- Tipo di oggetto
- scultura
- Soggetto
- Cristo crocifisso
- Materia e tecnica
- lega di rame (fusione)
- Acquisizione
- donazione, Scaglia Mario, 2022
- Dipartimento/Sezione
- Scultura e arti decorative
- Collezione
- Collezione Mario Scaglia
- Edificio
- Accademia Carrara
- Settore/Area
- Esposizione permanente
- Piano
- 2
- Sala
- 5
- Numero di inventario
- 22SCS0014
Questo Crocifisso è una derivazione, in piccolo formato, dell’opera monumentale che il carrarese Pietro Tacca realizzò in bronzo dorato tra 1611 e 1616 per Filippo III di Spagna, ancora oggi collocato nel monastero dell’Escorial, a Madrid.
La grande fortuna di questo Crocifisso spagnolo portò il maestro a crearne svariate repliche in formato medio (come l’esemplare per la chiesa mantovana di Santa Barbara, del 1626) e piccolo, opere che Tacca produceva nella sua bottega fiorentina con la tecnica della fusione indiretta e che riscontrarono enorme successo come oggetti per la devozione privata.
Particolari come la pelle dei piedi tirata dai chiodi, le costole del corpo magrissimo e gli occhi ormai chiusi, ne fanno un grande esempio di naturalismo e rappresentazione del dolore.
Crocifisso | Pietro Tacca, Carrara, 1577-Firenze, 1640 | 22SCS0014
Note storiche
Questo Crocifisso è una derivazione, in piccolo formato, dell’opera monumentale che il carrarese Pietro Tacca realizzò in bronzo dorato tra 1611 e 1616 per Filippo III di Spagna, ancora oggi collocato nel monastero dell’Escorial, a Madrid.
La grande fortuna di questo Crocifisso spagnolo portò il maestro a crearne svariate repliche in formato medio (come l’esemplare per la chiesa mantovana di Santa Barbara, del 1626) e piccolo, opere che Tacca produceva nella sua bottega fiorentina con la tecnica della fusione indiretta e che riscontrarono enorme successo come oggetti per la devozione privata.
Particolari come la pelle dei piedi tirata dai chiodi, le costole del corpo magrissimo e gli occhi ormai chiusi, ne fanno un grande esempio di naturalismo e rappresentazione del dolore.