Figure nel paesaggio
Precise e coerenti scelte curatoriali vedono, all’interno di Figure nel paesaggio, un alternarsi di artisti di diverse generazioni che realizzano sculture di figura in continuità con la tradizione italiana caratterizzata, dal Rinascimento in poi, da giardini abitati da presenze inserite nel verde, in un gioco di rispecchiamenti tra materia naturale e statuaria.
In coerenza con tale indirizzo, dopo il restauro concordato con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, vengono inoltre ricollocate nella loro posizione originaria due sculture seicentesche in pietra arenaria, raffiguranti Marte e Minerva, parte delle collezioni museali e appartenute a Giacomo Carrara.
Per quanto riguarda le linee curatoriali delle nuove committenze, gli scultori sono stati scelti tra coloro che negli ultimi decenni sono stati capaci di ripensare l’arte plastica in modo inedito e personale, a partire da una radicata memoria della storia dell’arte, che consente di porsi in relazione profonda con la collezione di Accademia Carrara. Anche rispetto alle materie impiegate, le scelte di Maria Luisa Pacelli – direttrice di Accademia Carrara – ed Elena Volpato – conservatrice GAM Galleria Civica di Torino – sono orientate verso artisti che prediligono un modellato che conserva la memoria della zolla, del grumo, del gesto primario della mano che si sovrappone e si confonde con le conformazioni naturali.
Figure nel paesaggio inizia nel 2026 con un primo capitolo che prevede a giugno l’installazione dell’opera di Chiara Camoni e in autunno la ricollocazione delle sculture seicentesche. Il progetto mette in luce la vocazione dello spazio verde di Accademia Carrara, luogo riqualificato e fino al 2024 inaccessibile, ora aperto a tutti e a ingresso libero, come naturale estensione del museo. In continuità tra interno ed esterno, il pubblico è invitato a vivere l’esperienza dell’arte attraverso un percorso di scoperta che intreccia secoli di storia, di arte, di natura e creatività, ora anche contemporanea, inserendosi nella tradizione della scultura all’aperto.
Chiara Camoni
LA FORZA
Commissionata da Accademia Carrara all’inizio del 2025, La Forza, che sarà presentata a giugno 2026, è composta da due elementi scultorei: una donna e una leonessa, una rilettura dell’iconografia di uno degli arcani maggiori dei Tarocchi, la carta XI. Nel Mazzo Colleoni, parte del quale è custodita in Accademia Carrara, la Forza è una figura maschile che alza un bastone contro un leone, mentre nei mazzi marsigliesi è una donna a gareggiare in forza con l’animale, ponendogli le mani tra le fauci.
In omaggio ai Tarocchi e alla loro storia – alla quale Accademia Carrara dedica la più importante mostra mai realizzata, dal 27 febbraio al 2 giugno 2026 – Camoni si è ispirata creando, per La Forza, una coppia simbiotica in cui figura umana e animale, entrambe di genere femminile, sono formate da una medesima materia, portando su di loro le tracce dell’originaria unione: non più elementi in lotta ma creature plasmate con la stessa sostanza.
Le due figure esprimono la forza attraverso l’energia della terra nera che porta in sé una memoria di profondità e incandescenza, e attraverso la continuità con il suolo scuro del giardino del museo, che le fa apparire come fossero nate per propulsione e germinazione dal terreno.
Tra le mani della donna e la bocca della leonessa un medesimo grumo di terra, lacerato, indica il punto di congiungimento tra loro, e tutto il loro corpo mostra una superficie mossa, un modellato atmosferico, come di una pasta cedevole al contatto con l’aria, ponendo l’opera in una ideale continuità con le ricerche scultoree di inizio Novecento, da Leonardo Bistolfi a Medardo Rosso.
La donna e la leonessa sono animate dal contrasto tra la solidità del loro imporsi nello spazio con la nettezza dei volumi tipici della scultura arcaica e la grazia di una gestualità trattenuta, tutta espressa nella leggerezza del movimento delle loro superfici increspate di inflorescenze, come fossero cosparse di petali di terra che, tra le mani della donna, si compongono in fiori e, tra i denti della leonessa, si mostrano come brandelli di materia generativa.