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Questa piccola tavola risulta essere il frammento di un’opera di dimensioni maggiori, smembrata in un momento imprecisato della sua storia, che è giunta nelle collezioni dell’Accademia Carrara con il lascito di Giovanni Morelli. Attribuita a Vicino da Ferrara, un pittore ricostruito dallo storico dell’arte Roberto Longhi, l’opera raffigura un angelo piangente, riconoscibile per l’aureola scorciata e quelle che sembrano essere le ali (riconoscibili nelle due protuberanze che partono dalle spalle). Nelle collezioni del Castello Reale del Wael di Cracovia è conservato un altro probabile frammento di questa tavola, raffigurante un Cristo con la corona di spine.
Angelo che piange | Vicino da Ferrara (Ferrara, seconda metà del XV secolo) | 58MR00046
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Il dipinto, capolavoro della maturità di Giovanni Bellini, è caratterizzato dal rapporto tra il gruppo monumentale della Madonna col Bambino e il paesaggio punteggiato di borghi e persone che si distende alle loro spalle, per il quale si è ipotizzato l’intervento di un altro pittore. Sul parapetto è collocata una pera, frutto che per la sua dolcezza viene associato all’amore che unisce Madre e Figlio, ma che richiama anche il pomo colto da Eva nel Paradiso Terrestre e quindi il ruolo di Maria e Gesù nel redimere il peccato originale. Ricordato per la prima volta nelle Meraviglie dell’arte di Carlo Ridolfi (1648) quando si trovava ad Alzano Lombardo, dove è documentato già nel Cinquecento, il dipinto fu forse commissionato da Alessio Agliardi, architetto e ingegnere bergamasco al servizio della Repubblica di Venezia.
Madonna col Bambino (Madonna di Alzano) | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 58MR00020
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La sottile tela di lino e la pittura magra (tempera, con tracce d’olio) non impedisce di apprezzare la ricchezza di questa invenzione del bresciano Bartolomeo Cincani, detto Bartolomeo Montagna. In primo piano, sulla sinistra, san Gerolamo è comodamente seduto sotto un grosso albero, nel quale è inficcato il crocifisso, mentre regge il tomo rosso della Vulgata e accompagnato dal placido leone. Dietro di loro, in uno sfondato architettonico di ampio respiro si scorgono alti edifici in mattoni, ma anche più semplici costruzioni in legno, monaci intenti nelle attività più disparate e molti animali: una scimmia, un cervo, un pavone, un’upupa e un picchio rosso. In primo piano su un cartiglio fissato su una pianta di cardo, la firma del pittore: “opus bartholomei montagna”. La tela è pervenuta all’Accademia Carrara grazie al lascito di Giovanni Morelli.
San Gerolamo a Betlemme | Cincani Bartolomeo detto Montagna (1449 ca./ 1523) | 58MR00022
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Annunciazione; san Benedetto; santa Scolastica | Civerchio Vincenzo, 1470 ca./ 1544 | 58MR00038
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Il foro per la chiave (ancora visibile sul pannello più grande benché celato da un ritocco) indica che le tavole in origine erano unite e costituivano il fronte di un cassone, un arredo comune nelle case dell’epoca, spesso utilizzato per custodire la dote nuziale. La storia di Griselda è coerente con questa funzione, essendo la vicenda di una donna sottoposta dal marito alle prove più crudeli per saggiarne la fedeltà, come racconta Giovanni Boccaccio in una celebre novella del Decameron.
Episodi della storia di Griselda: partenza per la caccia e incontro di Gualtieri con Griselda | Francesco di Stefano detto Pesellino (1422 ca./ 1457) | 58MR00008
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San Bonaventura nello studio | Pseudo Giovenone (notizie 1520-1540 ca.) | 58MR00003
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San Bonaventura docente | Pseudo Giovenone, notizie 1525-1540 | 58MR00004
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Allievo a Siena del Vecchietta e operoso per diversi anni accanto a Francesco di Giorgio Martini, Neroccio fu abile scultore in legno e pittore raffinato. La tavola è una testimonianza esemplare della produzione dell’artista e un’immagine di rarefatta bellezza. La mano di Maria sfiora delicatamente quella di Gesù, che con lo sguardo cerca la Madre, mentre le gote arrossate indicano l’emozione dell’abbraccio. Nel dipinto la tradizione gotica senese, con la sua predilezione per gli ori, per un disegno sinuoso e per sottili stesure di colore, convive con le novità del Rinascimento fiorentino. La posa atletica e l’anatomia classicheggiante del Bambino derivano da Donatello, così come il gusto per i dettagli realistici, quali l’ombra proiettata dal bimbo o le staffe che fissano le lastre di pietra del parapetto.
Madonna col Bambino | Landi Neroccio di Bartolomeo de’ (1447/ 1500) | 58MR00013
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Avviato dal padre al mestiere di orafo e da Filippo Lippi a quello di pittore, a venticinque anni Botticelli guida già una propria bottega a Firenze i cui clienti più prestigiosi sono gli esponenti della famiglia Medici. In questa tavola l’artista tramanda ai posteri l’immagine di Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e abile cavaliere, assassinato il 26 aprile 1478 a Firenze durante la Congiura dei Pazzi. Per denunciare e ricordare la sua morte Lorenzo fece coniare una medaglia allo scultore di famiglia, Bertoldo di Giovanni. Dalla maschera funebre fu ricavato un busto in marmo che Botticelli usò come modello per il dipinto, di cui si conoscono tre versioni: questa della Carrara – forse la più antica, anche se probabilmente non terminata – e altre due custodite a Berlino e Washington.
Ritratto di Giuliano de’ Medici | Filipepi Alessandro detto Botticelli Sandro (1445 ca./ 1510) | 58MR00006
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Giunta all’Accademia Carrara per lascito di Giovanni Morelli, come gli altri due dipinti di Sandro Botticelli esposti sulla stessa parete del museo, questo profondo ritratto di Cristo lo raffigura sofferente, mentre con la mano destra benedice chi lo osserva e con la sinistra si indica la profonda ferita sul costato, scostando i lembi della veste. I bagliori dorati che illuminano i lunghi capelli castani e la preziosissima veste rossa con decorazioni a croce in filo d’oro, copera da un altrettanto ricamato manto blu con bordo lavorato, quasi fanno dimenticare il momento di soffrenza raffigurato.
Vir dolorum (Cristo benedicente) | Filipepi Alessandro detto Botticelli Sandro (1445 ca./ 1510) | 58MR00005