Cristo risorto tra san Marco e san Nicola

All’interno di un tempio sorretto da imponenti colonne corinzie, si ergono tre figure realizzate in argento sbalzato: sono Cristo risorto, che tiene ancora i piedi sul sarcofago, e ai suoi lati san Marco con un libro in mano, e san Nicola, riconoscibile per il pastorale, la mitra e le tre palle dorate in mano. Questo piccolo altarolo per la devozione privata fu probabilmente realizzato da un argentiere veneziano, come testimonia il punzone con il Leone di San Marco al centro del sarcofago, verso la fine del XVI secolo. È anche possibile, poi, che in quello che ora è una capsella occlusa alla destra del volto di Cristo, si conservasse una reliquia.

Cristo risorto tra san Marco e san Nicola | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0434

Ritratto di Ludovico Dolce

Il veneziano Ludovico Dolce fu uno dei poligrafi più attivi del Cinquecento, dando alle stampe centinaia e centinaia di edizioni di testi, tra i quali le Metamorfosi di Ovidio, il Decamerone di Petrarca e anche la Divina Commedia di Dante. Questo raffinatissimo avorio inciso da un artista veneto ancora sconosciuto lo raffigura di profilo, con la lunga e folta barba, che quasi si confonde con la pelliccia del robone, la pesante veste di moda dalla prima metà del XVI secolo. Ritroviamo questa identica effigie di Dolce, con una cornice ovale recante l’anno 1561, nella stampa che decora l’antiporta (la pagina figurata che precede il frontespizio) dell’edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che Dolce curò per lo stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari e che fu stampata solo nel 1572, quattro anni dopo la morte del poligrafo.

Ritratto di Ludovico Dolce | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCS0110

San Gerolamo

La placca è realizzata sbalzando una lastra di rame, poi brunito e dorato per rendere coloristicamente le diverse figure che la abitano. San Gerolamo è qui ritratto a mezzo busto, con due pietre in mano, mentre piangente guarda il Crocifisso davanti a lui. Dietro di lui il grande galero, il cappello cardinalizio, è appeso quasi fuori dalla scena, mentre un fitto bosco fa da quinta e riempie tutto lo spazio disponibile. È un pezzo unico, non se ne conoscono repliche e frutto del lavoro di un artista abituato a lavorare con gli strumenti degli orefici. Su base stilistica, per confronto con le opere dei Lombardo, o del Maestro dell’altare Barbarigo, è possibile accostarlo alla scuola veneziana dell’inizio del Cinquecento.

San Gerolamo | Scultore veneziano, Venezia XVI secolo | 22SCP0271

Croce astile

Questa grande croce in rame sbalzato e dorato era una adoperata durante le processioni. Issata su un alto palo di legno essa veniva trasportata lungo il percorso del corteo religioso fino alla chiesa deputata per chiudere il rito e, solitamente, deposta vicino all’altare dove si teneva la messa. La croce ha entrambi i lati figurati: da una parte vediamo Cristo crocifisso, la Vergine, san Giovanni e, in alto, il pellicano mistico, chesi squarcia il petto per nutrire i suoi piccoli. Dall’altro lato, il Padre Eterno benedicente al centro e, sui terminali, figure di Padri della Chiesa, tutti reggenti dei libri.

Croce astile | Scultore veneziano | 06SP00214