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La creazione e l’uso di campanelle di bronzo era piuttosto frequente nel Rinascimento, quando venivano adoperate come strumenti per chiamare i servitori nelle case di nobili ed eruditi. Nella realizzazione di questo esemplare l’artista volle richiamare la cultura antiquaria del collezionismo di gemme incise, infatti, vi troviamo raffigurate diverse iconografie tratte proprio dalle preziose pietre dure incise in epoca greca o romana che raccoglievano i colti uomini del Rinascimento. Spicca, subito riconoscibile, il ratto del Palladio (una statuetta con poteri straordinari) da parte di Diomede.
Campanella con repliche di gemme antiche | Scultore veneto | 22SCS0108
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Negli anni quaranta del Cinquecento Michelangelo Buonarroti consegnò alla sua cara amica poetessa Vittoria Colonna un raffinato disegno con la Madonna accovacciata ai piedi della croce, mentre alza le braccia e gli occhi al cielo in segno di disperazione, e con il corpo esanime di Cristo adagiato sulle sue ginocchia, sorretto a fatica da due angeli senz’ali.
L’invenzione michelangiolesca ebbe grande fortuna e fu copiata, negli anni a seguire, in stampe, dipinti, sculture e soprattutto placchette. Questi rilievi metallici venivano spesso inseriti in elaborate cornici dotate di maniglie, che fungevano da osculatoria (o instrumenta pacis), oggetti che venivano baciati dai fedeli durante la liturgia. Proprio a causa dell’usura dovuta a questa tradizione religiosa, questo esemplare ha perso la doratura in corrispondenza del corpo di Cristo.
Pietà con due angeli | Scultore veneto; Michelangelo Buonarroti, Arezzo, 1475-Roma, 1564 | 06SP00221