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Jacopo Bellini, padre di Giovanni e Gentile Bellini, può essere considerato il patriarca della pittura veneziana. Egli si forma con Gentile da Fabriano nello stile dell’arte tardo-gotica, aggiornandosi molto presto sulle principali novità del Rinascimento toscano. Il dipinto mostra questa duplice influenza: l’impostazione frontale e severa e la delicatezza d’esecuzione di alcuni dettagli, quali le aureole dorate e punzonate, rimandano all’arte tardo-gotica; la naturalezza delle espressioni e dei sentimenti e l’adozione di un chiaroscuro che modella sensibilmente le forme, invece, sono già rinascimentali. Maria e Gesù sono presenze reali, colte in una commovente quotidianità: la Madre sostiene il Bambino, che incuriosito gioca con un usignolo, il cui canto melodioso è metafora del messaggio cristiano.
Madonna col Bambino | Bellini Jacopo (1395 ca./ 1471) | 81LC00230
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Ritratto di Bernardo Spini | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 58AC00082
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Ritratto di Pace Rivola Spini | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 58AC00083
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Madonna col Bambino e i santi Paolo e Agnese con i donatori Paolo e Agnese Cassotti (Madonna Cassotti) | Previtali Andrea, 1475-1480/ 1528 | 58AC00059
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Maria e Giovanni sorreggono il corpo morto di Gesù, mostrandoci le sue ferite e le loro lacrime. Siamo così vicini ai personaggi che possiamo sentirne il dolore, vi partecipiamo emotivamente. Questa modalità di raffigurazione deriva dalla tradizione bizantina, così come il formato verticale e il fondo scuro, sul quale si leggono i nomi scritti in greco. L’esordio di Giovanni Bellini è tra gli argomenti più dibattuti dagli storici dell’arte. In questo indiscutibile capolavoro giovanile, Maria, Gesù e Giovanni sono compressi in uno spazio stretto, in piedi dietro una balaustra di marmo che reca la firma del pittore. Un punto di vista così ravvicinato accentua l’effetto drammatico della scena e ci fa concentrare sul dolore intenso dei tre personaggi. Anche se straziante, la composizione ha una delicatezza straordinaria nel fine incastro delle linee, in particolare nell’intreccio delle mani; i corpi sono statuari, specie quello di Cristo, ma sfumati in piani chiaroscurali e accarezzati da una luce che proviene da sinistra. In questa tavola Bellini risente chiaramente delle opere padovane di Donatello, ma anche di Mantegna.
Cristo in pietà tra la Vergine e san Giovanni Evangelista | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 81LC00138
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Questa grande tavola, cui fa da pendant quella con il San Girolamo, faceva parte di un più ampio polittico dipinto dall’artista croato Giorgio Chiulinovich, detto Schiavone, attivo a Padova tra gli allievi di Francesco Squarcione, maestro anche di Andrea Mantegna. Il santo è in piedi, sotto l’arco di di un edificio classicheggiante e si staglia contro un paesaggio dal cielo percorso da sottili nubi e, in basso, un prato tagliato da una strada e diversi arbusti. Il santo regge il lungo bastone da pellegrino e tiene nella mano destra un crocifisso e nella sinistra un rosario di perle di corallo rosso acceso, così come è rossa la croce che porta sul petto.
Sant’Alessio | Chiulinovich Giorgio detto Schiavone (1433-1436/ 1504) | 81LC00159
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Questa grande tavola, cui fa da pendant quella con il Sant’Alessio, faceva parte di un più ampio polittico dipinto dall’artista croato Giorgio Chiulinovich, detto Schiavone, attivo a Padova tra gli allievi di Francesco Squarcione, maestro anche di Andrea Mantegna. Il santo è in piedi, sotto l’arco di di un edificio classicheggiante e si staglia contro un paesaggio dal cielo percorso da sottili nubi e, in basso, un paesaggio collinare con alberi e arbusti. Il santo stringe con la mano destra un libro con una vistosa coperta rossa (probabilmente la vulgata, la sua traduzione della Bibbia) e un rosario di perle nere; nella sinistra tiene un crocifisso, che guarda intensamente.
San Girolamo | Chiulinovich Giorgio detto Schiavone (1433-1436/ 1504) | 81LC00161
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Il trionfo di Teti | Varotari Alessandro detto Padovanino, 1588/ 1648 | 58AC00006
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Ritratto di Jacopo Fadini Tiraboschi | Carlo Ceresa, 1609/ 1679 | 58AC00120
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Allievo dell’Accademia di Firenze, di cui divenne direttore dal 1807, Pietro Benvenuti si formò a Roma, dove fu in contatto con Antonio Canova e con Vincenzo Camuccini, per poi rientrare a Firenze, città nella quale impose un gusto neoclassico caratterizzato da una netta prevalenza del disegno. Verosimilmente, l’autoritratto fu dipinto negli ultimi anni del Settecento, proprio a Roma. L’Accademia Carrara lo acquistò nel 1850 a Bergamo da Caterina Lochis Pezzoli, dove era allestito accanto al Ritratto di Antonio Canova di Gaspare Landi, in un pendant che riuniva i ritratti dei due grandi protagonisti del recupero delle opere d’arte requisite dai francesi.
Autoritratto di Pietro Benvenuti | Benvenuti Pietro, 1769/ 1844 | 58AC00533