Crocifisso

Facente parte della categoria iconografica del Christus patiens, ovvero il Cristo morto sulla croce, con le braccia piegate dal peso del corpo privo di vita, la testa reclinata e gli occhi chiusi, questa piccola scultura in bronzo reca ancora le tracce della doratura che lo ricopriva. Grazie al confronto con altri esemplari musealizzati è stato possibile collocare questo crocifisso nell’ambito della produzione francese dell’inizio del XV, grazie a particolari quali lo spostamento delle gambe rispetto all’asse del corpo, il perizoma con sovrabbondanza di stoffa tanto da avere un rimborso sul fianco sinistro e un nodo su quello destro, e i capelli che cadono in morbide ciocche ondulate.

Crocifisso | Scultore francese | 22SCS0101

Crocifisso

Rigido, sintetico e realizzato in forme semplici e lineari, questo crocifisso rientra nella tipologia iconografica del Christus triumphans, ovvero del Cristo vincitore sulla morte perché ancora vivo e rappresentato con gli occhi aperti. Sul capo, invece della corona di spine, questo Cristo porta fiero una vera corona, simbolo di regalità. La struttura fisica è semplice e le membra sono marcate da profonde incisioni praticate sul bronzo, a sottolineare i muscoli, le giunture e la linea che separa le gambe. Il perizoma è più complesso, decorato con una trama a fitti puntini e con incisioni che marcano le pieghe della stoffa. Queste caratteristiche inducono ad avvicinarlo a oggetti di produzione sudtirolese realizzati attorno al XII secolo.

Crocifisso | Scultore sudtirolese | 22SCS0103

Crocifisso

Fuso in una lega carica di rame, come si deduce dal colore che tende al rossiccio, questo crocifisso era anche originariamente dorato in ogni sua parte. L’iconografia è quella del Christus patiens, ovvero il Cristo morto sulla croce, con le braccia piegate dal peso del corpo privo di vita, la testa reclinata e gli occhi chiusi. Nel modellare la scultura l’artista scelse anche di sottolineare la regalità del ruolo di Cristo calzandogli sul capo una corona decorata da incisioni e di lavorare con il bulino il perizoma, rendendo evidente il bordo inferiore, con una trama a croci, e la cintura che lo stringe in vita, annodata sul lato destro. Il confronto con esemplari affini, lo colloca in ambito francese attorno alla fine del XII secolo.

Crocifisso | Scultore francese | 22SCS0104

Campanella con repliche di gemme antiche

La creazione e l’uso di campanelle di bronzo era piuttosto frequente nel Rinascimento, quando venivano adoperate come strumenti per chiamare i servitori nelle case di nobili ed eruditi. Nella realizzazione di questo esemplare l’artista volle richiamare la cultura antiquaria del collezionismo di gemme incise, infatti, vi troviamo raffigurate diverse iconografie tratte proprio dalle preziose pietre dure incise in epoca greca o romana che raccoglievano i colti uomini del Rinascimento. Spicca, subito riconoscibile, il ratto del Palladio (una statuetta con poteri straordinari) da parte di Diomede.

 

Campanella con repliche di gemme antiche | Scultore veneto | 22SCS0108

Crocifissione con Madonna e san Giovanni

La piccola Crocifissione con la Madonna e san Giovanni dolenti è incisa in un unico blocco di avorio e può essere confrontata con i maestri francesi che lavoravano questo materiale attorno alla metà del XIV secolo. Il rilievo era quasi certamente parte di un complesso più ampio, un polittico in avorio a più valve, spesso dotate di cerniere che consentivano ai fedeli di chiuderli e renderli così più trasportabili o adatti a particolari esigenze di culto. La montatura in bronzo dorato, infatti, è successiva e atta a rendere il rilievo in avorio una Pace oppure un altarolo per la devozione privata.

Crocifissione con Madonna e san Giovanni | Scultore francese | 22SCP0457

Ritratto di Giovanni II Bentivoglio

Questa scultura in terracotta raffigura il busto di profilo di Giovanni II Bentivoglio, con uno zuccotto calato sulla fronte, capelli lisci lunghi fino alle spalle, e una veste liscia aperta sul petto. È davvero gustoso il particolare dell’orecchio che fuoriesce tra due ciocche di capelli.

