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Piccio fu uno dei più promettenti allievi di Diotti, il quale promosse l’attività di quel talentuoso discepolo presso la classe dirigente cittadina e personaggi come Giovanni Maironi da Ponte, scienziato, naturalista ed esperto di statistica. Fu, tra l’altro, autore del Dizionario odeporico della provincia bergamasca (1819), in cui profuse l’esito delle sue ricerche naturalistiche e statistiche, ma anche la capillare conoscenza del patrimonio artistico locale. Nel dipinto si leggono le esperienze iniziali del giovane pittore: la disciplina al disegno di gusto neoclassico convive con l’espressività del colore e con la schiettezza lombarda, che rende la pelle del volto morbida e sottile, i capelli una nuvola vaporosa.
Ritratto di Giovanni Maironi da Ponte | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06CB00172
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Il dipinto appartiene ad un gruppo di tele di analogo soggetto riconducibili all’ultima produzione dell’artista e databili verosimilmente intorno al 1868. Progressivamente, in una continua ricerca sulle potenzialità espressive del colore, Piccio giunge ad immagini che non sono ritratti di modelle ma piuttosto meditazioni su un tipo di bellezza morbida e fiorente. La definizione anatomica e fisionomica perde valore rispetto al gioco libero dei colori, sfrangiati e intrisi di luce, così da fornire un esempio di ricerca ai protagonisti della Scapigliatura italiana, a Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni in particolare.
Flora con mazzolino di rose | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00929
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Il dipinto appartiene ad un gruppo di tele di analogo soggetto riconducibili all’ultima produzione dell’artista e databili verosimilmente intorno al 1868. Progressivamente, in una continua ricerca sulle potenzialità espressive del colore, Piccio giunge ad immagini che non sono ritratti di modelle ma piuttosto meditazioni su un tipo di bellezza morbida e fiorente. La definizione anatomica e fisionomica perde valore rispetto al gioco libero dei colori, sfrangiati e intrisi di luce, così da fornire un esempio di ricerca ai protagonisti della Scapigliatura italiana, a Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni in particolare.
Flora con mazzolino di rose | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804-1873 | 06AC00927
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Allievo di Giuseppe Diotti alla Scuola di pittura dell’Accademia Carrara, Piccio era noto tra i contemporanei per il temperamento ribelle e irrequieto e la sua esistenza ritirata. Egli si dedicò con alterne fortune alla pittura di storia e di paesaggio, ma fu soprattutto uno straordinario ritrattista. La contessa Spini apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà di provincia particolarmente legata a Piccio e l’artista la immortala in una immagine memorabile. Nel ritratto Anastasia siede comodamente su una poltroncina rivestita in pelle e tiene tra le dita una presa di tabacco da fiuto; sembra avere abbandonato la lettura del libro di preghiere appoggiato sul tavolo e ci osserva con uno sguardo rassegnato e mite che il pittore ritrae con un’impudenza disarmante.
Ritratto della contessa Anastasia Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00925
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Pietro Andrea Spini (1783-1855), era il figlio di Giovanni Spini di Albino, primo protettore del Piccio, e fratello di Anastasia, a sua volta immortalata dal pittore. In famiglia rivestiva un ruolo importante e dopo la morte del padre divenne l’amministratore del patrimonio degli Spini. Il pittore, che lo conosceva bene, lo ritrae in abito da mattina, insieme al suo cane, in un paesaggio arioso in cui si scorge il santuario della Madonna del Pianto. Nella mano esibisce l’attestato della medaglia d’oro vinta nel 1832 ad un concorso di sperimentazione agronomica.
Ritratto del conte Pietro Andrea Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00924
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Piccio e Trécourt non erano solo compagni alla scuola di Diotti, ma condividevano una fraterna amicizia che si prolungò oltre gli anni della formazione e che vide Trécourt sostenere il collega in alcuni momenti difficili della sua carriera. Il dipinto era appeso accanto all’Autoritratto di Piccio nello studio di Trécourt a Pavia, dove questi era direttore della Civica Scuola di Pittura. Vestito con il camice da lavoro, mentre tiene in mano un pennello, Giacomo interpreta orgogliosamente sé stesso.
Ritratto del pittore Giacomo Trécourt | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00570
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Piccio si è conquistato una posizione di solitaria grandezza nella storia dell’arte italiana dell’Ottocento. La sua pittura recupera la lezione del naturalismo lombardo e la grazia di Correggio, adottando con il passare degli anni una stesura sempre più vaporosa e spesso volutamente non finita. Questa evoluzione dello stile è leggibile anche attraverso i numerosi autoritratti che punteggiano l’intero arco della sua esistenza, diventando una sorta di autobiografia d’artista. Nella tela della Carrara, che risale alla fine degli anni Quaranta, Piccio si raffigura a mezzo busto, con gli strumenti di lavoro, la tavolozza e i pennelli. L’intenso scavo psicologico si accompagna al progressivo ammorbidirsi e sfumare dei contorni in una ricerca espressiva sempre più personale e appartata.
Autoritratto con tavolozza | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00571
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La vita di Guglielmo Lochis si divide fra privato e pubblico, fra passione collezionistica e i numerosi incarichi che ne fecero un protagonista della vita politica e culturale della Bergamo austriaca. L’ascesa del conte Lochis, membro della Guardia Lombardo-Veneta sin dal 1816, è scandita dalle numerose nomine ricevute: dall’ammissione all’Imperial Regia Corte (1838) sino al conferimento del titolo di Ciambellano (1854). A questi privilegi si accompagnavano le cariche cittadine, in particolare quella prestigiosissima di Podestà di Bergamo (1842-1848). La sua morte, avvenuta nel 1859, a ridosso del processo finale di unificazione italiana (1861), segna la fine del suo sogno di collezionista, ma al tempo stesso apre nuovi scenari per l’Accademia Carrara, nella quale confluisce una selezione significativa della sua raccolta. Il ritratto eseguito dal Piccio presenta una impostazione tradizionale: su uno sfondo neutro e volutamente non definito si staglia la figura del Lochis. L’attenzione dell’artista si concentra sui dettagli dell’abbigliamento e nella restituzione dei tratti del volto, che tradisce un’espressione di malcelata astuzia e uno sguardo acuto e indagatore nei confronti dell’osservatore.
Ritratto del conte Guglielmo Lochis | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 81LC00194
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Ritratto di Elena Marenzi | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00569
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Ritratto di Gigia Riccardi | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00568