Sigismondo Pandolfo Malatesta / Malatesta in armi tra le sue imprese | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0003
Sigismondo Pandolfo Malatesta / Malatesta in armi tra le sue imprese | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0003
Niccolò Piccinino era un capitano di ventura originario di Perugia e durante gli anni del conflitto tra lo Stato di Milano e la Serenissima Repubblica di Venezia, combatté dalla parte dei milanesi. Nel novembre 1441, assieme a Filippo Maria Visconti, fu presente alla firma della pace di Cremona, momento nel quale Pisanello poté realizzare un disegno con il suo profilo da fondere poi in questa medaglia.
Il rovescio parla proprio delle origini perugine di Piccinino, perché un maestoso grifone, simbolo della città umbra, campeggia al centro della medaglia. Pisanello modifica però la tradizionale iconografia dell’animale mitologico, fondendola con quella della Lupa capitolina che allatta i due gemelli Romolo e Remo, in questo caso da identificare con Niccolò Piccinino e con il suo mentore, anch’egli perugino, Braccio da Montone.
Niccolò Piccinino / Grifone di Perugia allatta due infanti | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0005
Fusa da Pisanello durante gli anni del suo soggiorno a Napoli presso la corte aragonese, questa medaglia raffigura Don Iñigo d’Avalos, il gran ciambellano di Alfonso V d’Aragona, e risulta una delle invenzioni più raffinate dell’artista. Il profilo dell’effigiato si distingue, al diritto, sotto un voluminoso mazzocchio con un lungo becchetto di stoffa che ricade appoggiandosi sulla spalla. Al rovescio, invece, lo stemma d’Avalos con le torri merlate racchiuse tra due steli di rosa sormonta la rappresentazione del mondo terracqueo: in basso si distingue uno specchio d’acqua, poi la pianura con alberi e abitazioni, poi le montagne e infine il cielo trapunto di stelle. Forse proprio alle stelle è riferito il motto che compare sotto il globo, non in latino, ma in lingua volgare “per vui se fa”, traducibile con “attraverso di voi si fanno tutte le cose”.
Don Iñigo d’Avalos / Paesaggio entro globo | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0006
Nel 1438 l’imperatore d’Oriente Giovanni VIII Paleologo giunse a Ferrara, alla corte estense, per discutere con papa Eugenio IV circa la possibilità di riunire la chiesa cattolica e quella ortodossa. Fu proprio in occasione di questo viaggio italiano dell’imperatore che il pittore Pisanello, già passato dalla Mantova dei Gonzaga, alla Ferrara degli Este, fu chiamato a realizzarne un ritratto che rimanesse a imperitura memoria e così l’artista inventò la prima medaglia fusa del Rinascimento.
L’iconico ritratto di Giovanni VIII, con lo skiadon (questo il nome del copricapo puntuto) calzato sulla testa e una corta barba all’orientale, è associato a una effigie a figura intera dell’imperatore mentre, in sella ad un cavallo, si volge in preghiera verso un crocifisso.
Giovanni VIII Paleologo / L’imperatore a cavallo in preghiera | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0001
Quando risiedette a Ferrara, presso la corte estense, Pisanello realizzò più di una medaglia con il profilo del marchese Leonello. In questo raffinato bronzo il ritratto di Leonello, che coincide con quello dipinto dall’artista negli stessi anni, è rivolto verso destra e indossa un’armatura con motivo a squame, mentre attorno alla sua testa corre la legenda con il titolo di marchese intervallato a ramoscelli d’ulivo.
L’enigmatico rovescio mostra un triplice volto infantile, ai lati del quale, sempre appesi a rami d’ulivo, stanno due ginocchielli d’armatura. L’emblema, già presente in alcuni disegni di Pisanello, è stato interpretato iconografia della prudenza, della cautela e dello spirito d’osservazione necessario al marchese per governare anche in tempo di pace.
Leonello d’Este / Triplice volto infantile | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0004
Fu solo nell’ottobre 1441, quando sposò Bianca Maria Visconti, che Francesco Sforza assunse il titolo di signore di Cremona che possiamo leggere nella legenda del diritto di questa medaglia fusa da Pisanello. Al diritto, il volto di Francesco è quasi schiacciato sotto un’alta berretta alla capitanesca con la calotta rigonfia e una pesante armatura a lame chiusa sul collo da due fettucce.
È forse il rovescio, il lato più accattivante della medaglia: una testa di cavallo si staglia sul disco di bronzo, accostata ad una pila di libri, simbolo di cultura, e ad una spada, riferimento al mestiere di capitano di ventura svolto dallo Sforza. Il riferimento per la testa di cavallo, invece, va cercato nella monetazione antica, da sempre fonte di ispirazione per le medaglie di Pisanello, e più precisamene in una moneta cartaginese in argento, con al centro del rovescio proprio una testa di cavallo.
Francesco Sforza / Testa di cavallo | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0545
La medaglia fu probabilmente fusa per celebrare la Pace di Cremona, un patto sancito il 20 novembre del 1441 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano per la spartizione del nord Italia. Filippo Maria Visconti era il signore di Milano e Pisanello lo aveva già raffigurato in un minuzioso disegno (Louvre), forse preparatorio per la medaglia. Il duca è rappresentato al diritto con una singolare berretta all’italiana, rigida sulla fronte, poi floscia nella parte superiore, e con una raffinata veste damascata, sulla quale spicca, l’emblema della colombina entro una ghirlanda sormontata dalla corona ducale.
Al rovescio, entro un brullo paesaggio roccioso, Visconti è riconoscibile nel cavaliere in armi sul cavallo rivolto verso sinistra, perché il suo cimiero termina con il biscione visconteo che mangia il saraceno, presente sul suo stemma di famiglia. Sulla destra si vedono due scudieri, anch’essi a cavallo, e in fondo, in secondo piano una figura femminile nuda che brandisce una spada, è in piedi su una cupola che pare essere quella del battistero di Cremona, dietro il quale si staglia anche il campanile, detto il Torrazzo.
Filippo Maria Visconti / Visconti in armi con scudieri | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0424
Pisanello è l’ultimo esponente di quella elegantissima cultura delle corti conosciuta con il nome di gotico internazionale o tardo-gotico. Artista itinerante tra Verona e Venezia, Mantova e Milano, Roma e Napoli, egli fu a lungo al servizio di Leonello d’Este, il colto marchese di Ferrara. Il ritratto dell’Accademia Carrara, giunto al museo per lascito di Giovanni Morelli, fu eseguito forse in occasione della celebre gara pittorica che vide contrapposti, nel 1441, Jacopo Bellini e Pisanello. L’impostazione di profilo riprende il modello delle medaglie antiche e i caratteristici tratti del volto sono indagati con precisione. Del marchese di Ferrara, Modena e Reggio, l’umanista Angelo Decembrio scrisse: «Aveva un modo di parlare dolce, la fronte serena, gli occhi allegri, e si muoveva sempre con assoluta compostezza, avvenente com’era». La folta chioma di Leonello, il broccato dell’abito e i fiori da erbario del roseto sono descritti minuziosamente, attraverso la pennellata morbida e fusa tipica del gusto raffinato e profano dell’artista.
Ritratto di Leonello d’Este | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 58MR00010
Giovan Pietro d’Avenza | cerchia di Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0330
Domenico Malatesta / Malatesta in preghiera | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0002