A terracotta è perfettamente sovrapponibile ad un rilievo marmoreo che si trova infisso al muro in una cappella della chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Già attribuita a Francesco Francia, la scultura nella chiesa bolognese fu un dono fatto dal mercante di seta Antonio Balatini a Giovanni II Bentivoglio nel 1497, anno inciso nell’incavo della spalla del signore di Bologna, che corrisponde al diciottesimo compleanno di Balatini (come si legge sul marmo della cornice). Anche la datazione della terracotta, quindi deve cadere vicina al rilievo bolognese.

Ritratto di Giovanni II Bentivoglio | Scultore emiliano | 22SCS0109

Ritratto di Ludovico Dolce

Il veneziano Ludovico Dolce fu uno dei poligrafi più attivi del Cinquecento, dando alle stampe centinaia e centinaia di edizioni di testi, tra i quali le Metamorfosi di Ovidio, il Decamerone di Petrarca e anche la Divina Commedia di Dante. Questo raffinatissimo avorio inciso da un artista veneto ancora sconosciuto lo raffigura di profilo, con la lunga e folta barba, che quasi si confonde con la pelliccia del robone, la pesante veste di moda dalla prima metà del XVI secolo. Ritroviamo questa identica effigie di Dolce, con una cornice ovale recante l’anno 1561, nella stampa che decora l’antiporta (la pagina figurata che precede il frontespizio) dell’edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che Dolce curò per lo stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari e che fu stampata solo nel 1572, quattro anni dopo la morte del poligrafo.

Ritratto di Ludovico Dolce | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCS0110

Maria Maddalena penitente

Acquistato da Salvatore Orsetti nel 1804, questo busto, è stato attribuito allo scultore bergamasco Anton Maria Pirovano, ma recentemente (2022) è stato assegnato al trentino Tommaso Rues, attivo a Venezia nella seconda metà del XVII secolo. Questa Maddalena, infatti, è stilisticamente confrontabile con i lavori che lo scultore eseguì per la chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia, spostandosi poi a scolpire anche per la chiesa del Redentore. I lunghi capelli, che si attorcigliano in boccoli marcati dai segni del trapano, sono un tema ricorrente nelle opere di Rues.

Maria Maddalena penitente | Rues Tommaso, 1636/ 1703 | 58SC00021

Crocifisso con allegorie dell’Eternità, della Morte e del Tempo

Opera dello scultore barocco bergamasco Andrea Fantoni, di questo Crocifisso in legno di bosso non sono noti né il committente, né la data di ingresso nelle collezioni dell’Accademia Carrara. Le dimensioni ridotte lo identificano come Crocifisso da camera, quindi come opera destinata alla devozione privata di qualche facoltoso mecenate. Oltre al più tradizionale Cristo issato sulla croce, questa scultura è composta anche da una articolata base, nella quale le figure dell’Eternità (a sinistra, riconoscibile per l’uroburo che stringe nelle mani), e il Tempo (a destra, rappresentato come un vecchio che regge una clessidra) affiancano la Morte, raffigurata come uno scheletro con la falce disteso ai piedi della croce sul monte Golgota.

Crocifisso con allegorie dell’Eternità, della Morte e del Tempo | Fantoni Andrea, 1659-1734; bottega di Fantoni Andrea, 1659-1734 | 58SC00034

Statua reliquiario di Santa Palazia

Questa grande scultura in argento e bronzo dorato non è altro che un reliquiario raffiguante Santa Palazia, realizzato da Giovanni Francesco Arrighi, orafo e argentiere romano, come indicano le sue iniziali presenti sul punzone posto sul collo della santa. Commissionata dall’abate romano Benedetto Bussi fu pagata nel 1726 e, sempre dalle fonti, sappiamo che reggeva nella mano un turibolo, nel quale bruciava dell’incenso. La statua metalica è impreziosita dal grande piedistallo sul quale è inginocchiata, realizzato in metallo dorato, con un grande inserto in ornice nei toni dell’arancio.

Statua reliquiario di Santa Palazia | Arrighi Giovanni Francesco, 1646/ 1730 | 98ZR00016