Adorazione dei pastori

Questo piccolo tabernacolo in legno reca, al centro, un ovale in vetro sul quale è applicato un sottilissimo bassorilievo dorato raffigurante la Madonna, Giuseppe e due pastori in adorazione del Bambino. La firma in basso a destra “IOANNES ANT(ONIU)S V. F(ECIT)”, permette di associare l’invenzione di questo rilievo a Giovanni Bernardi, un famosissimo incisore di cristalli di origine emiliana, che firmò “IOANNES” una composizione pressoché identica a questa (conservata presso il Victoria & Albert Museum di Londra). Questo esemplare, con alcune modifiche iconografiche, presenta anche l’aggiunta di un altro nome nello spazio della firma, quello di “ANTONIUS V.” che resta ancora sconosciuto.

Adorazione dei pastori | Antonio V.; copia da Giovanni Bernardi, Castelbolognese (Ravenna), 1494-Roma, 1539 | 22SCP0458

Cristo risorto tra san Marco e san Nicola

All’interno di un tempio sorretto da imponenti colonne corinzie, si ergono tre figure realizzate in argento sbalzato: sono Cristo risorto, che tiene ancora i piedi sul sarcofago, e ai suoi lati san Marco con un libro in mano, e san Nicola, riconoscibile per il pastorale, la mitra e le tre palle dorate in mano. Questo piccolo altarolo per la devozione privata fu probabilmente realizzato da un argentiere veneziano, come testimonia il punzone con il Leone di San Marco al centro del sarcofago, verso la fine del XVI secolo. È anche possibile, poi, che in quello che ora è una capsella occlusa alla destra del volto di Cristo, si conservasse una reliquia.

Cristo risorto tra san Marco e san Nicola | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0434

Adorazione dei Pastori

Siamo di fronte ad una grande placchetta di soggetto sacro: un’Adorazione dei Pastori datata 1561, in basso, nella sezione del capitello in centro, e recante in alto, sulla trabeazione del poderoso edificio in secondo piano, l’iscrizione “PARM INVENIT”. La fattura di questo rilievo è raffinatissima, perché alla fusione l’artista ha fatto seguire un meticoloso lavoro di cesello per sottolineare le trame delle stoffe, i capelli, i particolari architettonici, dorando anche buona parte della placchetta. Solo in tempi recenti lo studioso Michael Riddick ha proposto di attribuire questa, e altre placchette affini già etichettate sotto il nome di “Maestro del 1561” a Giovanni Antonio Polacini, un armaiolo di origine romana attivo nell’area milanese nella seconda metà del 500.

Adorazione dei Pastori | Maestro del 1561 (Giovanni Antonio Polacini?), Nord Italia, XVI secolo | 22SCP0321

Adorazione del Bambino

Questa Pace è frutto dell’insieme di due differenti elementi: un cristallo inciso raffigurante la Sacra Famiglia con un angelo e una complessa cornice in argento e smalti con putti reggifestone (alla base), putti-delfino con cornucopie (in alto) e un Padre Eterno benedicente collocato nel timpano. Se il cristallo inciso sembra poter essere associato alla produzione boema della fine del XVI secolo, la cornice è affine alla produzione degli orefici veneziani tra Sei e Settecento. La maniglia posteriore, creata per sollevare la Pace, è in forma di arpia, con volto femminile, lunghissimo collo, e grandi ali.

Adorazione del Bambino | Incisore boemo, Boemia (Repubblica Ceca), XVI-XVII secolo | 22SCP0447

Federico III / L’imperatore e il papa su Ponte Sant’Angelo

Modellata dal fiorentino Bertoldo di Giovanni, ultimo allievo di Donatello, questa medaglia raffigura l’imperatore Federico III e, al rovescio, celebra l’incontro che avvenne sul Ponte Sant’Angelo, a Roma, tra lui e il pontefice Sisto IV. In questa affollata immagine, vediamo al centro il ponte sul fiume Tevere, percorso da un scritta contenente la data del 1469, mentre sopra di esso giungono il pontefice a cavallo (da sinistra) e l’imperatore altrettanto a cavallo (da destra), circondati da personaggi diversi in armi.

