Ritratto di Beatrice (Bice) Presti Tasca

Di umili origini, Giacomo Trécourt studia all’Accademia Carrara sotto la guida di Giuseppe Diotti, diventando nel 1842 direttore della Civica Scuola di Pittura di Pavia. Il dipinto ritrae la poco più che ventenne Bice, figlia del poeta e patriota bergamasco Ottavio Tasca e da pochi mesi sposa di Giovanni Presti, committente dell’opera. La giovane indossa un abito verde smeraldo che fa risaltare il suo eburneo incarnato, mentre l’elegante profilo della figura sembra misurarsi con quello ancor più perfetto del vaso orientale posto sulla consolle. Il dipinto, immagine di algida bellezza, sancisce la momentanea adesione del pittore a un raffinato purismo formale che mescola la lezione classicista di Diotti e l’influsso di Francesco Coghetti, che due anni prima aveva eseguito il ritratto di Giovanni, marito di Beatrice.

Ritratto di Beatrice (Bice) Presti Tasca | Giacomo Trécourt, 1812/ 1882 | 58AC00727

Ritratto di Giovanni Presti

Francesco Coghetti si forma a Bergamo con Giuseppe Diotti, per far poi fortuna a Roma, dove trascorre gran parte della sua vita. Il ritratto di Giovanni Presti si discosta dai toni pomposi e ufficiali delle opere romane in favore di una maggior naturalezza. Il giovane borghese, abbigliato alla moda, è raffigurato in piedi, con una mano in tasca, in una posa spavalda e naturale allo stesso tempo. Non c’è alcuna ambientazione, ma solo un fondo di colore verde: così il pittore può concentrarsi sui dettagli del vestiario, come il bellissimo panciotto steso con pennellate spigliate e luminose, o su quelli del viso altero del protagonista. Il ritratto, inoltre, forma uno straordinario pendant con quello eseguito da Giacomo Trécourt che raffigura Beatrice Presti, moglie di Giovanni.

Ritratto di Giovanni Presti | Francesco Coghetti, 1801/ 1875 | 58AC00728

Madonna col Bambino tra i santi Gerolamo e Anna (Madonna Baglioni)

Come molti artisti bergamaschi, Andrea Previtali si formò a Venezia, presso Giovani Bellini, i cui insegnamenti sono visibili in questa sacra conversazione dal tipico formato rettangolare che si usava in laguna. Al centro vediamo la vergine, avvolta in un manto blu chiuso sul petto da un gioiello, ai lati Sant’Anna e San Gerolamo, sul fondo un’architettura antica formata da due archi e un paesaggio collinare. Il Bambino, non più neonato, è intento a leggere un piccolo libro che tiene nelle mani, attento e serafico, mentre la mandre lo regge sul suo grembo, adagiato su un candido cuscino. La firma del pittore si legge sul libro elegantemente rilegato tenuto da San Gerolamo, mentre sull’arco in rovina si nota uno stemma, forse quello della nobile famiglia veneziana dei Dolfin, probabile indizio per rintracciare i committenti dell’opera. Il dipinto è noto anche come Madonna Baglioni, dal nome del donatore, Francesco Baglioni appunto, che la lasciò nel 1910 all’Accademia Carrara.

Madonna col Bambino tra i santi Gerolamo e Anna (Madonna Baglioni) | Previtali Andrea (1475-1480/ 1528) | 58AC00060