Figure nel paesaggio
Figure nel paesaggio è un progetto pluriennale di committenze ideato da Accademia Carrara e curato da Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato. Nato per ampliare la collezione del museo oltre le sale espositive, il progetto affida a tre artisti italiani, di diverse generazioni, la realizzazione di opere concepite appositamente per i Giardini PwC e destinate a entrare stabilmente nel patrimonio della Carrara.
Il progetto nasce da una riflessione sul giardino come luogo abitato da figure. Dal Rinascimento in poi, statue, divinità, eroi, personaggi allegorici e creature fantastiche hanno popolato gli spazi verdi, instaurando un dialogo continuo tra natura e rappresentazione. Figure nel paesaggio riprende questa eredità e la rilegge attraverso il lavoro di tre artisti che, pur appartenendo a generazioni e percorsi differenti, condividono una profonda attenzione alla scultura di figura e un costante confronto con la tradizione.
La scelta di Chiara Camoni (1974), Paolo Icaro (1936) e Alessandro Pessoli (1963) nasce dalla volontà di riunire personalità che hanno saputo elaborare una ricerca originale a partire da una consapevole relazione con la storia dell’arte. Nelle loro opere la figura si presenta come presenza contemplativa, soglia, incontro: una forma capace di instaurare una relazione con il paesaggio, con il luogo che la accoglie e con chi lo attraversa. In questo contesto si inserisce anche il restauro delle sculture raffiguranti Marte e Minerva, realizzato in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia. La loro ricollocazione, prevista nel 2027, restituirà una testimonianza significativa della storia delle collezioni e del rapporto tra il museo e il suo giardino.
Chiara Camoni
LA FORZA
Composta da due elementi – una donna e una leonessa – l’opera rilegge l’iconografia dell’undicesimo arcano maggiore dei Tarocchi, instaurando un dialogo con le carte del mazzo Colleoni conservate nel museo. Nell’antico mazzo Colleoni la Forza è una figura maschile che alza un bastone contro un leone, mentre nei più tardi mazzi marsigliesi è una donna a gareggiare con l’animale, ponendogli le mani tra le fauci.
In omaggio ai Tarocchi e alla loro storia, Camoni ha creato una coppia simbiotica in cui figura umana e animale, entrambe di genere femminile, sono formate da una medesima materia, portando su di loro le tracce dell’originaria unione: non più elementi in lotta, ma creature plasmate con la stessa sostanza. Le figure esprimono la forza attraverso l’energia evocata dalla terra nera, che porta in sé una memoria di profondità e incandescenza, e attraverso la continuità con il suolo scuro del giardino, che le fa apparire come fossero nate per propulsione e germinazione dal terreno. Tra le mani della donna e la bocca della leonessa, un medesimo grumo di terra lacerato indica il punto di congiunzione tra le due figure.
La donna e la leonessa sono animate dal contrasto tra la solidità del loro imporsi nello spazio e la leggerezza del movimento delle superfici, increspate di inflorescenze, come fossero cosparse di petali di terra che tra le mani della donna si compongono in fiori e tra i denti della leonessa si mostrano come brandelli di materia generativa.
L’opera di Chiara Camoni, artista protagonista del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026, entra a far parte della collezione del museo grazie al contributo di PwC.

ph. Camilla Maria Santini