Leonello d’Este / Triplice volto infantile

Quando risiedette a Ferrara, presso la corte estense, Pisanello realizzò più di una medaglia con il profilo del marchese Leonello. In questo raffinato bronzo il ritratto di Leonello, che coincide con quello dipinto dall’artista negli stessi anni, è rivolto verso destra e indossa un’armatura con motivo a squame, mentre attorno alla sua testa corre la legenda con il titolo di marchese intervallato a ramoscelli d’ulivo.

L’enigmatico rovescio mostra un triplice volto infantile, ai lati del quale, sempre appesi a rami d’ulivo, stanno due ginocchielli d’armatura. L’emblema, già presente in alcuni disegni di Pisanello, è stato interpretato iconografia della prudenza, della cautela e dello spirito d’osservazione necessario al marchese per governare anche in tempo di pace.

Leonello d’Este / Triplice volto infantile | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0004

Francesco Sforza / Testa di cavallo

Fu solo nell’ottobre 1441, quando sposò Bianca Maria Visconti, che Francesco Sforza assunse il titolo di signore di Cremona che possiamo leggere nella legenda del diritto di questa medaglia fusa da Pisanello. Al diritto, il volto di Francesco è quasi schiacciato sotto un’alta berretta alla capitanesca con la calotta rigonfia e una pesante armatura a lame chiusa sul collo da due fettucce.

È forse il rovescio, il lato più accattivante della medaglia: una testa di cavallo si staglia sul disco di bronzo, accostata ad una pila di libri, simbolo di cultura, e ad una spada, riferimento al mestiere di capitano di ventura svolto dallo Sforza. Il riferimento per la testa di cavallo, invece, va cercato nella monetazione antica, da sempre fonte di ispirazione per le medaglie di Pisanello, e più precisamene in una moneta cartaginese in argento, con al centro del rovescio proprio una testa di cavallo.

Francesco Sforza / Testa di cavallo | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0545

Filippo Maria Visconti / Visconti in armi con scudieri

La medaglia fu probabilmente fusa per celebrare la Pace di Cremona, un patto sancito il 20 novembre del 1441 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano per la spartizione del nord Italia. Filippo Maria Visconti era il signore di Milano e Pisanello lo aveva già raffigurato in un minuzioso disegno (Louvre), forse preparatorio per la medaglia. Il duca è rappresentato al diritto con una singolare berretta all’italiana, rigida sulla fronte, poi floscia nella parte superiore, e con una raffinata veste damascata, sulla quale spicca, l’emblema della colombina entro una ghirlanda sormontata dalla corona ducale.

Al rovescio, entro un brullo paesaggio roccioso, Visconti è riconoscibile nel cavaliere in armi sul cavallo rivolto verso sinistra, perché il suo cimiero termina con il biscione visconteo che mangia il saraceno, presente sul suo stemma di famiglia. Sulla destra si vedono due scudieri, anch’essi a cavallo, e in fondo, in secondo piano una figura femminile nuda che brandisce una spada, è in piedi su una cupola che pare essere quella del battistero di Cremona, dietro il quale si staglia anche il campanile, detto il Torrazzo.

Filippo Maria Visconti / Visconti in armi con scudieri | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0424

Statua reliquiario di Santa Palazia

Questa grande scultura in argento e bronzo dorato non è altro che un reliquiario raffiguante Santa Palazia, realizzato da Giovanni Francesco Arrighi, orafo e argentiere romano, come indicano le sue iniziali presenti sul punzone posto sul collo della santa. Commissionata dall’abate romano Benedetto Bussi fu pagata nel 1726 e, sempre dalle fonti, sappiamo che reggeva nella mano un turibolo, nel quale bruciava dell’incenso. La statua metalica è impreziosita dal grande piedistallo sul quale è inginocchiata, realizzato in metallo dorato, con un grande inserto in ornice nei toni dell’arancio.

Statua reliquiario di Santa Palazia | Arrighi Giovanni Francesco, 1646/ 1730 | 98ZR00016

Indian Fisher Girl (Giovane pescatrice indiana d’America)

Seduta su una roccia, questa bambina cerca, con il tipico gesto della mano appoggiata alla fronte, dei pesci da catturare con il suo retino, appoggiato lungo la gamba destra. Nonostante le apparenze, non è sicura la nascita in pendant con il Giovane cacciatore, anch’esso esposto all’Accademia Carrara, alla quale le due sculture sono pervenute come doni di Federico Zeri, che le acquistò sul mercato come opere provenienti da una villa romana. Firmata sul bordo inferiore, la scultura rappresenta un’eccezione nella produzione dello scultore americano Randolph Rogers, quasi interamente destinata al mercato americano.

Indian Fisher Girl (Giovane pescatrice indiana d’America) | Rogers Randolph, 1825/ 1892 | 98ZR00046

Indian Hunter Boy (Giovane cacciatore indiano d’America)

La scultura raffigura un bambino nell’atto di caricare la freccia di un piccolo arco tenuto in basso e, dalla cinta sull’addome, da cui pende una pelle di animale che ricopre il pube, è appesa una bisaccia; la capigliatura è riunita in alto, secondo la moda degli indiani d’America. Nonostante le apparenze, non è sicura la nascita in pendant con la Giovane pescatrice, anch’essa esposta all’Accademia Carrara, alla quale le due sculture sono pervenute come doni di Federico Zeri, che le acquistò sul mercato come opere provenienti da una villa romana. Firmata sul bordo inferiore, la scultura rappresenta un’eccezione nella produzione dello scultore americano Randolph Rogers, quasi interamente destinata al mercato americano.

Indian Hunter Boy (Giovane cacciatore indiano d’America) | Rogers Randolph, 1825/ 1892 | 98ZR00045

Busto di Antonio Canova

Giunto nelle raccolte dell’Accademia Carrara nel 1900 per legato della contessa Emilia Woyna Piazzoni, questo ritratto marmoreo di Antonio Canova va probabilmente identificato con il busto richiesto nel 1808 dal nobile bergamasco Antonio Pezzoli ad Antonio d’Este. Si tratta del quarto busto dedicato dallo scultore veneziano al Canova, cui era legato non solo da una profonda amicizia, che risaliva agli anni della giovinezza, ma anche da rapporti lavorativi. Infatti, nonostante avesse un proprio studio dove svolgeva soprattutto attività di copista dall’antico e di restauratore, dal 1799 D’Este assunse la direzione dello studio del Canova. Nel busto in Accademia Carrara, che presenta strettissime analogie con il busto firmato e datato 1810 eseguito da D’Este per Gioacchino Murat (Napoli, Museo Nazionale di San Martino), Canova è ritratto in una dimensione più intima e quotidiana: il volto ha un atteggiamento naturale, l’espressione è intensa e la bocca è semiaperta, quasi in atto di proferire parola.

Busto di Antonio Canova | D’Este Antonio, 1755/ 1837 | 58SC00007