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Il dipinto, capolavoro della maturità di Giovanni Bellini, è caratterizzato dal rapporto tra il gruppo monumentale della Madonna col Bambino e il paesaggio punteggiato di borghi e persone che si distende alle loro spalle, per il quale si è ipotizzato l’intervento di un altro pittore. Sul parapetto è collocata una pera, frutto che per la sua dolcezza viene associato all’amore che unisce Madre e Figlio, ma che richiama anche il pomo colto da Eva nel Paradiso Terrestre e quindi il ruolo di Maria e Gesù nel redimere il peccato originale. Ricordato per la prima volta nelle Meraviglie dell’arte di Carlo Ridolfi (1648) quando si trovava ad Alzano Lombardo, dove è documentato già nel Cinquecento, il dipinto fu forse commissionato da Alessio Agliardi, architetto e ingegnere bergamasco al servizio della Repubblica di Venezia.
Madonna col Bambino (Madonna di Alzano) | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 58MR00020
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Il piccolo ed enigmatico ritratto su tavola immortala un giovane con la zazzera di capelli castani, ammantato in un drappo verde all’antica, che fissa il suo spettatore con penetranti occhi marroni e labbra serrate. Al rovescio della tavola, dipinta di scuro, si leggono le lettere “IA”, in elegante calligrafia maiuscola. Facente parte della raccolta di Guglielmo Lochis, questo dipinto ha visto susseguirsi diverse attribuzioni: Hans Holbein, Antonello da Messina, Alvise Vivarini, Jacopo de Barbari, Jacopo da Valenza e Giovanni Bellini, al quale oggi si ascrive, seppur dubitativamente.
Ritratto d’uomo | Bellini Giovanni (?) (1430 ca./ 1516) | 81LC00148
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La tavola appartiene a quell’esiguo gruppo di dipinti che si possono riferire senza dubbio alla mano del maestro. Maria e Gesù sono colti in un momento di tenerezza, con la Madre che cerca di tenere fermo il Bambino, la cui posa ardita rammenta le opere di Mantegna. Lo sguardo della Vergine, tuttavia, è malinconico e meditativo, quasi prevedesse il futuro sacrificio del Figlio, che si muove irrequieto su una balaustra di marmo rosa, forse anticipazione della pietra dell’unzione sulla quale verrà deposto prima della sepoltura. La luminosità tersa che bagna le due figure fa pensare alle opere veneziane di Antonello da Messina, ma l’esecuzione preziosa, con l’oro usato per lumeggiare il blu di lapislazzuli della veste di Maria, ricorda le origini bizantine della tradizione pittorica veneziana.
Madonna col Bambino | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 81LC00140
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Maria e Giovanni sorreggono il corpo morto di Gesù, mostrandoci le sue ferite e le loro lacrime. Siamo così vicini ai personaggi che possiamo sentirne il dolore, vi partecipiamo emotivamente. Questa modalità di raffigurazione deriva dalla tradizione bizantina, così come il formato verticale e il fondo scuro, sul quale si leggono i nomi scritti in greco. L’esordio di Giovanni Bellini è tra gli argomenti più dibattuti dagli storici dell’arte. In questo indiscutibile capolavoro giovanile, Maria, Gesù e Giovanni sono compressi in uno spazio stretto, in piedi dietro una balaustra di marmo che reca la firma del pittore. Un punto di vista così ravvicinato accentua l’effetto drammatico della scena e ci fa concentrare sul dolore intenso dei tre personaggi. Anche se straziante, la composizione ha una delicatezza straordinaria nel fine incastro delle linee, in particolare nell’intreccio delle mani; i corpi sono statuari, specie quello di Cristo, ma sfumati in piani chiaroscurali e accarezzati da una luce che proviene da sinistra. In questa tavola Bellini risente chiaramente delle opere padovane di Donatello, ma anche di Mantegna.
Cristo in pietà tra la Vergine e san Giovanni Evangelista | Bellini Giovanni (1430 ca./ 1516) | 81LC00138