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Papa Paolo V Borghese è ritratto a capo scoperto, abbigliato con un prezioso piviale minuziosamente decorato con le figure dei santi Pietro e Paolo, e chiuso sul petto da un fermaglio con gemma centrale. Questo piccolo busto marmoreo deve ad Andrea Bacchi l’attribuzione a Nicolas Cordier, scultore lorenese molto affermato in ambiente romano prima dell’arrivo del giovane Bernini. Proveniente da Spoleto, dove fino al 1980 circa si trovava a palazzo Pucci della Genga, l’opera di Federico Zeri, donata all’Accademia Carrara, è un capolavoro della maturità di Cordier, probabilmente realizzato tra il 1610 e il 1612 circa, in ogni caso dopo il 1605, data dell’elezione a pontefice del Borghese.
Busto di Paolo V Borghese | Cordier Nicolas (1567 ca./ 1612) | 98ZR00007
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Questo piccolo gruppo marmoreo animato da vivaci puttini, disposti agli angoli della base quadrata a cavallo di aquile e draghi, emblemi araldici della famiglia Borghese quasi sicuramente committente dell’opera, è sovrastato da una figura femminile che lotta vittoriosamente contro un Centauro, tradizionale simbolo del Vizio. Proveniente dalla collezione Aprosio di Montecarlo e acquistato da Federico Zeri intorno al 1960, il manufatto venne subito restituito a Pietro Bernini, il cui rapporto con casa Borghese era conosciuto a partire dall’inizio del Seicento. Considerando le dimensioni ridotte e il carattere non rifinito della composizione, si ipotizza fosse un modello preparatorio o dimostrativo per un gruppo plastico di grandi dimensioni da destinare alla decorazione di una fontana, forse ambientata all’interno di una grotta naturalistica o di una nicchia, i cui zampilli dovevano sgorgare dalle bocche degli animali araldici posizionati alla base del gruppo.
La Virtù sottomette il Vizio | Bernini Pietro, 1562/ 1629 | 98ZR00009
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Lucrezia | Marinali Orazio, 1643/ 1720 | 98ZR00021
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Profilo di vecchio | Le Court Giusto, 1627/ 1679 | 98ZR00022
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Profilo giovane uomo | Le Court Giusto, 1627/ 1679 | 98ZR00024
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Profilo di vecchia | Le Court Giusto, 1627/ 1679 | 98ZR00023
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Profilo di giovane donna | Le Court Giusto, 1627/ 1679 | 98ZR00025
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Siamo a conoscenza dell’identità di questo anziano uomo barbuto grazie a busto in terracotta conservato oggi al Seminario Patriarcale di Venezia (ma originariamente nella chiesa delle Convertite, presso la Giudecca), sul quale era apposta non solo la data del 1587, ma anche il nome di Apollonio Massa. Per Massa, celebre naturalista, lo scultore trentino Alessandro Vittoria eseguì diversi busti in terracotta e in marmo e questa versione, già appartenuta a Federico Zeri, può verosimilmente essere considerata come il bozzetto preparatorio per la successiva esecuzione del busto in più grande formato, e forse modellato proprio in presenza dell’effigiato. Il volto di Apollonio è vivido, con i grandi occhi aperti e definiti fin nella pupilla, con la bocca sottile che quasi scompare sotto i lunghi baffi, che si congiungono alla folta barba lavorata con veloci tocchi di stecca.
Ritratto di Apollonio Massa | Vittoria Alessandro, Trento, 1525-Venezia, 1608 | 98ZR00006
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Il rilievo, montato in una cornice in marmo rosso venato e marmo ocra maculato, raffigura un putto seduto, con la testa rivolta verso destra, mentre regge una ghirlanda al di sopra del capo. Riconosciuto da Federico Zeri come opera François Duquesnoy, uno degli esponenti di punta del classicismo romano, fu probabilmente realizzato intorno al 1628-1629, insieme all’Putto con corona di alloro, sempre di proprietà di Zeri e donato all’Accademia Carrara assieme a questo.
Angelo con drappo | Duquesnoy François (1597/ 1643) | 98ZR00010
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In questo volto girato verso destra caratterizzato da naso largo, ampia fronte con ciuffo di capelli, che ricadono lunghi i lati, e folta barba che non ricopre il mento prominente, è possibile riconoscere la tradizionale iconografia del filosofo antico Socrate. Ritenuta da Federico Zeri, già proprietario della scultura, un’opera romana del XVII secolo, questa testa venne resa nota da Andrea Bacchi che la riteneva ispirata da un modello antico. La scelta del marmo nero la collega ad un’importante produzione attestata a Roma già nella seconda metà del Cinquecento, ma ampiamente documentata presso scultori e restauratori nei primi decenni del secolo successivo.
Testa di Socrate | Scultore attivo a Roma | 98ZR00013