Storia di Virginia Romana

Botticelli incarna il clima colto e antichizzante che si respirava nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. Il dipinto, che si situa nell’ultima fase del suo percorso, fungeva in origine da spalliera e si inseriva in un rivestimento che ricopriva le pareti di un ambiente privato. Botticelli raffigura i diversi momenti di una vicenda narrata da Tito Livio che celebra l’onore e la castità femminili come virtù da difendere a prezzo della vita. Il decemviro Appio Claudio, invaghitosi della giovane Virginia, incarica Marco Claudio di rapirla. Difesa dagli astanti, la fanciulla è condotta davanti a un tribunale, presieduto da Appio, che la dichiara schiava di Marco. Il padre, per difendere il suo onore, la colpisce a morte, tra il dolore dei familiari e dei cittadini, che scacciano i decemviri da Roma.

Storia di Virginia Romana | Filipepi Alessandro detto Botticelli Sandro (1445 ca./ 1510) | 58MR00002

San Giovanni evangelista

Nato e formatosi a Ferrara, Lorenzo Costa lavora prima a Bologna, presso i Bentivoglio, poi a Mantova, dove sostituisce Mantegna come pittore di corte dei Gonzaga. Il dipinto appartiene alla sua stagione giovanile ed è il solo frammento superstite di una pala d’altare di cui non si conoscono né l’aspetto complessivo né la collocazione. Il santo, elegantissimo, regge una coppa – allusione a quella offertagli da un pagano per tentare di avvelenarlo – e un ramo di palma, affidatogli dalla Vergine morente per guidarla al luogo di sepoltura. La rigorosa impostazione prospettica e la nitida definizione della figura del santo suggeriscono di collocare l’opera all’inizio degli anni ottanta del Quattrocento, quando l’artista risente ancora della lezione della scuola ferrarese e in particolare di Francesco del Cossa, da poco scomparso.

San Giovanni evangelista | Costa Lorenzo, 1460 ca./ 1535 | 58MR00023

Angelo che piange

Questa piccola tavola risulta essere il frammento di un’opera di dimensioni maggiori, smembrata in un momento imprecisato della sua storia, che è giunta nelle collezioni dell’Accademia Carrara con il lascito di Giovanni Morelli. Attribuita a Vicino da Ferrara, un pittore ricostruito dallo storico dell’arte Roberto Longhi, l’opera raffigura un angelo piangente, riconoscibile per l’aureola scorciata e quelle che sembrano essere le ali (riconoscibili nelle due protuberanze che partono dalle spalle). Nelle collezioni del Castello Reale del Wael di Cracovia è conservato un altro probabile frammento di questa tavola, raffigurante un Cristo con la corona di spine.

Angelo che piange | Vicino da Ferrara (Ferrara, seconda metà del XV secolo) | 58MR00046

Madonna col Bambino (Madonna di Alzano)

Il dipinto, capolavoro della maturità di Giovanni Bellini, è caratterizzato dal rapporto tra il gruppo monumentale della Madonna col Bambino e il paesaggio punteggiato di borghi e persone che si distende alle loro spalle, per il quale si è ipotizzato l’intervento di un altro pittore. Sul parapetto è collocata una pera, frutto che per la sua dolcezza viene associato all’amore che unisce Madre e Figlio, ma che richiama anche il pomo colto da Eva nel Paradiso Terrestre e quindi il ruolo di Maria e Gesù nel redimere il peccato originale. Ricordato per la prima volta nelle Meraviglie dell’arte di Carlo Ridolfi (1648) quando si trovava ad Alzano Lombardo, dove è documentato già nel Cinquecento, il dipinto fu forse commissionato da Alessio Agliardi, architetto e ingegnere bergamasco al servizio della Repubblica di Venezia.

Madonna col Bambino (Madonna di Alzano) | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 58MR00020

San Gerolamo a Betlemme

La sottile tela di lino e la pittura magra (tempera, con tracce d’olio) non impedisce di apprezzare la ricchezza di questa invenzione del bresciano Bartolomeo Cincani, detto Bartolomeo Montagna. In primo piano, sulla sinistra, san Gerolamo è comodamente seduto sotto un grosso albero, nel quale è inficcato il crocifisso, mentre regge il tomo rosso della Vulgata e accompagnato dal placido leone. Dietro di loro, in uno sfondato architettonico di ampio respiro si scorgono alti edifici in mattoni, ma anche più semplici costruzioni in legno, monaci intenti nelle attività più disparate e molti animali: una scimmia, un cervo, un pavone, un’upupa e un picchio rosso. In primo piano su un cartiglio fissato su una pianta di cardo, la firma del pittore: “opus bartholomei montagna”. La tela è pervenuta all’Accademia Carrara grazie al lascito di Giovanni Morelli.

San Gerolamo a Betlemme | Cincani Bartolomeo detto Montagna (1449 ca./ 1523) | 58MR00022

Episodi della storia di Griselda: partenza per la caccia e incontro di Gualtieri con Griselda

Il foro per la chiave (ancora visibile sul pannello più grande benché celato da un ritocco) indica che le tavole in origine erano unite e costituivano il fronte di un cassone, un arredo comune nelle case dell’epoca, spesso utilizzato per custodire la dote nuziale. La storia di Griselda è coerente con questa funzione, essendo la vicenda di una donna sottoposta dal marito alle prove più crudeli per saggiarne la fedeltà, come racconta Giovanni Boccaccio in una celebre novella del Decameron.

Episodi della storia di Griselda: partenza per la caccia e incontro di Gualtieri con Griselda | Francesco di Stefano detto Pesellino (1422 ca./ 1457) | 58MR00008