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Proveniente dall’altare maggiore della chiesa di San Martino a Torre Boldone, questo trittico è firmato e datato 1491 dallo pittore stesso, il muranese Bartolomeo Vivarini. Nonostante la perdita quasi totale della doratura che copriva i cieli, il dipinto permette di apprezzare la la maniera tarda di Bartolomeo: le scene sono costruite su diversi livelli di natura arida e rocciosa, dove la vegetazione cresce rada, e dove i santi poggiano i loro piedi nodosi, mentre i corpi dalla muscolatura netta e definita sono coperti da panneggi metallici, delineati attraverso colori acidi e abbaglianti. Sembra un paesaggio lunare e inospitale quello in cui si stagliano i santi di Vivarini, dove, come unico rappresentante del mondo animale compare in primo piano un cardellino, simbolo della passione di Cristo, che tiene con le zampe un rametto della corona di spine, con la quale si è macchiato di rosso sangue le piume attorno al becco.
San Martino e il povero, san Giovanni Battista, san Sebastiano (Trittico di Torre Boldone) | Vivarini Bartolomeo, 1430 ca./ 1498 | 58AC00021
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Giovan Antonio Pellegrini ha rivestito un ruolo da protagonista nell’ambito della pittura veneziana del Settecento per il suo stile spigliato e brillante, dal carattere completamente rococò. La sua educazione e il suo tirocinio artistico avvengono nella bottega di Paolo Pagani, con il quale collabora diversi anni, per poi arricchire la sua formazione a Roma, dove rimane colpito dalla pittura di Baciccio e di Luca Giordano, e a Venezia, dove a influenzarlo è soprattutto Sebastiano Ricci. Punto di svolta nel suo percorso è il matrimonio con Angela Carriera, sorella della celebre pittrice Rosalba Carriera, che gli apre le porte di una committenza internazionale, come testimoniano i numerosi incarichi che riceve dalle principali corti europee, da Vienna a Londra, dalla Moravia a Parigi. Il bozzetto dell’Accademia Carrara, forse da collegare ad un secondo di collezione privata raffigurante la Pigrizia, la Vigilanza e l’Utilità, venne realizzato in occasione di una prestigiosa quanto sfortunata committenza ricevuta dal pittore nella capitale francese: la decorazione del soffitto della Sala del Consiglio della Banque Royale eseguita nel 1619 e distrutta appena due anni dopo. Le descrizioni consentono di riconoscere nella parte inferiore il gruppo della Poesia, delle Scienze della Storia che scrive sulle ali del Tempo; in alto compaiono Minerva armata, Mercurio e la Verità alata che suona la tromba.
Allegoria delle Scienze, della Poesia e della Storia | Pellegrini Giovanni Antonio, 1675/ 1741 | 06AC00959
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Ritratto di un podestà | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 58ACDP006
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Piccio fu uno dei più promettenti allievi di Diotti, il quale promosse l’attività di quel talentuoso discepolo presso la classe dirigente cittadina e personaggi come Giovanni Maironi da Ponte, scienziato, naturalista ed esperto di statistica. Fu, tra l’altro, autore del Dizionario odeporico della provincia bergamasca (1819), in cui profuse l’esito delle sue ricerche naturalistiche e statistiche, ma anche la capillare conoscenza del patrimonio artistico locale. Nel dipinto si leggono le esperienze iniziali del giovane pittore: la disciplina al disegno di gusto neoclassico convive con l’espressività del colore e con la schiettezza lombarda, che rende la pelle del volto morbida e sottile, i capelli una nuvola vaporosa.
Ritratto di Giovanni Maironi da Ponte | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06CB00172
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Di origine toscana, il pittore Bernardino Fungai rappresenta quella raffinata stagione dell’arte senese a cavallo tra Quattro e Cinquecento, fatta di ori, lineamenti delicati e forme aggraziate. Questo dipinto, raffigurante la Madonna con il Bambino e due angeli, si trova in deposito all’Accademia Carrara dalla chiesa di Sant’Alessandro della Croce di Bergamo. La cornice modanata, dorata, incollata con raccordi stuccati e originariamente dorati, è originale.
Madonna col Bambino e angeli | attribuito a Fungai Bernardino, 1460 ca./ 1516 | 58ACDP013
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Strumenti musicali e tendone rosso | Baschenis Evaristo, 1617/ 1677 | 06CB00108
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Ritratto di Giovan Crisostomo Zanchi | Moroni Giovan Battista (1521-1524/ 1579-1580) | 06CB00061
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Madonna col Bambino e San Giovannino | Da Ponte Jacopo detto Bassano Jacopo, 1510 ca./ 1592 | 06AC00913
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Pietro Andrea Spini (1783-1855), era il figlio di Giovanni Spini di Albino, primo protettore del Piccio, e fratello di Anastasia, a sua volta immortalata dal pittore. In famiglia rivestiva un ruolo importante e dopo la morte del padre divenne l’amministratore del patrimonio degli Spini. Il pittore, che lo conosceva bene, lo ritrae in abito da mattina, insieme al suo cane, in un paesaggio arioso in cui si scorge il santuario della Madonna del Pianto. Nella mano esibisce l’attestato della medaglia d’oro vinta nel 1832 ad un concorso di sperimentazione agronomica.
Ritratto del conte Pietro Andrea Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00924
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Allievo di Giuseppe Diotti alla Scuola di pittura dell’Accademia Carrara, Piccio era noto tra i contemporanei per il temperamento ribelle e irrequieto e la sua esistenza ritirata. Egli si dedicò con alterne fortune alla pittura di storia e di paesaggio, ma fu soprattutto uno straordinario ritrattista. La contessa Spini apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà di provincia particolarmente legata a Piccio e l’artista la immortala in una immagine memorabile. Nel ritratto Anastasia siede comodamente su una poltroncina rivestita in pelle e tiene tra le dita una presa di tabacco da fiuto; sembra avere abbandonato la lettura del libro di preghiere appoggiato sul tavolo e ci osserva con uno sguardo rassegnato e mite che il pittore ritrae con un’impudenza disarmante.
Ritratto della contessa Anastasia Spini | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 06AC00925