Don Iñigo d’Avalos / Paesaggio entro globo

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1449 - 1450

Pisanello (Antonio di Puccio Pisano)

Tipo di oggetto
medaglia
Soggetto
Don Iñigo d’Avalos; Paesaggio entro globo
Materia e tecnica
lega di rame (fusione)
Misure
diametro 78,8 mm; peso 165,9 gr
Acquisizione
donazione, Scaglia Mario, 2022
Dipartimento/Sezione
Scultura e arti decorative
Collezione
Collezione Mario Scaglia
Edificio
Accademia Carrara
Settore/Area
Esposizione permanente
Piano
2
Sala
2
Numero di inventario
22SCM0006
Bibliografia
G. Zaccariotto, La collezione di medaglie Mario Scaglia. Catalogo., (Bologna/Cinisello Balsamo: Fondazione Zeri/Silvana editoriale 2020), p. 28, n. 8

Fusa da Pisanello durante gli anni del suo soggiorno a Napoli presso la corte aragonese, questa medaglia raffigura Don Iñigo d’Avalos, il gran ciambellano di Alfonso V d’Aragona, e risulta una delle invenzioni più raffinate dell’artista. Il profilo dell’effigiato si distingue, al diritto, sotto un voluminoso mazzocchio con un lungo becchetto di stoffa che ricade appoggiandosi sulla spalla. Al rovescio, invece, lo stemma d’Avalos con le torri merlate racchiuse tra due steli di rosa sormonta la rappresentazione del mondo terracqueo: in basso si distingue uno specchio d’acqua, poi la pianura con alberi e abitazioni, poi le montagne e infine il cielo trapunto di stelle. Forse proprio alle stelle è riferito il motto che compare sotto il globo, non in latino, ma in lingua volgare “per vui se fa”, traducibile con “attraverso di voi si fanno tutte le cose”.

Don Iñigo d’Avalos / Paesaggio entro globo | Pisanello (Antonio di Puccio Pisano), Pisa (?), ante 1394 – Roma, 1455 | 22SCM0006

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Note storiche

Fusa da Pisanello durante gli anni del suo soggiorno a Napoli presso la corte aragonese, questa medaglia raffigura Don Iñigo d’Avalos, il gran ciambellano di Alfonso V d’Aragona, e risulta una delle invenzioni più raffinate dell’artista. Il profilo dell’effigiato si distingue, al diritto, sotto un voluminoso mazzocchio con un lungo becchetto di stoffa che ricade appoggiandosi sulla spalla. Al rovescio, invece, lo stemma d’Avalos con le torri merlate racchiuse tra due steli di rosa sormonta la rappresentazione del mondo terracqueo: in basso si distingue uno specchio d’acqua, poi la pianura con alberi e abitazioni, poi le montagne e infine il cielo trapunto di stelle. Forse proprio alle stelle è riferito il motto che compare sotto il globo, non in latino, ma in lingua volgare “per vui se fa”, traducibile con “attraverso di voi si fanno tutte le cose”.