Calamaio in forma di Atlante | bottega di Severo Calzetta, 1465-1475/ ante 1538 | 58SP00028
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Cristo in pietà sorretto dalle donne | Ambrogio da Fossano detto Bergognone, 1451-1456/ 1525 | 58AC00043,170-171,273-274
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Santi | Francesco di Simone detto Francesco di Simone da Santacroce, 1440/ 1508 | 58AC00064-66
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Cristo morto con la Madonna e Santi | Previtali Andrea, 1470-1480/ 1528 | 58AC00049-58AC00056
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Giuliano della Rovere / Figura femminile su una nave | Sperandio Savelli, Mantova, 1426/1428-Venezia, post 1504 | 22SCM0378