Federico III / L’imperatore e il papa su Ponte Sant’Angelo | Bertoldo di Giovanni, Firenze, att.1455-Poggio a Caiano (Prato), 1491 | 22SCM0081

Cristo / Inscrizione

Questa medaglia devozionale, raffigurante il busto di Cristo, è attribuibile per ragioni stilistiche al fiorentino Niccolò di Forzore Spinelli, prolifico medaglista attivo a Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Calato nella cultura artistica del suo tempo, lo scultore doveva avere ben presente il modo di dipingere di Botticelli, perchè i dipinti di Sandro risultano fonte di ispirazione per le medaglie di Niccolò. Il dipinto con il Cristo redentore dell’Accademia Carrara sembra, infatti, il precedente puntuale al quale Spinelli sembra essersi ispirato per modellare nella medaglia il busto di Cristo.

Cristo / Inscrizione | Niccolò Fiorentino (Niccolò di Forzone Spinelli), Firenze, 1430-1514 | 22SCM0394

Borghese Borghesi / Minerva

Borghese Borghesi era un giureconsulto senese e ambasciatore della Santa Sede, a partire dal 1466, sotto il pontificato di Pio II. Nel settembre del 1479 prese parte alla battaglia di Poggio Imperiale, fase finale dello scontro che vide contrapporsi Firenze alla vittoriosa Repubblica di Siena. Borghesi, dalla parte di questa, ottenne il titolo di cavaliere e di pater patriae, come si legge sulla medaglia, al rovescio della quale è raffigurata la dea Minerva, simbolo di giustizia. Questa medaglia, prima di entrare nella collezione di Mario Scaglia, fu tra i beni del banchiere senese Agostino Chigi, nel cui inventario compare alla data del 1674.

Borghese Borghesi / Minerva | Francesco di Giorgio Martini, Siena, 1439-1501 | 22SCM0050

Ecce homo

La Pace è composta da due parti realizzate da maestri diversi. La placchetta rettangolare centrale, raffigurante un Ecce homo, ovvero la presentazione di Cristo flagellato alla folla, è il lavoro di un orefice tedesco, come si può riscontrare da particolari non riscontrabili nella produzione italiana coeva, quali, ad esempio, il particolare cappello a tesa larga calzato sulla testa del personaggio di destra. La cornice, invece, è riconducibile allo stile sansovinesco (di Jacopo Sansovino), che spopolò nella Venezia della seconda metà del XVI secolo e che, soprattutto nei parati decorativi, come le cornici, perdurò anche nel secolo successivo. Questa Pace, quindi, è il frutto di un assemblaggio, come succedeva frequentemente con questa tipologia di oggetti.

Ecce homo | Scultore tedesco, Augusta | 22SCP0232

Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio

Isabella Capua Gonzaga, principessa di Molfetta, era la moglie di Ferrante Gonzaga, il governatore di Milano durante il dominio spagnolo. Era anche la madre di Ippolita Gonzaga, fanciulla più volte effigiata in medaglia da Jacopo Nizzola da Trezzo, uno dei più prolifici medaglisti ed incisori di cristalli del panorama milanese della metà del Cinquecento. In questo micro-ritratto, firmato da Nizzola, la vediamo contrapposta ad una scena di sacrificio, nella quale una donna riccamente abbigliata con una lunga veste e un copricapo è raffigurata vicino ad un’ara sulla quale arde il fuoco sacro. Potrebbe essere la stessa Isabella, circondata da parole traducibili con “umilmente casta”, in riferimento alla condotta morale della donna.

Isabella Capua Gonzaga / Scena di sacrificio | Jacopo da Trezzo (Jacopo Nizzola), Trezzo d’Adda (Milano), 1510-Madrid, 1589 | 22SCM0197

Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia

Stando ai documenti, Niccolò Tempesta fu il notaio trevigiano di Lorenzo Lotto e il medaglista che lo raffigurò in questa medaglia, il bresciano Fra Antonio, all’inizio del Cinquecento gravitava proprio nel contesto trevigiano nel quale operava anche il pittore. Al diritto vediamo il busto del notaio, con il volto pingue e i capelli lisci e gonfi; al rovescio, invece, un drago alato appoggiato ad una roccia tiene con il becco una bilancia che può essere letta come metafora del suo ruolo di guardiano (drago) della giustizia (bilancia).

 

Niccolò Tempesta / Grifone con bilancia | Fra Antonio da Brescia, Treviso, doc. 1487-1514 | 22SCM0139