Ritratto del conte Guglielmo Lochis

La vita di Guglielmo Lochis si divide fra privato e pubblico, fra passione collezionistica e i numerosi incarichi che ne fecero un protagonista della vita politica e culturale della Bergamo austriaca. L’ascesa del conte Lochis, membro della Guardia Lombardo-Veneta sin dal 1816, è scandita dalle numerose nomine ricevute: dall’ammissione all’Imperial Regia Corte (1838) sino al conferimento del titolo di Ciambellano (1854). A questi privilegi si accompagnavano le cariche cittadine, in particolare quella prestigiosissima di Podestà di Bergamo (1842-1848). La sua morte, avvenuta nel 1859, a ridosso del processo finale di unificazione italiana (1861), segna la fine del suo sogno di collezionista, ma al tempo stesso apre nuovi scenari per l’Accademia Carrara, nella quale confluisce una selezione significativa della sua raccolta. Il ritratto eseguito dal Piccio presenta una impostazione tradizionale: su uno sfondo neutro e volutamente non definito si staglia la figura del Lochis. L’attenzione dell’artista si concentra sui dettagli dell’abbigliamento e nella restituzione dei tratti del volto, che tradisce un’espressione di malcelata astuzia e uno sguardo acuto e indagatore nei confronti dell’osservatore.

Ritratto del conte Guglielmo Lochis | Carnovali Giovanni detto Piccio, 1804/ 1873 | 81LC00194

San Sebastiano

Originario di Urbino e attivo inizialmente nella bottega di Perugino, Raffaello lavora a Siena, forse come collaboratore di Pinturicchio, per poi affermarsi definitivamente a Firenze nei primi anni del Cinquecento. Il San Sebastiano fu dipinto quando Raffaello non aveva nemmeno vent’anni, ma si impone per una straordinaria finezza esecutiva e per la capacità quasi miracolosa di gradazione della luce, che avvolge la figura in un’atmosfera dolce e sognante. L’opera fu realizzata per la devozione personale di un raffinato committente; questo spiega perché un santo come Sebastiano, solitamente associato alla pietà popolare, venga raffigurato in vesti aristocratiche mentre tiene in mano la freccia simbolo del martirio, anziché nudo e trafitto dai dardi, come prevedeva l’iconografia tradizionale.

San Sebastiano | Sanzio Raffaello, 1483/ 1520 | 81LC00207