San Bonaventura docente | Pseudo Giovenone, notizie 1525-1540 | 58MR00004
San Bonaventura docente | Pseudo Giovenone, notizie 1525-1540 | 58MR00004
Allievo a Siena del Vecchietta e operoso per diversi anni accanto a Francesco di Giorgio Martini, Neroccio fu abile scultore in legno e pittore raffinato. La tavola è una testimonianza esemplare della produzione dell’artista e un’immagine di rarefatta bellezza. La mano di Maria sfiora delicatamente quella di Gesù, che con lo sguardo cerca la Madre, mentre le gote arrossate indicano l’emozione dell’abbraccio. Nel dipinto la tradizione gotica senese, con la sua predilezione per gli ori, per un disegno sinuoso e per sottili stesure di colore, convive con le novità del Rinascimento fiorentino. La posa atletica e l’anatomia classicheggiante del Bambino derivano da Donatello, così come il gusto per i dettagli realistici, quali l’ombra proiettata dal bimbo o le staffe che fissano le lastre di pietra del parapetto.
Madonna col Bambino | Landi Neroccio di Bartolomeo de’ (1447/ 1500) | 58MR00013
Avviato dal padre al mestiere di orafo e da Filippo Lippi a quello di pittore, a venticinque anni Botticelli guida già una propria bottega a Firenze i cui clienti più prestigiosi sono gli esponenti della famiglia Medici. In questa tavola l’artista tramanda ai posteri l’immagine di Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e abile cavaliere, assassinato il 26 aprile 1478 a Firenze durante la Congiura dei Pazzi. Per denunciare e ricordare la sua morte Lorenzo fece coniare una medaglia allo scultore di famiglia, Bertoldo di Giovanni. Dalla maschera funebre fu ricavato un busto in marmo che Botticelli usò come modello per il dipinto, di cui si conoscono tre versioni: questa della Carrara – forse la più antica, anche se probabilmente non terminata – e altre due custodite a Berlino e Washington.
Ritratto di Giuliano de’ Medici | Filipepi Alessandro detto Botticelli Sandro (1445 ca./ 1510) | 58MR00006
Giunta all’Accademia Carrara per lascito di Giovanni Morelli, come gli altri due dipinti di Sandro Botticelli esposti sulla stessa parete del museo, questo profondo ritratto di Cristo lo raffigura sofferente, mentre con la mano destra benedice chi lo osserva e con la sinistra si indica la profonda ferita sul costato, scostando i lembi della veste. I bagliori dorati che illuminano i lunghi capelli castani e la preziosissima veste rossa con decorazioni a croce in filo d’oro, copera da un altrettanto ricamato manto blu con bordo lavorato, quasi fanno dimenticare il momento di soffrenza raffigurato.
Vir dolorum (Cristo benedicente) | Filipepi Alessandro detto Botticelli Sandro (1445 ca./ 1510) | 58MR00005
Piccio si è conquistato una posizione di solitaria grandezza nella storia dell’arte italiana dell’Ottocento. La sua pittura recupera la lezione del naturalismo lombardo e la grazia di Correggio, adottando con il passare degli anni una stesura sempre più vaporosa e spesso volutamente non finita. Questa evoluzione dello stile è leggibile anche attraverso i numerosi autoritratti che punteggiano l’intero arco della sua esistenza, diventando una sorta di autobiografia d’artista. Nella tela della Carrara, che risale alla fine degli anni Quaranta, Piccio si raffigura a mezzo busto, con gli strumenti di lavoro, la tavolozza e i pennelli. L’intenso scavo psicologico si accompagna al progressivo ammorbidirsi e sfumare dei contorni in una ricerca espressiva sempre più personale e appartata.
Autoritratto con tavolozza | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00571
Piccio e Trécourt non erano solo compagni alla scuola di Diotti, ma condividevano una fraterna amicizia che si prolungò oltre gli anni della formazione e che vide Trécourt sostenere il collega in alcuni momenti difficili della sua carriera. Il dipinto era appeso accanto all’Autoritratto di Piccio nello studio di Trécourt a Pavia, dove questi era direttore della Civica Scuola di Pittura. Vestito con il camice da lavoro, mentre tiene in mano un pennello, Giacomo interpreta orgogliosamente sé stesso.
Ritratto del pittore Giacomo Trécourt | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 58AC00570
Ritratto di Lucina Brembati | Lotto Lorenzo, 1480 ca./ 1556-1557 | 58AC00068
Ritratto di Isotta Brembati Grumelli | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 58AC00087
La Trinità e santi domenicani in gloria | Diziani Gaspare, 1689/ 1767 | 58AC00150
Cristo morto si erge dal sepolcro, il corpo nudo e ferito, gli occhi chiusi. L’immagine ha origini bizantine e come un’icona appare severa e magnetica nella sua essenzialità, perfetta per la funzione che è chiamata a svolgere: creare un legame intenso con chi osserva, invitando a sentirsi partecipe dei sentimenti di Gesù. L’arco a rilievo è ottenuto a pastiglia, cioè modellando il gesso e coprendolo con foglia d’oro, una tecnica che richiama lo sfarzo della pittura tardogotica.
Vir dolorum | Piero di Giovanni detto Lorenzo Monaco, notizie 1391-1422 | 58MR00011