La morte di Didone

La grande placchetta raffigura una figura femminile, Didone, che si trafigge il petto con un pugnale. Attorno a lei si apre un paesaggio, con edifici, paesi, alberi e specchi d’acqua, mentre alla sua sinistra, in primo piano, arde un alto fuoco. Ai piedi dell’albero sul quale lei si appoggia si nota una targa, sulla quale si leggono le iniziali dell’artista “AR”, per Andrea Riccio. Stando al racconto di Virgilio, Didone era la regina di Cartagine e morì suicida dopo l’abbandono da parte di Enea. Il rogo in primo piano è quello sul quale lei si gettò dopo essersi trafitta a morte.

La morte di Didone | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0529

Venere punisce Cupido

Nella placchetta è rappresentato il momento in cui Venere, la madre, preso il figlio Cupido per i capelli, sta per punirlo per i danni che costantemente creava scoccando frecce e facendo innamorare chiunque gli capitasse a tiro. Realizzato con un solo getto di bronzo, il rilievo è decisamente aggettante e sembra quasi una piccola scultura pronta a staccarsi dal fondo sul quale è collocata. Già attribuita a Gian Maria Mosca, detto il Padovano, la Venere è invece opera di Andrea Briosco detto il Riccio, come conferma un’edizione del Museo Correr di Venezia che presenta una “R” al verso, marca tipica dell’artista trentino.

Venere punisce Cupido | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0535

Purificazione di Teseo

Attribuita a Riccio non solo grazie alla modellazione del diritto, ma anche in base all’analisi del rovescio, tecnicamente tipico della sua bottega, questa placchetta raffigura la purificazione dell’eroe Teseo dopo l’uccisione di molti nemici, narrata da Plutarco. Nel rilievo Teseo compare due volte: al centro, nudo, celebrato da un altrettanto nuda Vittoria alata, simbolo dei suoi trionfi bellici; sulla destra, invece, compare genuflesso mentre aiuta il sacerdote nell’atto di sacrificare un toro, accompagnato da musici e da una figura di vecchio che regge un ramo di alloro per benedire l’azione.

Purificazione di Teseo | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0094

San Gerolamo

Tra la metà del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento la figura di san Gerolamo conobbe grande diffusione come immagine per la devozione privata, come testimonia la sua presenza nei dipinti e nelle sculture di quel periodo. In questa placchetta in bronzo il santo è in piedi, tiene con la mano destra una pietra con la quale si percuoterà il petto, e volge lo sguardo verso un libro aperto poggiato su una roccia: è la Vulgata la prima traduzione completa della Bibbia in latino, lo sforzo di tutta la vita di Gerolamo.

La piccola scultura è firmata in alto “VLOCRINO”, che risulta essere la trasposizione in caratteri latini di una parola greca traducibile con “capello riccio” e identifica l’artista con il trentino Andrea Briosco, detto appunto il Riccio, a causa della sua capigliatura.

San Gerolamo | Riccio (Andrea Briosco), Trento, 1470-Padova, 1532 | 22SCP0175