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Pietro Bernini è uno dei protagonisti di spicco della scultura romana tardo-manierista, ma la sua figura è stata messa in ombra per molto tempo dalla personalità del figlio Gian Lorenzo, scultore, pittore e architetto tra i più noti dell’epoca barocca. La statua di Andromeda è entrata in Accademia Carrara grazie al legato di Federico Zeri, uno dei fautori della riscoperta dell’artista. La figlia di Cefeo e di Cassiopea, sovrani d’Etiopia, è rappresentata nel momento in cui, ancora incatenata alla roccia, volge lo sguardo verso Perseo, in procinto di liberarla dal drago, secondo quanto racconta Ovidio nelle Metamorfosi. Il marmo proviene dalla decorazione di una fontana, probabilmente quella del giardino del cardinale Scipione Borghese sul colle del Quirinale, nel cuore di Roma.
Andromeda | Bernini Pietro, 1562/ 1629 | 98ZR00008
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Questo piccolo gruppo marmoreo animato da vivaci puttini, disposti agli angoli della base quadrata a cavallo di aquile e draghi, emblemi araldici della famiglia Borghese quasi sicuramente committente dell’opera, è sovrastato da una figura femminile che lotta vittoriosamente contro un Centauro, tradizionale simbolo del Vizio. Proveniente dalla collezione Aprosio di Montecarlo e acquistato da Federico Zeri intorno al 1960, il manufatto venne subito restituito a Pietro Bernini, il cui rapporto con casa Borghese era conosciuto a partire dall’inizio del Seicento. Considerando le dimensioni ridotte e il carattere non rifinito della composizione, si ipotizza fosse un modello preparatorio o dimostrativo per un gruppo plastico di grandi dimensioni da destinare alla decorazione di una fontana, forse ambientata all’interno di una grotta naturalistica o di una nicchia, i cui zampilli dovevano sgorgare dalle bocche degli animali araldici posizionati alla base del gruppo.
La Virtù sottomette il Vizio | Bernini Pietro, 1562/ 1629 | 98ZR00009